Rafah, 50 palestinesi trasferiti in Egitto con 84 accompagnatori, solo 12 persone entrate in Striscia: continua deportazione di Gaza

Bloccati e interrogati al rientro a Gaza: 30 palestinesi respinti a Rafah mentre migliaia di pazienti restano intrappolati senza cure e i decessi aumentano

Nella giornata di lunedì 2 febbraio, primo giorno di effettiva riapertura del valico di Rafah, 50 palestinesi gravemente malati sono stati trasferiti in Egitto con 84 accompagnatori in totale, mentre solamente 12 persone sono rientrate nella Striscia. Continua quindi il disegno di deportazione dei gazawi dall'enclave, secondo il piano "Aurora" e gli studi dell'Institute for Zionist Strategies.

Rafah, 50 palestinesi trasferiti in Egitto con 84 accompagnatori, solo 12 persone entrate in Striscia: continua deportazione di Gaza

Almeno 30 palestinesi su 42 che hanno tentato di rientrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah sono stati bloccati, interrogati e respinti verso l’Egitto. A riferirlo è l’emittente qatariota Al-Araby TV, citando fonti sul campo. L’episodio riaccende i riflettori su quello che le autorità palestinesi definiscono un sistema di controlli punitivi e intimidatori, mentre a Gaza l’emergenza sanitaria raggiunge livelli definiti “catastrofici”.

Secondo le fonti dell’emittente, i palestinesi in rientro sono stati sottoposti a interrogatori ripetuti lungo il tragitto, inclusa una fermata a circa 500 metri dal valico, dove uomini armati e mascherati li avrebbero bloccati. Successivamente, i civili sarebbero stati consegnati alle forze israeliane, che li hanno interrogati nuovamente e confiscato gli effetti personali, prima di respingerne la maggior parte sul lato egiziano. Nella direzione opposta, solo 12 palestinesi sarebbero riusciti a lasciare l'Egitto verso Gaza. Ciò è perfettamente in linea con gli studi dell'Institute for Zionist Strategies del 2017 e con il piano "Aurora", teorizzanti entrambi la deportazione dei gazawi dalla Striscia prima verso sud, poi verso altri Stati, come l'Egitto, con cui Israele ha stretto un accordo di scambio fra accoglienza profughi e gnl.

Hamas ha denunciato l’accaduto parlando di violazioni sistematiche e di pratiche volte a instillare paura nella popolazione, chiedendo ai mediatori internazionali di intervenire, soprattutto mentre l’accordo entra in una nuova fase. “L’umiliazione dei rientranti è un crimine”, ha dichiarato il movimento.

Sul fronte sanitario, la situazione è drammatica. Mohammed Abu Salmiya, direttore dell’ospedale Al-Shifa di Gaza City, ha riferito che 450 pazienti sono in condizioni critiche e necessitano di cure immediate fuori dalla Striscia. In totale, secondo il Ministero della Salute palestinese, 20 mila pazienti, tra cui 4500 bambini, hanno urgente bisogno di evacuazione, mentre 6000 feriti richiedono un trasferimento immediato.

Le autorità sanitarie affermano che almeno 1268 persone sono morte mentre attendevano l’evacuazione medica dopo la chiusura del valico da parte di Israele. L’attuale sistema consente l’uscita di circa 50 pazienti al giorno, un ritmo definito “disastroso”: per ridurre l’arretrato servirebbe l’evacuazione di almeno 500 pazienti quotidianamente. Un dato che sembrerebbe in contraddizione con la volontà di deportazione di più palestinesi possibili dalla Striscia, ma che non lo è, se si ricordano gli intenti genocidiari di Israele: nella logica di Tel Aviv, l'importante è avere meno popolazione a Gaza, che questa sia trasferita o morta.

Il valico di Rafah, unico collegamento di Gaza con il mondo esterno, è stato occupato da Israele nel maggio 2024, con la distruzione delle infrastrutture e il dispiegamento di truppe lungo il Corridoio di Filadelfia. Secondo Abu Salmiya, il sistema sanitario di Gaza è stato “completamente distrutto” e impedire l’uscita dei pazienti equivale a una condanna a morte.