24 Febbraio 2026
Carmelo Conturrino e Abderrahim Mansouri Fonte: X @artedipulire
È stato eseguito il fermo, disposto dalla Procura di Milano, nei confronti di Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. L’uomo è stato bloccato mentre si trovava in servizio presso il commissariato di via Mecenate. In una nota, la Procura ha comunicato che è stato eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, fondato sul pericolo di fuga, nei confronti di Cinturrino, “gravemente indiziato del reato di omicidio volontario ai danni di Mansouri Abderrahim”. L’interrogatorio del 42enne è fissato per martedì mattina.
Nel pomeriggio di ieri, durante un colloquio con il suo legale, l’agente ha dichiarato: “Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto. Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino” al commissariato, “sapeva cosa c’era dentro”. Ha inoltre sostenuto di essersi accorto soltanto mentre sparava che “quello che aveva in mano la vittima era un sasso”.
Il giudice per le indagini preliminari dovrà ora decidere sulla richiesta di convalida del fermo e sull’applicazione della custodia cautelare in carcere avanzata dai magistrati titolari dell’inchiesta. Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine. Provo profonda rabbia”.
Secondo la Procura, a carico di Cinturrino sussisterebbero non solo il pericolo di fuga – anche in ragione della disponibilità di alloggi – ma pure il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.
Il movente è ancora in fase di ricostruzione, ma dalle indagini è emerso che nell’ultimo periodo l’agente avrebbe preso di mira il presunto pusher. Si stanno approfondendo i rapporti pregressi tra i due e verificando le voci secondo cui il 28enne avrebbe voluto filmare il poliziotto per documentarne presunte azioni illegali e denunciarlo. Alcuni testimoni hanno riferito che l’assistente capo avrebbe chiesto soldi e droga al giovane, come ad altri spacciatori, e che la vittima si sarebbe rifiutata, temendo ritorsioni. Parallelamente è stato aperto un fascicolo su un presunto falso arresto del 2024 ai danni di un giovane tunisino poi assolto. Gli inquirenti stanno inoltre ricostruendo la situazione economica dell’agente; la compagna, non indagata, è stata perquisita, e sono in corso analisi sui telefoni per accertare eventuali contatti tra Cinturrino e Mansouri.
Le perquisizioni hanno interessato anche l’abitazione della compagna dell’agente, in zona Corvetto. Secondo alcune testimonianze ancora da verificare, in quell’area alcuni spacciatori avrebbero operato indisturbati in cambio di denaro. Da alcuni giorni, nell’appartamento non risulterebbe più presente nessuno.
Nel pomeriggio di ieri è intervenuto anche il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che ha affermato: “L’immagine sana è quella dei colleghi investigatori della questura di Milano e questo è molto importante, perché noi abbiamo necessità di essere punto di riferimento per la nostra collettività e il cittadino deve avere quotidianamente fiducia nel nostro operato”. Ha poi aggiunto: “Penso che aver dimostrato come la Polizia di Stato ha operato l’arresto di un ex appartenente alla Polizia di Stato, anzi lo definirei un delinquente, sia l’immagine sana del nostro modo di operare”. E ancora: “All’esito di queste indagini saranno presi i dovuti provvedimenti disciplinari nei confronti degli altri soggetti che sono rimasti coinvolti e che hanno reso interrogatorio”. Concludendo: “La posizione dell’amministrazione è molto chiara, di estremo rigore professionale: a nessun poliziotto è consentito operare al di fuori delle regole, giuridiche e deontologiche. Lo stato di diritto non è un principio giuridico astratto, noi per primi siamo tenuti a dimostrarlo concretamente ogni giorno perché è un metodo di lavoro. Il rispetto della persona umana, dell’integrità fisica e della sua dignità è un dovere assoluto”, che “va esercitato nei confronti di chiunque e garantito a colui che commette un reato”.
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