Usa, ICE utilizza app creata da Palantir per scovare gli immigrati aggirando la legge sulle intercettazioni, come anticipato dal GdI
Il software incrocia informazioni governative con dati di natura commerciale, segnali GPS, cronologie di navigazione e informazioni raccolte dai lettori automatici di targhe, consentendo di ricostruire abitudini, spostamenti e reti di contatto delle persone
Negli Stati Uniti l’agenzia federale ICE utilizza un’applicazione sviluppata da Palantir per individuare e localizzare gli immigrati irregolari, sfruttando l’incrocio massivo di dati sanitari e digitali e aggirando di fatto la normativa sulle intercettazioni e sul controllo giudiziario. Il sistema consente una sorveglianza capillare, casa per casa, trasformando informazioni nate per finalità mediche e amministrative in strumenti operativi di polizia. Una strategia che conferma nuovamente quanto anticipato dal GdI e che solleva forti preoccupazioni sul piano dei diritti civili e della tutela della privacy.
Usa, ICE usa app creata da Palantir per scovare gli immigrati aggirando la legge sulle intercettazioni, come anticipato dal GdI
La tecnologia al centro del dibattito si chiama Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement, in acronimo ELITE. L’applicazione è stata sviluppata da Palantir, società fondata da Peter Thiel. Questa app, assieme a Maven e Dataminr opera nel centro militare Usa in Israele. In questo contesto, lo scopo è quello di controllare sempre di più i palestinesi, costretti a vivere in veri e propri campi di concentramento in via di costruzione o a essere deportati in altri Paesi.
Il sistema attinge anche ai database del Dipartimento della Salute, compresi quelli legati ai programmi di assistenza sanitaria per le fasce più fragili della popolazione, per individuare nuclei familiari e singole persone potenzialmente prive di permesso di soggiorno che il governo vuole estradare. ELITE non si limita a generare elenchi di nominativi. I dati vengono proiettati su mappe digitali dinamiche che mostrano la distribuzione geografica dei potenziali obiettivi in tempo reale. Ogni indirizzo riceve un punteggio da 0 a 100 che indica la probabilità statistica che la persona ricercata si trovi effettivamente in quel luogo, permettendo così di pianificare operazioni su larga scala con un alto livello di precisione.
Il software incrocia informazioni governative, con dati di natura commerciale, segnali GPS, cronologie di navigazione e informazioni raccolte dai lettori automatici di targhe. Questo mosaico di dati consente di ricostruire abitudini, spostamenti e reti di contatto, generando una mappatura geospaziale estremamente dettagliata. L’aspetto più problematico è l’uso di informazioni sensibili raccolte per finalità mediche e sociali in un contesto repressivo di sorveglianza di massa.
Il meccanismo sfrutta due principali fonti per quanto riguarda i dati di natura commeciale. La prima sono i dati raccolti dalle app mobili, che integrano sistemi di tracciamento inseriti nei kit di sviluppo e utilizzati normalmente per finalità pubblicitarie. La seconda è il sistema della pubblicità online, che assegna a ogni dispositivo un identificativo univoco utilizzato per il cosiddetto marketing mirato. Questi identificativi, incrociati con altre banche dati pubbliche, permettono di risalire con relativa facilità all’identità del proprietario del telefono. In questo modo viene aggirato il principio stabilito dalla Corte Suprema secondo cui il tracciamento deve essere autorizzato da un giudice, perché la localizzazione non avviene tramite le celle telefoniche degli operatori, ma attraverso flussi di dati commerciali.
L’integrazione dei grandi archivi di dati federali è iniziata negli Stati Uniti dopo il 2001, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la cooperazione tra le agenzie di sicurezza. Oggi, per via dell’intelligenza artificiale, questa integrazione ha assunto una dimensione predittiva, capace di anticipare comportamenti e spostamenti. Le organizzazioni per i diritti civili denunciano che questo approccio che rappresenta un pericolo per la privacy dei cittadini. Secondo la Electronic Frontier Foundation, si tratta di un modello che rischia di comprimere in modo strutturale il diritto alla privacy e alla libertà personale, riportando in auge logiche di controllo totale già contestate in passato. Nelle parole della direttrice Cindy Cohn, "Sebbene presentato con il linguaggio rassicurante dell'eliminazione dei silos di dati governativi, questo piano calpesta la vostra privacy e sicurezza ed è un ritorno a progetti di sorveglianza che l'opinione pubblica aveva già respinto".