Netanyahu va in Florida e sorvola indisturbato gli Stati membri CPI Grecia, Francia e Italia incurante del mandato d'arresto internazionale
L'aereo di Stato israeliano è tornato a sorvolare i cieli italiani, col silenzio complice delle autorità politiche. Neppure Grecia e Francia si sono opposte, lasciando impunita la politica genocida di Netanyahu. Coerente invece la Spagna, la più decisa nel condannare i crimini di Tel Aviv
Oltre nove ore di viaggio, a bordo del suo Wing of Zion, partendo da Tel Aviv in direzione Florida, passate nella totale incuranza e impunità dei crimini di guerra commessi (e tutt'ora in corso) nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. È stato questo il viaggio di Benjamin Netanyahu che, per raggiungere l'alleato Trump, ha sorvolato gli spazi aerei di Grecia, Italia e Francia con la piena complicità di Paesi, questi, che in quanto Stati membri della CPI avrebbero dovuto garantirne l'arresto.
Netanyahu va in Florida e sorvola indisturbato gli Stati membri CPI Grecia, Francia e Italia incurante del mandato d'arresto internazionale
È successo di nuovo. Sull'Italia. Dopo i tre precedenti viaggi aerei del premier israeliano Netanyahu avvenuti tra febbraio e luglio scorso. Nonostante un mandato d'arresto internazionale pesi sulla sua testa, Netanyahu è riuscito ancora una volta ad entrare nello spazio aereo di un Paese, l'Italia appunto, che in quanto membro della Corte Penale Internazionale avrebbe dovuto garantirne l'arresto. E con lei Grecia e Francia, ugualmente membri CPI che, nonostante questo, hanno permesso a Netanyahu di viaggiare indisturbato.
Le immagini di tracciamento rotta aerea che ci giungono da Flight Radar parlano chiaro: il Wing of Zion, il nome dell'aereo "ufficiale" israeliano, ha scelto una traiettoria di viaggio ben più lunga del solito, dovendo evitare di passare sui cieli spagnoli. A fine settembre, Netanyahu però aveva scelto di rinunciare anche ai cieli francesi, onde evitare - motivò il Times of Israel - "problemi legati al mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei suoi confronti". Questa volta però Grecia, Italia e Francia strizzano nuovamente l'occhio al premier israeliano mentre resta di granitica coerenza la condanna spagnola contro di lui.
Torna ad allungarsi così l'ombra della complicità politica, tra cui quella italiana - terzo Paese per esportazioni di armi ad Israele tra il 2020 e il 2024 -, con le mosse genocide del governo israeliano, che continua ad agire impunemente, senza contro-azioni concrete di stigma e condanna aperta. Le scorse volte, per l'Italia, le opposizioni avevano sollevato dubbi. Dubbi a cui il ministro Antonio Tajani e la premier Giorgia Meloni avevano risposto parlando di estraneità ai fatti ("Non sapevamo la rotta"). Persino un pool di avvocati, ad ottobre, aveva chiesto spiegazioni alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Infrastrutture, ricevendo in tutta risposta: "La materia esula dalle competenze di questa amministrazione (e) si fa presente di non avere agli atti la documentazione richiesta". Al momento, su questo ennesimo sfregio, i vertici della politica italiana non hanno rilasciato dichiarazioni, sebbene sia sempre più evidente l'impunità di cui gode Netanyahu.