"Israele prepara nuova offensiva su Gaza a marzo per spostare linea gialla a ovest ma servirà ok di Trump", le indiscrezioni dei funzionari
Piani israeliani per una nuova offensiva su Gaza City da marzo: Washington decisiva, cessate il fuoco fragile e timori di una militarizzazione permanente della Striscia
Secondo funzionari arabi e israeliani, Israele starebbe preparando una nuova grande offensiva da lanciare a Gaza, soprattutto nel nord della Striscia, a marzo. L'obiettivo sarebbe quello di spostare la cosiddetta linea gialla verso ovest, allargando quindi i confini del territorio controllato da Tel Aviv. Per fare ciò, però, andando contro agli accordi per il "cessate il fuoco" del 10 ottobre 2025, sarà necessario che gli Stati Uniti diano il loro beneplacito. Come anticipato da Il Giornale d'Italia, continua sia la militarizzazione della Striscia, sia l'espansione da parte israeliana verso dal nord verso il sud dell'enclave, seguendo i progetti del "piano Aurora", sia quelli dell'Institute for Zionist Strategies, che ricalcano il disegno del "Greater Israel".
"Israele prepara nuova offensiva su Gaza a marzo per spostare linea gialla a ovest ma servirà ok di Trump", le indiscrezioni dei funzionari
L’esercito israeliano ha predisposto piani per lanciare una nuova offensiva militare intensiva nella Striscia di Gaza a partire dal mese di marzo. A rivelarlo è il Times of Israel, che cita un funzionario israeliano e un diplomatico arabo, secondo i quali l’operazione sarebbe concentrata su Gaza City e mirerebbe a spostare verso ovest, in direzione della costa, la cosiddetta “linea gialla”, ovvero la linea di demarcazione del "cessate il fuoco". L’obiettivo dichiarato sarebbe l’espansione dell’area sotto controllo israeliano all’interno dell’enclave.
Secondo le fonti diplomatiche, tuttavia, l’operazione non potrà essere avviata senza il via libera degli Stati Uniti, che stanno ancora cercando di trasformare il fragile cessate il fuoco raggiunto a ottobre in una seconda fase negoziale, comprendente il disarmo di Hamas. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe formalmente accettato di cooperare con Washington, ma resterebbe scettico sulla reale possibilità di smantellare l’arsenale del movimento islamista attraverso la sola diplomazia, motivo per cui avrebbe dato indicazione alle Forze di difesa israeliane di preparare piani alternativi.
Il Times of Israel ricorda che, all’entrata in vigore del "cessate il fuoco", le truppe israeliane si erano ritirate lungo la linea gialla, mantenendo comunque il controllo di circa il 53% della Striscia. L’operazione pianificata per marzo aumenterebbe ulteriormente questa percentuale. Alcuni dettagli erano già stati anticipati dal Wall Street Journal, che ha parlato di possibili strategie variabili: da una presa rapida di Gaza City per forzare la resa di Hamas, a un’occupazione graduale e sistematica dell’intera enclave.
La militarizzazione permanente della Striscia e il piano "Greater Israel" - come anticipato da Il Giornale d'Italia
Il Giornale d’Italia ha anticipato come, anche dopo il "cessate il fuoco", la Striscia sarebbe stata sottoposta a una continua militarizzazione, con demolizioni mirate e una riorganizzazione territoriale di fatto. Tali dinamiche si inserirebbero nel più ampio “piano Aurora”, un progetto strategico di lungo periodo volto a ridefinire il controllo di Gaza, con la conquista di tutto l'enclave da parte israeliana, da nord arrivando fino al sud, con la deportazione dei palestinesi prima verso sud, poi verso altri Stati. Ciò emergerebbe da un documento dell’Institute for Zionist Strategies nel 2017, che analizza la fase post-bellica come un’opportunità per consolidare nuove realtà sul terreno, che porterebbero all'annessione non solo di Gaza, ma anche di territori siriani, libanesi ed egiziani, per giungere al compimento piano del 1982 "Greater Israel".