20 Maggio 2022
Nei miei due precedenti contributi, ho dato ampio spazio ai principali documenti “storici” del movimento transumanista, evidenziando la diretta relazione tra le teorie di Joseph Arthur de Gobineau, Friedrich Nietzsche (e Julius Evola) e il transumanesimo. Nell’ultimo decennio – e soprattutto a seguito della pandemia – alcuni esponenti del movimento hanno espresso pubblicamente la convinzione che il pianeta terra sia equiparabile a un veicolo spaziale, progettato per ospitare non più di tre miliardi di esseri umani. Bill Gates, ripreso in Italia dal Ministro Roberto Cingolani, è senza dubbio il più autorevole esponente di questa corrente di pensiero, che definirei neomalthusiano.
Traduco dall’Enciclopedia Britannica:
“Thomas Malthus, per esteso Thomas Robert Malthus, (nato il 13/14 febbraio 1766 a Rookery, vicino a Dorking, Surrey, Inghilterra - morto il 29 dicembre 1834 a St. Catherine, vicino a Bath, Somerset), economista e demografo inglese noto soprattutto per la sua teoria secondo cui la crescita della popolazione tenderà sempre a superare la disponibilità di cibo e che il miglioramento dell'umanità è impossibile senza limiti severi alla riproduzione. Questo pensiero viene comunemente definito malthusianesimo.
(omissis)
La teoria malthusiana
Nel 1798 Malthus pubblicò anonimamente la prima edizione di An Essay on the Principle of Population as It Affects the Future Improvement of Society, with Remarks on the Speculations of Mr. Godwin, M. Condorcet, and Other Writers. L'opera ricevette un'ampia risonanza. In breve, in modo crudo, ma sorprendente, Malthus sosteneva che le infinite speranze umane di felicità sociale devono essere vane, perché la popolazione tenderà sempre a superare la crescita della produzione. L'aumento della popolazione avverrà, se non controllato, in progressione geometrica, mentre i mezzi di sussistenza aumenteranno solo in progressione aritmetica. La popolazione si espanderà sempre fino al limite della sussistenza. Solo il "vizio" (compresa la "commissione di guerre"), la "miseria" (compresa la carestia o la mancanza di cibo e la cattiva salute) e la "moderazione morale" (cioè l'astinenza) potrebbero fermare questa crescita eccessiva.
(omissis)
Malthus era un pessimista economico che considerava la povertà come una sorte ineluttabile per l'umanità. L'argomentazione della prima edizione della sua opera sulla popolazione è essenzialmente astratta e analitica. Dopo ulteriori letture e viaggi in Europa, Malthus produsse una successiva edizione (1803), ampliando il lungo pamphlet del 1798 in un libro più lungo e aggiungendo molto materiale fattuale e illustrazioni alla sua tesi. In nessun momento, fino alla sesta edizione finale e massiccia del 1826, Malthus espose adeguatamente le sue premesse o esaminò il loro status logico. Né trattò i suoi materiali fattuali e statistici con molto rigore critico o statistico, anche se gli statistici in Europa e in Gran Bretagna avevano sviluppato tecniche sempre più sofisticate durante la vita di Malthus. Il sociologo e demografo americano del XX secolo Kingsley Davis ha osservato che le teorie di Malthus, pur poggiando su una solida base empirica, tendevano a essere più deboli nell'empirismo e più forti nella formulazione teorica. Nel bene e nel male, la teoria malthusiana della popolazione è stata comunque incorporata nei sistemi teorici dell'economia. Ha agito come un freno all'ottimismo economico, ha contribuito a giustificare una teoria dei salari basata sul costo minimo di sussistenza del salariato e ha scoraggiato le forme tradizionali di carità.
La teoria malthusiana della popolazione ebbe un impatto forte e immediato sulla politica sociale britannica. Si credeva che la fertilità stessa aumentasse la ricchezza nazionale; le Poor Laws forse incoraggiavano le famiglie numerose con i loro sussidi. Se non fossero "mai esistite", scriveva Malthus, "anche se ci fosse stato qualche caso in più di grave sofferenza, la massa complessiva di felicità tra la gente comune sarebbe stata molto più grande di quella attuale". Queste leggi limitano la mobilità del lavoro e incoraggiano la fecondità e dovrebbero essere abolite. Per i più sfortunati potrebbe essere ragionevole istituire delle case di lavoro, non "comodi manicomi", ma luoghi in cui "il cibo dovrebbe essere duro" e "le gravi angosce... trovare qualche sollievo".
(omissis)
D'altra parte, una critica fondamentale a Malthus è stata la sua incapacità di apprezzare la rivoluzione agricola britannica in corso, che alla fine ha fatto sì che la produzione di cibo soddisfacesse o superasse la crescita della popolazione e rendesse possibile la prosperità per un numero maggiore di persone. Malthus non riuscì nemmeno a prevedere l'uso diffuso dei contraccettivi, che portò a un calo del tasso di fertilità”.
(Donald Gunn MacRae, Enciclopedia Britannica)
Tra i malthusiani contemporanei, oltre ai già citati Bill Gates e Roberto Cingolani, annovero senza dubbio Greta Thunberg. L’adesione al transumanesimo e la convinzione che il pianeta terra sia un veicolo spaziale, progettato per ospitare non più di tre miliardi di esseri umani porta a una forma tutta particolare di filantropia: quella che auspica una rapida riduzione della popolazione mondiale in nome del benessere e della salute collettiva. Semplicisticamente, il pensiero è: “Staremo più comodi e saremo più sani”. Il punto è che – in quest’ottica – cinque miliardi di esseri umani sono un carico da gettare fuori bordo. Così, il filantropo per eccellenza e lo sterminatore di parassiti infestanti si sposano in un’unica figura, nel caso in esame in un uomo malato di Asperger e, in quanto tale, completamente privo di empatia e compassione. Chi saranno i fortunati tre miliardi di superstiti?
In Italia, non a caso il Manifesto transumanista è stato scritto dal Segretario del movimento Stefano Vaj (nom de plume di un noto esponente dell’estrema destra). Chi sia interessato, può leggerlo a questo link: http://www.transumanisti.it/1.asp?idPagina=4
Nel prossimo articolo, darà atto delle critiche al transumanesimo mosse dal mondo cattolico e, in particolare, dalla Professoressa Elena Postigo Solana, Direttrice dell’Istituto di Bioetica dell’Università Francisco de Vitoria.
di Alfredo Tocchi
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