Morte Domenico, infermiera Monaldi: “Cuore era una pietra, dott Oppido sapeva che non sarebbe mai ripartito” – I VERBALI
L’avvocato della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, ha presentato 2 denunce contro il cardiologo Oppido per omicidio chiedendone l’arresto per pericolo di fuga
In merito alla morte di Domenico, il bimbo a cui è stato trapiantato un cuore “bruciato”, nuovi dettagli emergono dai verbali dell’infermiera presente in sala operatoria il giorno del trapianto. Parole messe nero su bianco, che descrivono un cuore definito “una pietra” e giudicato incapace di ripartire ancora prima dell’impianto. Intanto l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha presentato 2 denunce per omicidio contro il cardiologo Oppido, chiedendone l’arresto per pericolo di fuga. Al centro dell’inchiesta, la gestione delle fasi cruciali dell’intervento e le tempistiche del clampaggio. Una ricostruzione che ora è al vaglio della magistratura.
Morte Domenico, infermiera Monaldi: “Cuore era una pietra, dott Oppido sapeva che non sarebbe mai ripartito” – I VERBALI
Domanda: Ricorda se sono state fatte le manovre di cardioplegia sul nuovo cuore?
Risposta: No, non sono state fatte, ritengo perché il cuore era congelato. Ricordo che il cuore era una “pietra” durissima, si era solo parzialmente ammorbidito attraverso i risciacqui con acqua calda. Ricordo che il dott. Oppido ripeteva che a suo parere il cuore non sarebbe mai ripartito (diceva “questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai").
Domanda: Quando fu fatto il trapianto pediatrico nell’agosto del 2021 su [omissis] si ricorda come si sono articolate le fasi del trapianto?
Risposta: ricordo bene che in quella circostanza, in cui ero infermiera circolante (il ferrista era Farinaceo Francesco), il dott. Oppido attese l’arrivo del nuovo cuore in sala e l’effettuazione delle successive manovre di cardioplegia sul cuore arrivato da fuori (non ricordo da dove) prima di effettuare la cardiectomia sul ricevente. Nel contesto delle manovre di cardioplegia furono valutate anche le caratteristiche anatomiche del cuore. Non so perché nel caso di specie questo non sia accaduto, ovvero non si sia atteso di effettuare queste manovre prima di espiantare il vecchio cuore. Ricordo inoltre che la paziente purtroppo morì successivamente a causa di complicanze non legate al trapianto.
Domanda: Dopo l’intervento ha avuto modo di confrontarsi con qualcuno della equipe su quanto accaduto?
Risposta: sì, ne abbiamo parlato tutti i giorni e una volta, il giorno 10 febbraio 26, sono stata chiamata nella stanza del dott. Oppido e c’erano lui, la Bergonzoni, la Farina e la Blasi, c’era inoltre la dott.ssa D’Andrea che però non ha partecipato alla discussione né al trapianto. Nella circostanza mi venne chiesto su quale orologio io guardo generalmente l’orario per segnarlo sulla cartella della CEC, io risposi dal cellulare dove l’orario è uguale a quello della macchina cuore polmoni e a quello della abl dove ci sono gli emogas allegati. Oppido mi disse in tono minaccioso e con la cartella ceo avanti “com’è possibile che io ho clampato alle 14e18 quando c’è stata una telefonata tra la Farina e la Malafronte alle 14,22?”, io risposi “tu hai clampato alle 14e18 quando il cuore era fuori all’ospedale”. Lui, Oppido, diede un calcio vicino al termosifone esclamando “hai visto con che gente di merda ho a che fare??”, guardando verso la sua equipe. Sono andata via molto amareggiata e uscendo, vidi che c’era la Cardenio (la ferrista che ha sostituito la Calascione) che entrava dopo di me. Ho successivamente parlato con la Cardenio che mi disse che Oppido l’accusava di non aver compreso quale vaso era stato clampato ma lei confermò la mia versione, so che venne anche lei aggredita verbalmente ma non so in che modo. Il 16 febbraio il dott. Oppido ci convocava nella sala medici di fronte alla sua stanza (c’era tutta la equipe chirurgica dell’intervento e in più la dott.ssa Irene Cao, un’altra cardiochirurga) e nella circostanza ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell’interrogatorio della magistratura.
Domanda: cosa è successo dopo il clampaggio?
Risposta: Circa dieci minuti dopo il cuore è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore chiuso. Non vidi, perché dalla mia postazione non riesco a vederlo, quando fu avviata la cardiectomia (presumo subito dopo il clampaggio ma non l’ho visto). Sono certa di questo lasso di tempo perché mia collega Giusy Ferrillo era in trepidante attesa per fare un video con il telefono cellulare del cuore nuovo e quindi avevamo sott’occhio l’orario. Il contenitore chiuso arrivò qualche minuto prima delle 14:30. La dott.ssa Farina andò a lavarsi sterilmente per effettuare la cardioplegia che però non fu poi mai fatta. Dopo circa 5 o 6 minuti la dott.ssa Farina entrò in sala, il coperchio del contenitore venne aperto da Farinaceo e dopo pochi secondi gli altri sanitari (Passariello, Farinaceo, Ferrillo) si accorsero che qualcosa non andava nel contenitore e che il cuore “vecchio” di Domenico era già sul tavolo. Posso affermare che il dott. Oppido stava ultimando la cardiectomia quando la dott.ssa Farina si stava lavando ed il contenitore non era ancora aperto. Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace “vuoto”, posso dire che nell’altro precedente trapianto fatto con il dott. Oppido, credo nel 2017, il clampaggio e l’inizio della cardiectomia fu intrapreso dopo che il nuovo cuore, giunto in sala, era già stato esaminato dallo stesso Oppido (so che i chirurghi fanno questo per verificare lo stato del “nuovo” cuore giunto in sala, che potrebbe essersi danneggiato nel trasporto oppure potrebbe essere stato lesionato in fase di prelievo).