Libano nel mirino di Israele, continuano i raid delle Idf: “A gennaio 87 attacchi aerei, record dalla firma del cessate il fuoco nel 2024"

Il sud del Libano è segnato da distruzioni diffuse, con intere località danneggiate e un tessuto agricolo messo a dura prova

Nel Libano continua incessantemente la campagna militare israeliana nonostante il cessate il fuoco in vigore dal novembre 2024. Solo a gennaio le Idf hanno condotto 87 raid aerei, il dato mensile più alto dall’accordo, mentre continuano le operazioni mirate contro "presunti esponenti" di Hezbollah e crescono le tensioni con la missione Onu Unifil lungo la Linea Blu. Tra gli attacchi mirati senza tregua, si inserisce anche la distruzione del territorio. L’uso ripetuto di munizioni incendiarie e sostanze chimiche compromette campi coltivati e foreste, una forma più blanda di ecocidio se confrontata alle terre palestinesi.

Libano nel mirino di Israele, continuano i raid delle Idf: “A gennaio 87 attacchi aerei, record dalla firma del cessate il fuoco nel 2024”

I numeri di gennaio raccontano un’escalation di raid e attacchi violenti che terrorizzano la popolazione. In base ai dati diffusi da Alma Research, nel mese appena concluso l’aeronautica israeliana ha effettuato 87 attacchi in territorio libanese, più del doppio rispetto ai 41 di dicembre 2025. La media sale così a quasi tre raid al giorno, il livello più alto dalla fine delle ostilità ufficiali sancita a novembre 2024. La maggior parte delle operazioni si è concentrata a nord del fiume Litani, area dove la presenza di Hezbollah è ritenuta più radicata. Qui si sono registrati 43 attacchi, di cui 38 contro presunte infrastrutture militari e cinque contro obiettivi individuali. Altri 31 raid hanno colpito la fascia a sud del fiume, mentre 13 operazioni sono state condotte nella valle della Beqaa, considerata la retrovia logistica del gruppo sciita.

Secondo le stime diffuse, a gennaio sono state uccise 21 persone indicate come combattenti, “20 di Hezbollah e una di Hamas”, quest’ultima nel villaggio di Braikeh, a nord del Litani. Dal cessate il fuoco in poi, il bilancio complessivo dei membri del Partito di Dio eliminati salirebbe a 252. L’ultima operazione, in ordine di tempo, ha colpito Ali al-Hadi Mustafa al-Haqqani, definito dalle forze israeliane “ufficiale di alto rango delle unità di difesa aerea dell’organizzazione terroristica Hezbollah”. Secondo il comunicato, “era stato recentemente coinvolto negli sforzi per ricostituire l’infrastruttura militare” del Partito di Dio ed è stato freddato domenica nell’area di Harouf, nel sud del Paese. È la seconda uccisione mirata registrata a febbraio in quella che viene descritta come una guerra a bassa intensità ma continua.

Alle operazioni militari si aggiungono nuove tensioni con le Nazioni Unite. La missione Unifil ha segnalato che domenica 1° febbraio le Idf hanno annunciato lo sgancio di una sostanza chimica nelle aree adiacenti alla Linea Blu. Questa potrebbe essere stata fosforo bianco, già utilizzata in passato dalle forze israeliane per attaccare una base Unifil o il porto di Beirut. L’Onu ha definito l’episodio “inaccettabile e contrario alla risoluzione 1701”, denunciando rischi per la salute dei civili, per le attività agricole e per la sicurezza dei peacekeeper, oltre a possibili effetti a lungo termine sul ritorno degli sfollati. Mentre Tel Aviv sostiene che gli attacchi mirano a impedire la riorganizzazione militare di Hezbollah, cresce la preoccupazione per una normalizzazione delle operazioni oltre confine, che rischia di creare ancora più instabilità. La paura dei libanesi è che questi attacchi rientrino in un piano più ampio legato all'accaparramento di terre anche nel sud del Libano per il grande piano "The Greater Irsael".