Usa, Trump insiste e scrive a Herzog: “Grazia Netanyahu”, presidente israeliano frena: “Serve procedura formale” - la LETTERA
Trump ci riprova, ricorrendo stavolta ad una lettera partita direttamente dal suo Studio Ovale: "Con la presente la invito a concedere la grazia a Bibi". Il tycoon, con tono informale in nome di una "grande relazione" tra le parti, afferma di rispettare la legislazione israeliana ma considera il processo a Netanyahu sostanzialmente "politico" e "ingiustificato". Il leader dell'opposizione: "La condizione per riceverla è ammettere la colpa"
"Con la presente mi rivolgo a voi per perdonare pienamente Benjamin Netanyahu, che è stato un Primo Ministro formidabile e decisivo in tempo di guerra, e sta ora guidando Israele verso un periodo di pace (...)". È questo uno dei passaggi più salienti della lettera inviata oggi, 12 novembre, dal Presidente degli Usa Donald Trump all'omologo israeliano Isaac Herzog, col tentativo di ottenere, per sua intercessione, la grazia del premier Netanyahu.
Usa, Trump insiste e scrive a Herzog: “Grazia Netanyahu”, presidente israeliano frena: “Serve procedura formale” - la LETTERA
Trump ci riprova. Dopo il colpo di spugna "fuori copione" dato durante il suo ultimo intervento alla Knesset lo scorso 13 ottobre, il tycoon persevera nel gettare un salvagente politico all'alleato e amico Benjamin Netanyahu, coinvolto in tre distinti processi penali con l'accusa di corruzione, frode e abuso di fiducia (caso 1.000, caso 2.000 e caso 4.000). Ancora una volta però Trump ha tentato la mediazione attraverso procedure alquanto "informali": attraverso una lettera, firmata di suo pugno, indirizzata direttamente al Presidente israeliano Herzog, con la quale - dopo ampi preamboli - il tycoon è arrivato al succo della questione, concedere il perdono (fully pardon) al politico imputato.
E dopotutto, a suo modo, Trump l'aveva già fatto capire che sarebbe tornato a battere sul punto, quando durante l'ultima intervista ai microfoni di 60 minutes aveva definito Netanyahu "un uomo di grande talento" coinvolto in un processo a cui lui avrebbe preso parte per "aiutarlo un po'". Detto, fatto: con una lettera della White House Trump ha insistito sottolineando che nonostante rispetti "l'indipendenza del sistema giudiziario israeliano", ritiene comunque che le accuse di corruzione a carico di Netanyahu facciano parte di un "procedimento politico ingiustificato". "Il Primo Ministro Netanyahu - prosegue Trump nel documento - ha difeso Israele davanti a forti avversità e difficoltà (...) Isaac, noi abbiamo stabilito una grande relazione (...) Ora che abbiamo raggiunto questi successi senza precedenti, e stiamo tenendo Hamas sotto controllo, è tempo che Bibi unisca Israele attraverso la grazia, e la fine di quella guerra legale una volta per tutte".
Come si nota, in più punti il documento "ufficiale" scade in meccanismi di informalità e amicizia che, secondo le strategie del tycoon, dovrebbero convincere Herzog ad accettare l'appello. Eppure, dall'Ufficio del Presidente israeliano la risposta è stata dura: "Il Presidente rispetta profondamente il presidente Trump e apprezza il suo incrollabile sostegno a Israele, ma ribadisce che chiunque chieda la grazia deve presentare una richiesta formale in conformità con le regole". Ugualmente laconica è stata la risposta di Yair Lapid, leader dell'opposizione: "Promemoria: la legge israeliana stabilisce che la prima condizione per ricevere la grazia è l’ammissione di colpa e l’espressione di rimorso per le proprie azioni".