Groenlandia, valore strategico complessivo dell’isola di circa $3 bilioni, intorno al 9% del Pil Usa e 7% del debito pubblico ($38 bilioni)
Per il think tank di centro-destra American Action Forum, il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia porterebbe quello d'acquisto a 200 miliardi di dollari, ma il suo valore strategico nel Nord Atlantico lo farebbe salire fino a 3 bilioni
Il valore complessivo della Groenlandia, se si mettono insieme risorse naturali, potenziale economico e peso geopolitico, arriverebbe a sfiorare i 3 bilioni di dollari. Una cifra pari a circa il 9% del Pil degli Stati Uniti e al 7% del loro debito pubblico, stimato in 38 bilioni. Per Trump, non si tratta di un territorio remoto e poco popolato, ma di un asset strategico che incrocia sicurezza nazionale, competizione globale e controllo delle materie prime critiche.
Groenlandia, valore strategico complessivo dell’isola di circa $3 bilioni, intorno al 9% del Pil Usa e 7% del suo debito pubblico ($38 bilioni)
Secondo i dati della Banca Mondiale, il Pil della Groenlandia si aggira intorno ai 3,3 miliardi di dollari. Questo non significa però che questo sarebbe il suo prezzo “immobiliare”. Lo scorso aprile, quando già Trump aveva ricominciato a parlarne, l'immobiliarista ed ex economista della Fed David Baker calcolava che la Groenlandia potrebbe valere tra i 12,5 miliardi e i 77 miliardi di dollari. Se alla stima si aggiunge il valore delle riserve di minerali – soprattutto rame e litio, utilizzati nella produzione di batterie e veicoli elettrici – la valutazione dell'isola potrebbe arrivare a 1,1 trilioni di dollari, secondo le stime del Financial Times.
Per il think tank di centro-destra American Action Forum, il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia porterebbe quello d'acquisto a 200 miliardi di dollari, ma il suo valore strategico nel Nord Atlantico lo farebbe salire fino a 3 bilioni. Si stima infatti che l’isola ospiti risorse minerarie del valore complessivo di 4.400 miliardi di dollari: circa 1.700 miliardi in petrolio e gas – la cui estrazione è oggi proibita per ragioni ambientali – e 2.700 miliardi in altri minerali, fra cui le preziosissime terre rare.
Tuttavia, l’estrazione di queste riserve è tutt’altro che semplice. Il clima ostile, la scarsità di manodopera e la carenza di infrastrutture rappresentano ostacoli significativi: meno del 2% del territorio groenlandese è attualmente coperto da licenze di esplorazione mineraria. L’American Action Forum stima quindi che il valore attuale delle risorse effettivamente sfruttabili dell’isola sia attorno ai 186 miliardi di dollari. Una cifra che però non tiene conto della possibilità che, una volta proprietari, gli Stati Uniti di Trump spingano con decisione sull’industria mineraria e petrolifera al grido di "Drill, baby, drill".
Oltre alle risorse naturali, però, Trump guarda alla Groenlandia soprattutto per ragioni geopolitiche. "Ci serve per la nostra sicurezza", ha detto il presidente, alludendo alla posizione strategica dell’isola nell’Artico, un’area che, complice lo scioglimento dei ghiacci e il progresso tecnologico, sta diventando sempre più terreno di confronto tra grandi potenze come Cina, Russia e Stati Uniti.
Ma come dare un prezzo a una componente extra-economica legata alla sicurezza e alla dimensione militare? Se davvero l’acquisto della Groenlandia può essere considerato un affare immobiliare, sostiene il think tank, allora tanto vale valutarla con i criteri di quel mercato. Se gli Stati Uniti dovessero comprare tutti gli edifici esistenti in Islanda – Paese simile alla Groenlandia per posizionamento geostrategico – dovrebbero sborsare 131 miliardi di dollari, ossia circa 1,28 milioni al chilometro quadrato. Applicando questo valore all’intero territorio groenlandese, si arriverebbe a un prezzo complessivo di 2.760 miliardi di dollari: circa il 9% del Pil americano e il 7% del debito pubblico degli Stati Uniti.