Israele, Alta Corte frena commissione d'inchiesta sul 7 ottobre costruita da Netanyahu: "Non è bipartisan, né imparziale, ma politica"

L’Alta Corte congela le verifiche chiave sul 7 ottobre: stop agli audit del controllore di Stato e nuovo scontro su una commissione d’inchiesta nazionale ancora assente

L'Alta Corte di Giustizia israeliana ha frenato le indagini della commissione d'inchiesta sui fallimenti interni del 7 ottobre, costruita ad hoc dal governo di Benjamin Netanyahu. Le motivazioni apportate alla manovra sono che la commissione "non è né veramente bipartisan, né imparziale, ma è politica".

Israele, Alta Corte frena commissione d'inchiesta sul 7 ottobre costruita da Netanyahu: "Non è bipartisan, né imparziale, ma politica"

L’Alta Corte di Giustizia israeliana ha imposto un brusco rallentamento all’inchiesta istituzionale sui fallimenti del 7 ottobre, bloccando le verifiche più delicate avviate dal controllore di Stato Matanyahu Englman. La decisione, contenuta in una ordinanza interlocutoria, congela otto audit centrali e riporta al centro del dibattito la necessità – ancora irrisolta – di una vera commissione statale d’inchiesta.

Il provvedimento arriva mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu, intervenendo in una riunione di governo, ha difeso l’idea di una commissionebipartisan” sul modello statunitense, accusando chi vi si oppone di politicizzare la tragedia. “Non capisco chi possa opporsi a una commissione nazionale condivisa”, ha detto Netanyahu, sostenendo che l’opposizione avrebbe comunque voce nella composizione dell’organismo. Parole che però non sciolgono il nodo centrale: quale organo abbia davvero l’autorità e l’indipendenza per indagare sul più grave fallimento della sicurezza israeliana.

I giudici dell’Alta Corte – Dafna Barak-Erez, David Mintz e Alex Stein – hanno stabilito che Englman deve sospendere le verifiche che toccano il cuore delle responsabilità strategiche e operative del 7 ottobre: decisioni politiche e militari, valutazioni dell’intelligence, difesa delle comunità del sud, l’attacco al festival Nova e la gestione dei rapporti con Hamas. Su questi temi, secondo la Corte, potrebbe essere competente solo una commissione statale d’inchiesta, dotata di poteri più ampi e di una cornice giuridica chiara.

L’ordinanza non chiude l’inchiesta del controllore, ma ne limita fortemente l’ambito, chiedendo a Englman di giustificare entro il 1° febbraio la base legale del suo operato e di chiarire se le procedure seguite rispettino i diritti delle persone coinvolte. Restano consentite, invece, le verifiche su aspetti amministrativi e logistici non direttamente legati alle responsabilità strategiche.

La decisione ha diviso il fronte politico e civile. La maggioranza di governo ha criticato duramente la Corte, accusandola di interferire con i poteri del controllore di Stato. Al contrario, l’opposizione, il Movimento per la Qualità del Governo e le famiglie delle vittime e degli ostaggi hanno accolto con favore lo stop, ribadendo che solo una commissione statale d’inchiesta, pienamente indipendente, può garantire verità e responsabilità.

Il blocco delle verifiche più sensibili lascia dunque un vuoto: mentre il governo discute una commissione di natura politica, cresce la pressione dell’opinione pubblica per un’inchiesta autorevole e condivisa. Senza di essa, il rischio denunciato dai familiari delle vittime è che il 7 ottobre resti prigioniero di scontri istituzionali e di indagini parziali.