Usa-Iran, riconfermati i colloqui di venerdì 6 febbraio in Oman dopo pressing di Stati arabi, Rubio: "Non sono sicuro raggiungeremo accordi"

La Casa Bianca ha concesso una cauta apertura agli sforzi negoziali tra Washington e Teheran, dopo che l'Iran aveva posto condizioni specifiche alla realizzazione dei colloqui. Gli incontri avverranno domani a Muscat, sebbene tra le due delegazioni ci sia poco ottimismo

colloqui tra Iran e Stati Uniti, che fino a meno di 24 ore fa crollavano sotto i no della Casa Bianca alle richieste di Teheran sul luogo e la materia oggetto di discussione dei negoziati, hanno avuto ora un ultimo colpo di coda insperato: si faranno. A salvare in extremis le trattative tra i due Paesi è stato il pressing dei principali Stati Arabi che hanno convinto Trump a tornare a sedersi ai tavoli diplomatici ammonendo come "un attacco all'Iran potrebbe destabilizzare l'intero Medio Oriente".

Usa-Iran, riconfermati i colloqui di venerdì 6 febbraio in Oman dopo pressing di Stati arabi, Rubio: "Non sono sicuro raggiungeremo accordi"

Mentre Israele continua a premere per un attacco militare contro il Paese "roccaforte" della Resistenza Islamica, gli Stati Uniti hanno deciso di tornare a discutere con il regime iraniano di Khamenei onde evitare - su esplicita richiesta degli Stati arabi e soprattutto della Turchia -, lo scoppio di un'instabilità regionale di vaste proporzioni. Ieri, 4 Febbraio, i colloqui sembravano qualcosa di archiviato dopo che l'Iran aveva insistito affinché gli stessi non solo avvenissero in Oman, ma fossero bilaterali e limitati esclusivamente alla questione nucleare, archiviando cioè temi legati a missili balistici, forze armate e sicurezza regionale. La richiesta era stata inizialmente esaminata dagli Usa, quindi respinta, con il no (quasi) definitivo: "abbiamo detto che si fa così o niente, e loro hanno detto 'ok niente'" sarebbero le parole di un funzionario informato.

Ora però si intravede una cauta riapertura dopo il rifiuto della Casa Bianca a seguito della "mancata serietà" di Teheran. I colloqui sono stati riconfermati per domani, 6 Febbraio, con possibile spostamento logistico a Muscat (in Oman) per sessioni bilaterali segrete. Nonostante tutto, gli ottimismi dai corridoi americani vacillano: Trump ha fatto sapere alla Guida Suprema Khamenei che "dovrebbe essere molto preoccupato". "Sanno che stiamo negoziando - ha proseguito il tycoon ai microfoni dell'NBC -, ma sanno anche che non aspetterò per sempre. Quello che è successo l'anno scorso [il bombardamento ai siti nucleari, ndrè stato solo un assaggio. Se non vogliono un accordo equo, accadranno cose brutte, probabilmente cose molto brutte".

Anche il Segretario di Stato Marco Rubio ha scosso la testa: "Se gli iraniani vogliono incontrarsi, siamo pronti... Ma non sono sicuro che si possa raggiungere un accordo con questi ragazzi, ma cercheremo di scoprirlo". Poi, riferendosi a Trump: "Questo è un presidente che preferisce sempre una soluzione pacifica". Per Rubio, l'incontro diplomatico è auspicabile ma, precisa, dovranno essere comprese anche le trattative sul programma missilistico. L'Iran pure non sembra mostrare ottimismo sugli sviluppi delle prossime ore "a causa del comportamento contraddittorio di Washington", ha rivelato una fonte governativa di Teheran, citata dal quotidiano qatarino Al-Araby Al-Jadeed.

La situazione resta, in ogni caso, tesissima: "l'esito delle discussioni dipenderà dalla volontà degli Stati Uniti di allontanarsi dall'attuale approccio", giudicato "incoerente ed influenzato da pressioni esercitate da Israele sull'inviato Steve Witkoff durante la sua ultima visita" ha chiarito la fonte iraniana. E intanto, Israele continua a rappresentare un arma a doppio taglio per gli stessi Usa che, secondo quanto riferito da fonti locali, hanno esortato Tel Aviv a non sferrare attacchi preventivi contro l'Iran mentre sono in corso i negoziati.