Garlasco, giudice Vitelli: "Stasi è innocente, lo assolsi in 1° grado, l'alibi regge, stava lavorando alla tesi la mattina del delitto"
Il magistrato che assolse Stasi in primo grado racconta le motivazioni della sentenza, soffermandosi sull'"alibi informatico" dell'uomo e sulle indagini su Andrea Sempio
Alberto Stasi è innocente? Ne è convinto Stefano Vitelli, il magistrato che lo assolse in primo grado prima della condanna definitiva a 16 anni. Il giudice ne parla in un’intervista a La Stampa, pubblicata in occasione dell’uscita del suo libro Il ragionevole dubbio di Garlasco (Piemme), nel quale spiega le ragioni per cui non ha mai ritenuto fondata la sentenza di condanna. Il giudice chiarisce anche come l'alibi di Stasi regga ed esprime alcuni dubbi su Andrea Sempio, indagato nel nuovo filone del caso Garlasco.
Garlasco, giudice Vitelli: "Stasi è innocente, lo assolsi in 1° grado, l'alibi regge, stava lavorando alla tesi la mattina del delitto"
Secondo Vitelli, uno dei punti centrali dell’inchiesta riguardava l’alibi informatico dell’imputato. «Molti dubbi si concentrarono sull'alibi informatico. Disse che aveva lavorato alla tesi sul suo computer e che non riusciva a provare quando era entrato nel pc per accessi abusivi dei carabinieri che con procedure scorrette avevano sporcato i dati informatici. Percià la difesa, sulla base di questo errore, eccepì l'inutilizzabilità. Così decisi di disporre una perizia. Il risultato? Che Stasi lavorava alla tesi, con sostanziale continuità e impegno. Avevamo valutato anche da un punto di vista qualitativo e quantitativo, che era stato sostanziale. È importante, perché se immaginiamo che l'omicidio sia avvenuto nella prima parte della mattina questo vorrebbe dire che lui è tornato a casa in fretta e furia e si è messo a lavorare».
Un altro elemento che, a suo giudizio, non combaciava riguardava una testimonianza raccolta durante il processo: «Abbiamo sentito una vicina di casa che disse: "Abbiamo visto davanti al muro una bicicletta da donna". Non corrispondeva alla bicicletta di Stasi e lei ne era convinta. Era una donna che non conosceva l'imputato».
Da qui il dubbio che si sia costruita una narrazione colpevolista su Stasi per poi arrivare alla condanna. «È possibile. Ma il ragionevole dubbio non è una sconfitta, la verità assoluta non è di questo mondo. È giusto assolvere, non è una sconfitta per lo Stato ma una vittoria. Processo strano, più affrontavo il processo e più c'erano dubbi. Dalla bicicletta alla vicina, troppi erano le cose che non tornavano».
Vitelli si sofferma anche su Andrea Sempio: «Sempio? Mi è sembrato strano l'alibi dello scontrino, però la pubblica accusa non aveva indagato contro di lui». E aggiunge un ulteriore dettaglio sulle prime fasi delle indagini: «I carabinieri inizialmente pensavano fosse un incidente domestico».
Il magistrato conclude con una riflessione più ampia sul sistema giudiziario: «Errore giudiziario? Rispetto il giudicato formale, ma a me interessa riflettere sul ragionevole dubbio. Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro».