Niscemi, capo Protezione Civile regionale Cocina sentito dai pm nell'inchiesta per disastro colposo: indagini su fondi non spesi

Salvatore Cocina è stato convocato in Procura in virtù del ruolo di vertice ricoperto all'interno della Protezione Civile regionale siciliana già tra il 2005-2010 e poi dal 2018 fino ai nostri giorni. Al centro dell'inchiesta la ricostruzione di vent'anni di presunte omissioni, ritardi e risorse finanziarie mai spese

Salvatore Cocina, il capo della Protezione Civile regionale siciliana, è stato convocato e sentito ieri, mercoledì 4 Marzo, dal procuratore di Gela Salvatore Vella, nell'ambito dell'inchiesta per disastro colposo su cui stanno indagando gli inquirenti dopo la devastante frana che ha colpito Niscemi lo scorso Gennaio.

Niscemi, capo Protezione Civile regionale Cocina sentito dai pm nell'inchiesta per disastro colposo: indagini su fondi non spesi

Procedono le indagini da parte della Procura di Gela per fare luce su quanto accaduto la domenica del 25 Gennaio scorso, quando la cittadina nissena veniva nuovamente squarciata da una frana lunga quattro chilometri e alta sei metri. Il lungo filone d'indagine giudiziario - in cui ora è ipotizzato formalmente il reato di disastro colposo - mira ad accertare le dovute responsabilità, nonché a chiarire i ritardi, le omissioni, i fondi mai investiti per gli adeguati lavori di tenuta e manutenzione del territorio. Lavori che avrebbero potuto evitare le gravi criticità idrogeologiche poi degenerate nella frana. Il Procuratore di Gela Salvatore Vella ha così proceduto ieri all'audizione dell'attuale capo della Protezione Civile della Regione Siciliana Salvatore Cocina (già capo tra il 2005 e il 2010) acquisendo le sommarie informazioni di testimonianza necessarie all'inchiesta.

Al centro dell'attenzione della Procura c'è la ricostruzione di almeno vent'anni di storia da quanto Niscemi registrò il primo grande smottamento nel 1997. Per comprendere se e quali lavori furono fatti in materia di prevenzioneconsolidamentomitigazione del rischio di problemi idrogeologici risulterà fondamentale concentrare le indagini sulla gestione dei fondi e su chi se ne occupò. Nel corso degli anni, i finanziamenti non furono spesi, ed è ora indispensabile chiarire la presunta immobilità amministrativa alla base dei mancati interventi. A quanto emerge però, al centro delle indagini non vi sono solo accertamenti finanziari, ma legati alla gestione soprattutto dei corsi d'acqua del territorio (il torrente Benefizio), alla realizzazione di strutture potenzialmente abusive, erette su zone inedificabili, nonché all'assenza di un sistema di raccolta delle acque.