Bimbo col cuore "bruciato", s'indaga su mancata idoneità del kit medico e sul ghiaccio secco, "sanitari non formati per trasporto organo"

La Procura di Napoli e quella di Bolzano hanno aperto inchieste distinte per fare luce sulla dinamica dei fatti e la responsabilità di quanto accaduto. A Napoli iscritti nella lista indagati 6 persone per lesioni colpose gravissime; in Trentino s'indaga per responsabilità colposa per morte o lesioni personali

Sono due gli uffici inquirenti che si stanno occupando di fare luce sul gravissimo caso del trapianto di un cuore lesionato al piccolo Domenico, il bambino di due anni e tre mesi operato all'Ospedale Monaldi di Napoli. Ora i punti su cui le Procure dovranno fare chiarezza per ricostruire il quadro e accertare le responsabilità sono principalmente due: la mancata idoneità del contenitore utilizzato per trasportare il nuovo organo da Bolzano, e la fornitura di ghiaccio secco che, raggiungendo temperature bassissime, ne avrebbe lesionato i tessuti.

Bimbo col cuore "bruciato", s'indaga su mancata idoneità del kit medico e sul ghiaccio secco, "sanitari non formati per trasporto organo"

Ad indagare sul tragico caso del bimbo col cuore "bruciato" sono attualmente due Procure: la Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri con aggiunto procuratore Antonio Ricci, ha aperto un'inchiesta per lesioni colpose gravissime, segnando nel registro degli indagati i nomi di sei persone tra medici, paramedici, chirurghi dell'Ospedale Monaldi. Indagati che hanno preso parte all'iter di espianto del cuore, di confezionamento, trasporto e successivo trapianto del nuovo organo (già lesionato). Quindi, la Procura di Bolzano che indaga contro ignoti per responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Le speranze per il piccolo Domenico sembrano essersi ridotte al minimo dopo che ieri, 18 Febbraio, il pool di esperti cardiochirurghi riuniti a Napoli ha dato esito negativo per un secondo trapianto di cuore.

I punti "oscuri" su cui ora stanno indagando gli inquirenti partono dal momento successivo all'espianto del cuore (poi danneggiato) da un bambino a Bolzano. L'organo del piccolo donatore è stato collocato all'interno di un box-frigo in plastica che, a quanto emerge, risultava inadatto allo scopo. Non di ultima generazione, ma un modello "vecchio", privo di termostato, sonde e strumentazioni necessarie per tenere monitorata la temperatura dell'organo preservato. L'Ospedale Monaldi però sembra disponesse di box "nuovi", in linea coi protocolli del Centro Nazionale Trapianti: box che avrebbero potuto garantire la temperatura necessaria di -4°/-5. E da chiarire è anche l'uso del ghiaccio secco, fornito, secondo prime ipotesi, dal San Maurizio della città trentina.

Proprio questo ghiaccio, raggiungendo temperature pari a -80°, avrebbe danneggiato le fibre del muscolo cardiaco, rendendolo non più trapiantabile. Ma ad aggravare la posizione degli indagati vi sarebbe un ulteriore aspetto: da primi accertamenti sembra che lo stesso personale sanitario non fosse formato all'utilizzo del nuovo box-frigo, con tutta probabilità mai ancora utilizzato.

In Procura a Napoli è stato intanto ascoltato il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, dimessosi sei giorni dopo il trapianto dell'organo lesionato, avvenuto in data 23 Dicembre scorso.