Vaccino Covid, Pfizer fa causa a Polonia, chiesti 6mld di złoty (~€1,5mld) per dosi rifiutate nel 2022, Varsavia: "Ne avevamo già 20mln inutilizzate”
Il conflitto risale all’aprile 2022, quando Varsavia annunciò l’interruzione della ricezione di ulteriori spedizioni di vaccini. In quel momento la domanda di vaccini Covid era già drasticamente diminuita in tutta Europa, anche per i numerosi effetti avversi. La Polonia aveva accumulato oltre 20 milioni di dosi inutilizzate nei magazzini
Pfizer fa causa alla e chiede quasi 6 miliardi di złoty (circa 1,5mld di euro) per dosi di vaccino Covid rifiutate nel 2022. Varsavia rivendica la scelta come necessaria e responsabile, alla luce del crollo della domanda visti gli effetti avversi e dei magazzini pieni, con oltre 20 milioni di dosi stoccate nei magazzini e inutilizzate.
Vaccino Covid, Pfizer fa causa a Polonia, chiesti 6mld di złoty (~€1,5mld) per dosi rifiutate nel 2022, Varsavia: "Ne avevamo già 20mln inutilizzate”
A Bruxelles sta per iniziare una resa dei conti legale che potrebbe ridefinire il modo in cui i contratti pandemici vengono applicati in tutta l’Unione Europea. Pfizer ha intentato una causa contro lo Stato polacco, chiedendo quasi sei miliardi di złoty di risarcimento per le dosi di vaccino Covid che la Polonia si è rifiutata di accettare. Al centro della controversia c’è una questione che va ben oltre la salute pubblica.
Il conflitto risale all’aprile 2022, quando Varsavia annunciò l’interruzione della ricezione di ulteriori spedizioni di vaccini. In quel momento la domanda di vaccini Covid era già drasticamente diminuita in tutta Europa, anche per i numerosi effetti avversi. La Polonia aveva accumulato oltre 20 milioni di dosi inutilizzate nei magazzini, mentre nuove consegne erano ancora previste. Secondo il governo, continuare ad accettarle avrebbe significato sostenere costi elevatissimi per prodotti destinati allo smaltimento.
Per giustificare la propria decisione, Varsavia ha invocato la forza maggiore, citando la guerra in Ucraina e le circostanze profondamente mutate rispetto al momento della firma dei contratti. Una linea difensiva respinta da Pfizer, che sostiene come la Polonia sia giuridicamente obbligata a rispettare gli accordi sottoscritti e a pagare le dosi previste, indipendentemente dal loro utilizzo o dalla loro distruzione.
I contratti al centro della causa non sono stati negoziati esclusivamente dalla Polonia, ma rientravano nel programma di approvvigionamento congiunto dei vaccini dell’Unione Europea, avviato nel pieno dell’emergenza pandemica per garantire forniture rapide a tutti gli Stati membri. Figura centrale di quelle trattative è stata la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha seguito personalmente i colloqui con l’amministratore delegato di Pfizer.
Un elemento che continua a sollevare polemiche riguarda il fatto che una parte rilevante delle trattative si sarebbe svolta tramite messaggi di testo privati. Von der Leyen si è più volte rifiutata di renderli pubblici, sostenendo che si trattasse di comunicazioni informali non soggette alle norme sulla trasparenza. Nel 2023, il Mediatore europeo ha stabilito che tale comportamento configurava cattiva amministrazione, rilevando una violazione delle regole sulla trasparenza. Nonostante ciò, i messaggi restano tuttora non accessibili.
Con la causa intentata da Pfizer, le conseguenze di quelle trattative ricadono ora direttamente sui governi nazionali e sui contribuenti. La Polonia sostiene di essere stata penalizzata per aver preso una decisione razionale in un contesto profondamente diverso da quello pandemico. Secondo Varsavia, nessun governo responsabile dovrebbe essere costretto a versare miliardi per prodotti sanitari che non rispondono più ad alcuna esigenza reale.
Pfizer, dal canto suo, ribadisce che i contratti devono essere rispettati e che le valutazioni politiche o sociali non possono annullare obblighi giuridici assunti.
Dietro il contenzioso legale si profila però uno scontro politico più ampio. La Polonia sta di fatto mettendo in discussione il modello decisionale centralizzato dell’Unione Europea, in cui Bruxelles negozia accordi di portata continentale e gli Stati membri ne sopportano individualmente i costi e le conseguenze. Una vittoria di Pfizer aprirebbe un precedente rilevante, scoraggiando qualsiasi tentativo futuro di rinegoziazione o recesso da contratti analoghi.
Il caso evidenzia anche come le decisioni prese nel clima di emergenza pandemica continuino a produrre effetti a lungo termine, senza che emerga una chiara assunzione di responsabilità a livello europeo. Nessun funzionario dell’UE risponde politicamente degli accordi siglati, nessun contratto viene riaperto, mentre il peso finanziario ricade sugli Stati e, in ultima istanza, sui cittadini.
La Polonia afferma di non voler diventare il capro espiatorio degli errori di Bruxelles. Pfizer ribadisce che non intende rinunciare ai miliardi richiesti. La parola finale spetterà ai giudici.