Iran, sul tavolo di Usa e Israele piano per uccidere Khamenei e rovesciare regime, CIA e Mossad valutano cyberattacchi contro Teheran

Nel questo contesto di forte instabilità dovuto dalle proteste a Teheran, gli Stati Uniti, in particolare la CIA, con il supporto del Mossad, starebbero preparando possibili attacchi informatici contro l’Iran e "decapitare" il governo di Khamenei

È molto probabile che gli Stati Uniti siano pronti a colpire l’Iran, non solo con raid militari ma anche con operazioni più ampie e mirate, come già anticipato dal Giornale d’Italia. Secondo il ricercatore di Yale Arash Azizi, sul tavolo di Washington e Tel Aviv ci sarebbe un piano per uccidere la Guida suprema Ali Khamenei e rovesciare il regime. Intanto gli Stati Uniti, attraverso la CIA e con il supporto del Mossad, starebbero valutando cyberattacchi contro Teheran in risposta alla repressione delle proteste antigovernative, scaturite dopo che Trump e Netanyahu hanno ammesso le proprie mire sullo stato islamico.

Iran, sul tavolo di Usa e Israele piano per uccidere Khamenei e rovesciare regime, CIA e Mossad valutano cyberattacchi contro Teheran

È “molto probabile” che gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran. “Trump non bluffa e sta valutando opzioni. Non solo raid. Fonti iraniane affidabili mi hanno detto che sul suo tavolo e quello di Netanyahu ci sarebbe anche un piano per uccidere Khamenei. Lo ritengo credibile, in questa fase. Ma Khamenei potrebbe anche fare la fine di Ceausescu in Romania nel 1989, ucciso da membri del suo stesso partito”.

A dirlo è Arash Azizi, ricercatore a Yale e una delle voci più note della diaspora iraniana di sinistra. Secondo lo storico, “la Repubblica islamica per come la conosciamo è finita. È lampante. Qualunque cosa accadrà nei prossimi giorni, qualunque sarà l'esito della mobilitazione, è certo che la struttura di potere del regime cambierà”. Una trasformazione che, tuttavia, non garantisce automaticamente una vittoria delle piazze: “le rivoluzioni sono imprevedibili, ma non è detto che i manifestanti vinceranno vista la mancanza di una rete organizzata e di una leadership per la transizione. Magari avverrà un cambio di regime interno, ma lo status quo non può durare”.

Azizi osserva come, dopo la cosiddetta guerra dei 12 giorni, il regime abbia sprecato una possibile occasione di rilancio: “ha perso l'opportunità di rifondare il suo consenso dopo essere sopravvissuto alla guerra. Khamenei avrebbe potuto cercare di pacificare la società. Invece è rimasto com'era, l'unica concessione è stata smettere di imporre con la forza l'obbligo dell'hijab”.

Sul futuro dell’Iran, soprattutto in caso di un attacco esterno, lo scenario resta incerto e potenzialmente drammatico. “Lo scenario migliore è la transizione democratica e quello peggiore la disintegrazione del Paese e la guerra civile su basi etniche”, avverte il ricercatore. Anche l’opposizione appare frammentata: “la sinistra iraniana è divisa in rivoli, incapace di unità. Reza Pahlavi è di fatto l'unico front runner, ma solo perché gli altri non riescono a organizzarsi. Il movimento di Pahlavi è formato da persone con idee di estrema destra, revanscisti che odiano gli altri gruppi di opposizione”.

“La realtà – conclude – è che le figure di opposizione più forti sono in prigione in Iran, come Narges Mohammadi”.

In questo contesto di forte instabilità, gli Stati Uniti, in particolare la CIA, con il supporto del Mossad, starebbero preparando possibili attacchi informatici contro l’Iran. Secondo funzionari statunitensi, inoltre, sarebbero già in corso operazioni cyber mirate a colpire la leadership iraniana, come risposta diretta alla repressione violenta delle manifestazioni antigovernative.