Lukoil, gruppo russo firma accordo con società Usa Carlyle per vendita asset esteri dal valore di $22mld, no comment dal Cremlino

Nel pacchetto destinato a Carlyle rientrano asset che vanno dall’Iraq al Messico, oltre a infrastrutture downstream in Romania e Bulgaria e alla catena di stazioni di servizio Teboil. Restano invece esclusi gli asset in Kazakistan, compresi i giacimenti di Karachaganak e Tengiz e la partecipazione nel Caspian Pipeline Consortium, snodo chiave per l’export del greggio kazako verso il porto russo di Novorossiysk

Il gruppo petrolifero russo di Lukoil ha annunciato di aver firmato un accordo con la società statunitense Carlyle Group per la vendita della maggior parte dei propri asset esteri, per un valore complessivo stimato in circa 22 miliardi di dollari. Dal perimetro dell’operazione restano esclusi gli asset in Kazakistan, mentre l’intesa non è stata commentata dal Cremlino.

Lukoil, gruppo russo firma accordo con società Usa Carlyle per vendita asset esteri dal valore di $22mld, no comment dal Cremlino

Lukoil ha annunciato oggi di aver firmato un accordo per la vendita della maggior parte dei suoi asset esteri, per un valore complessivo di circa 22 miliardi di dollari, alla società di private equity statunitense Carlyle Group. Il perimetro dell’operazione include un portafoglio globale di giacimenti di petrolio e gas, reti di distribuzione e due raffinerie nell’Europa orientale, mentre il valore della transazione non è stato reso pubblico.

Nel pacchetto destinato a Carlyle rientrano asset che vanno dall’Iraq al Messico, oltre a infrastrutture downstream in Romania e Bulgaria e alla catena di stazioni di servizio Teboil. Restano invece esclusi gli asset in Kazakistan, compresi i giacimenti di Karachaganak e Tengiz e la partecipazione nel Caspian Pipeline Consortium, snodo chiave per l’export del greggio kazako verso il porto russo di Novorossiysk.

Lukoil ha tuttavia sottolineato che, per diventare effettivo, l’accordo con Carlyle rimane soggetto a una serie di condizioni, compresa l’autorizzazione dell’ufficio del Dipartimento del Tesoro americano per il controllo degli asset stranieri (OFAC), l’organismo che monitora l’applicazione delle sanzioni. Pertanto, il gruppo russo “continua i negoziati con altri potenziali acquirenti”, fa sapere in una nota Lukoil.

L’accordo non è stato commentato da Mosca, poiché si tratta di una questione aziendale, ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “La cosa principale per noi è che gli interessi della società russa siano garantiti e rispettati”, ha detto Peskov ai giornalisti.

In passato era stata Gunvor, azienda ginevrina di commercio di materie prime, a tentare l’acquisizione. Lo scorso novembre aveva però ritirato la sua offerta in seguito alle critiche espresse dal Dipartimento delle finanze degli Stati Uniti.

Quest’ultimo aveva accusato sul social network X l’impresa svizzera di essere “una marionetta del Cremlino” e che non avrebbe ricevuto una licenza commerciale finché Vladimir Putin proseguirà la guerra in Ucraina. L’azienda aveva da parte sua respinto questa versione, definendola “fondamentalmente falsa e infondata”.

Secondo il quotidiano russo Izvestia, era stata presentata un’offerta intorno ai 10 miliardi di dollari per rilevare la rete di stazioni di servizio in 20 Paesi.

Lo scorso dicembre gli Stati Uniti avevano poi allentato alcune sanzioni nei confronti di Lukoil, in modo da consentire alle stazioni di servizio situate al di fuori della Russia di continuare a operare.