Israele revoca cittadinanza a 2 palestinesi di Gerusalemme Est e li deporta a Gaza, Ong: "Applicazione piano 'Aurora', illegale"

Prima applicazione della legge del 2023: Israele revoca cittadinanza e residenza a due palestinesi di Gerusalemme Est e li deporta a Gaza, tra accuse di pulizia demografica e progetto di espansione territoriale

Israele ha revocato la sua cittadinanza a due palestinesi residenti a Gerusalemme Est, Mahmoud Ahmad al-Salhi e Mohammad Halasa. I due sarebbero accusati di aver compiuto in passato "attacchi armati" contro civili israeliani. Tel Aviv avrebbe quindi deciso di renderli apolidi e di deportarli a Gaza, dove le condizioni di vita sono insostenibili. Diversi analisti regionali e Ong hanno denunciato: "Questo è illegale, li hanno condannati a sofferenze indicibili, è la realizzazione del piano 'Aurora' di deportazione verso sud".

Israele revoca cittadinanza a 2 palestinesi di Gerusalemme Est e li deporta a Gaza, Ong: "Applicazione piano 'Aurora', illegale"

Per la prima volta Israele ha applicato la legge approvata nel 2023 che consente la revoca della cittadinanza o della residenza e la deportazione forzata, anche quando questa comporta la perdita di qualsiasi status giuridico. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha firmato gli ordini contro due palestinesi di Gerusalemme Est, Mahmoud Ahmad al-Salhi e Mohammad Halasa, aprendo un precedente che rischia di ridefinire in senso radicale il destino legale dei palestinesi della città occupata.

Secondo il governo israeliano, i due uomini avrebbero compiuto in passato attacchi armati contro civili israeliani. Al-Salhi, residente a Kafr Aqab, ha scontato 23 anni di carcere ed è stato rilasciato nel 2024. Nonostante fosse in possesso della cittadinanza israeliana, questa gli è stata revocata e la sua deportazione verso la Striscia di Gaza sarebbe imminente. Halasa, di Jabal al-Mukabber, sta invece scontando una condanna a 18 anni iniziata nel 2016. Titolare di una carta di residenza di Gerusalemme Est, verrà deportato a fine pena.

La legge del 2023 consente allo Stato di revocare cittadinanza e residenza anche se ciò rende la persona apolide, sostenendo che esista una “residenza alternativa” sotto l’Autorità Palestinese. In pratica, la norma colpisce esclusivamente palestinesi, mentre cittadini ebrei condannati per reati analoghi non sono soggetti alle stesse misure. Le espulsioni possono avvenire verso la Cisgiordania occupata o verso Gaza.

La scelta di Gaza come destinazione appare particolarmente significativa e pericolosa. La Striscia è devastata dal genocidio, sottoposta a blocco e priva di condizioni minime di sicurezza. Deportare forzatamente palestinesi da Gerusalemme verso Gaza significa esporli a un rischio diretto e, allo stesso tempo, contribuire a uno spostamento forzato della popolazione verso sud. Secondo diverse organizzazioni palestinesi, questa dinamica rientra nella logica del cosiddetto “piano Aurora”: concentrare i palestinesi in aree sempre più ristrette, per poi spingerli oltre confine, mentre Israele consolida il controllo territoriale e avanza il progetto di un “Greater Israel.

Netanyahu ha dichiarato che “molti altri seguiranno”, confermando l’intenzione di estendere la misura. L’organizzazione legale Adalah ha definito la decisione una “palese violazione del diritto internazionale”, denunciando l’uso della cittadinanza come strumento punitivo e l’istituzionalizzazione di due sistemi giuridici separati, fondati su una netta discriminazione etnica e nazionale.