Nuova Zelanda, uomo maori "sionista" sventola bandiera israeliana durante manifestazione, ma ha un tatuaggio di una svastica sulla gamba
Virale l’immagine di un uomo con tatuaggi māori e una svastica che manifesta con la bandiera israeliana: chi è e perché il caso divide la Nuova Zelanda
Dopo diversi mesi di proteste pro-Palestina in tutto il mondo, di stranezze se ne sono viste. Fra queste, una foto diventata virale sui social, che ritrae un uomo durante una manifestazione in Nuova Zelanda, sventolante una bandiera israeliana. Con il volto pieno di tatuaggi maori, denotante le sue origini, il ragazzo rende note le sue posizioni sioniste, ma con un particolare particolarmente stridente: un tatuaggio a forma di svastica sulla gamba.
Nuova Zelanda, uomo maori "sionista" sventola bandiera israeliana durante manifestazione, ma ha un tatuaggio di una svastica sulla gamba
Un’immagine, più di molte analisi, racconta le contraddizioni del presente. In Nuova Zelanda sta facendo discutere la presenza, durante una manifestazione pubblica, di un uomo con tatuaggi maori sul volto, una svastica tatuata sulla gamba e una bandiera israeliana tra le mani. La scena, immortalata e rilanciata sui social, ha rapidamente acceso un dibattito politico, culturale e identitario che va ben oltre l’episodio in sé.
Secondo quanto riferito da attivisti e osservatori locali, l’uomo sarebbe un cittadino neozelandese, ex membro della Mongrel Mob – una delle gang più note del Paese – che in seguito avrebbe abbandonato la criminalità per convertirsi al cristianesimo evangelico. Oggi sarebbe legato a gruppi come MAN UP e Destiny Church, il movimento religioso fondato dal controverso predicatore Brian Tamaki, figura centrale dell’ultraconservatorismo cristiano in Aotearoa New Zealand.
La sua presenza alla manifestazione, organizzata da gruppi maori cristiani con posizioni apertamente anti-musulmane, ha colpito per il forte cortocircuito simbolico: un uomo con una svastica – emblema del nazismo e dell’antisemitismo – che si dichiara sostenitore di Israele e partecipa a una protesta contro i musulmani. Un paradosso che molti hanno letto come il segno di un’estrema confusione ideologica, alimentata da narrazioni polarizzanti e da una lettura semplificata dei conflitti globali.
Secondo chi lo contesta, gruppi come MAN UP e Destiny Church proietterebbero su temi internazionali, come la guerra in Medio Oriente, una visione rigidamente identitaria e moralistica, utilizzandoli come strumento di mobilitazione interna. Non è la prima volta che questi movimenti finiscono al centro delle polemiche: in passato hanno organizzato contro-manifestazioni a eventi pro-palestinesi e a favore dei diritti delle minoranze, attirando accuse di intolleranza e radicalizzazione.
Per molti osservatori maori, l’episodio rappresenta anche una ferita simbolica: l’uso di segni culturali tradizionali intrecciati a simboli di odio globale viene visto come il risultato di un processo di “colonizzazione mentale”, in cui identità indigene vengono piegate a ideologie importate.
In un Paese che ha fatto del multiculturalismo un pilastro della propria convivenza civile, quell’uomo con tatuaggi sul volto e una bandiera israeliana in mano è diventato, nel bene e nel male, il simbolo di un mondo sempre più frammentato, dove i simboli perdono significato e le contraddizioni esplodono in piazza.