"Israele vuole convincere Usa ad attaccare Iran": continuano spostamenti caccia in Medio Oriente, Tel Aviv pronta a "guerra a sorpresa" - RETROSCENA
Rafforzamenti Usa e riarmo israeliano alimentano la tensione: secondo Teheran è Israele a spingere Trump verso l’attacco, mentre Washington valuta ancora la via dell’accordo politico
Secondo fonti del deepstate e segnali sul campo, l'attacco all'Iran da parte statunitense sembra sfumato. Se non fosse per Israele, che starebbe spingendo il presidente americano Donald Trump a intervenire militarmente su Teheran. Il tycoon non ha mai escluso la possibilità di un raid, anzi, anche ieri ha sottolineato che in caso di uccisioni in Iran, "il Paese sarebbe spazzato via" da un'operazione Usa. Ciò che sta tenendo imbrigliato The Donald, oltre ai Paesi arabi del Golfo, sarebbe un accordo diplomatico e politico con Teheran, nel quale vengono richieste limitazioni nel programma nucleare e missilistico dello Stato.
Nonostante ciò, continuano gli spostamenti di navi da guerra, caccia, jet e tanker da molte basi Usa verso il Medio Oriente, mentre Tel Aviv si è detta "pronta ad affrontare una guerra a sorpresa", se questa fosse realmente in grado di "eliminare la minaccia iraniana".
"Israele vuole convincere Usa ad attaccare Iran": continuano spostamenti caccia in Medio Oriente, Tel Aviv pronta a "guerra a sorpresa" - RETROSCENA
Negli ultimi giorni un intenso movimento di uomini e mezzi militari statunitensi verso il Medio Oriente ha riacceso i timori di una nuova escalation regionale. Almeno quattro aerei da trasporto strategico C-17A dell’USAF sono decollati dalle basi di RAF Lakenheath e Diego Garcia in direzione della base giordana di Muwaffaq Salti, mentre un quinto velivolo è partito da Ramstein. Secondo diversi osservatori militari, il ponte aereo sarebbe collegato al rafforzamento dello schieramento di F-15E Strike Eagle assegnati alla 494th Expeditionary Fighter Squadron, confermato ufficialmente anche dal CENTCOM.
Parallelamente, Israele sta accelerando il proprio riarmo. Solo nelle ultime ore sono atterrati a Nevatim tre nuovi F-35 consegnati da Lockheed Martin, che si aggiungono a una flotta già superiore alle quaranta unità. Fonti dei media israeliani riferiscono inoltre dell’arrivo di ulteriori assetti stealth dagli Stati Uniti e del dispiegamento di caccia americani in Giordania, nel quadro di una postura militare sempre più avanzata ai confini dell’Iran.
Secondo la lettura fornita da ambienti vicini a Teheran, questi movimenti non indicano tanto una volontà statunitense di aprire un nuovo fronte, quanto la crescente pressione israeliana su Washington per colpire l’Iran in modo diretto e definitivo. Le dichiarazioni del capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir, che ha parlato di una “capacità offensiva senza precedenti” e di preparativi per una possibile guerra a sorpresa, rafforzano l’idea che Tel Aviv consideri questo il momento per eliminare quella che definisce la “minaccia iraniana”.
In questo contesto si inseriscono anche le rivelazioni della stampa israeliana secondo cui funzionari di Tel Aviv avrebbero rassicurato gli Stati Uniti sulla capacità di assorbire persino un attacco con centinaia di missili balistici iraniani, qualora ciò portasse al collasso del sistema politico di Teheran. Una valutazione giudicata azzardata da diversi analisti militari, che ricordano come l’Iran abbia rapidamente ricostituito il proprio arsenale dopo la guerra di 12 giorni del 2025 e come la sua dottrina sia ormai orientata a salve massive (ossia il lancio simultaneo di un numero molto elevato di missili o razzi contro un obiettivo) in grado di saturare qualsiasi difesa.
Washington, tuttavia, appare più prudente. Il presidente Donald Trump ha sì lanciato avvertimenti durissimi all’Iran, arrivando a minacciare conseguenze devastanti in caso di attacchi contro interessi statunitensi, ma allo stesso tempo non sembra convinto di un’azione militare immediata. Secondo quanto riportato anche da fonti italiane, sarebbe sul tavolo una proposta statunitense di accordo che prevede una riduzione del programma nucleare e di alcune capacità militari iraniane in cambio di una de-escalation. Teheran non ha ancora sciolto le riserve.
Dal punto di vista del governo iraniano, dunque, il quadro è chiaro: Israele spinge per la guerra, temendo di perdere una finestra strategica e cercando di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto diretto. L’Iran, al contrario, rivendica il diritto alla difesa e valuta se una soluzione negoziata possa garantire stabilità regionale senza cedere alla logica dello scontro totale che altri sembrano voler imporre.