Iran risponde a Usa: "Se attaccati, risponderemo più forte che mai, America si ricordi dei $7T e 7000 morti in Iraq e Afghanistan"
L’Iran risponde alle minacce Usa: dialogo possibile solo con rispetto reciproco, ma se provocato si difenderà “come mai prima d’ora”
L'Iran non ha aspettato a rispondere alle minacce del presidente statunitense Donald Trump: "Se verremo attaccati, risponderemo subito con una forza mai vista". Poi ha ricordato: "L'ultima volta che l'America si è messa in mezzo alle guerre in Iraq e in Afghanistan, ha perso 7 trilioni di dollari e 7000 vite".
Iran risponde a Usa: "Se attaccati, risponderemo più forte che mai, America si ricordi dei $7T e 7000 morti in Iraq e Afghanistan"
La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a livelli critici, dopo le ultime dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e la pronta risposta della missione di Teheran all’Onu. Trump, in un post su Truth Social, ha annunciato l’invio di una “massiccia armata” verso l’Iran e ha esortato il Paese a sedersi rapidamente al tavolo delle trattative per negoziare un accordo sul nucleare. Il presidente Usa ha ribadito che “il tempo stringe” e ha avvertito che il “prossimo attacco” sarebbe molto più grave di quello compiuto a giugno 2025.
La replica iraniana non si è fatta attendere. La delegazione di Teheran alle Nazioni Unite ha diffuso un messaggio di ferma condanna, sottolineando che l’Iran è pronto al dialogo “basato sul rispetto reciproco e sugli interessi comuni”. Tuttavia, ha chiarito con forza che “se spinto, si difenderà e risponderà come mai prima d'ora”. La missione ha ricordato inoltre i costi delle guerre americane in Afghanistan e Iraq, con oltre 7000 vite perse e 7 trilioni di dollari sprecati, sottolineando i rischi di una nuova escalation.
La risposta di Teheran arriva in un momento delicato per il Paese, segnato da proteste interne che da settimane scuotono le principali città iraniane, infiltrate da agenti di CIA e Mossad. I manifestanti denunciano il peggioramento delle condizioni economiche e chiedono riforme politiche, aumentando la pressione sul governo di guida religiosa. Nonostante ciò, l’Iran mantiene una linea chiara: il dialogo è possibile solo in condizioni di rispetto reciproco e senza coercizioni militari.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato di non aver avuto contatti recenti con l’inviato speciale americano Steve Witkoff e di non aver richiesto negoziati. La situazione resta quindi estremamente fragile: da un lato la minaccia di Trump di un attacco militare più severo, dall’altro la ferma posizione di Teheran, pronta a difendersi “come mai prima d’ora”. Gli osservatori internazionali evidenziano che qualsiasi passo falso potrebbe innescare una crisi regionale dalle conseguenze imprevedibili, rendendo il dialogo una via stretta ma necessaria per evitare conflitti aperti.