Niscemi, procura indaga per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, geologi: "Città va delocalizzata, non ricostruita"

Il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Roberto Troncarelli, ha dichiarato in merito che "non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire una stabilizzazione definitiva del versante", pertanto Niscemi va "delocalizzata"

La frana che interessa Niscemi resta motivo di forte allarme. “È dinamica, va monitorata perché è attiva“, ribadisce il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani. Nel frattempo, la Procura di Gela comunica l’apertura di un’indagine per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana; il fascicolo è sta aperto contro ignoti.

Niscemi, procura indaga per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, geologi: "Città va delocalizzata, non ricostruita"

Ieri mattina la premier Giorgia Meloni ha visitato Niscemi, sorvolando prima la zona in elicottero e poi ha personalmente parlato con le istituzioni. “Abbiamo fatto il punto della situazione dopo la frana di domenica, abbiamo parlato di coloro che hanno perso purtroppo la casa e della viabilità alle scuole. Il premier vuole un crono programma, un timing preciso di questi interventi”, ha spiegato il sindaco Massimiliano Conti ai cronisti al termine della visita della premier. “Ci potrebbe essere ipotesi del piano casa – ha aggiunto il primo cittadino – Meloni ha voluto sapere il punto della situazione, la descrizione puntuale dell’evento e la necessità di lavorare ad una risposta concreta per questa nostra comunità”.

Parallelamente il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Roberto Troncarelli, ospita a Cinque Minuti su Rai1, ha fatto il punto della situazione. "Niscemi è interessata da un dissesto geologico profondo e strutturale, attivo da secoli e legato alla sua stessa configurazione geomorfologica", ha affermato, richiamando la frana del 12 ottobre 1997 come riattivazione di un antico movimento profondo e non come evento eccezionale. Una tragedia che, come emerso dai documenti riportati dal Giornale d'Italia, si poteva evitare.

"L'abitato sorge su un pianoro sabbioso poggiato su argille impermeabili, una condizione che favorisce grandi scivolamenti roto-traslativi innescati dall'erosione regressiva del Torrente Bonifizio e dall'aumento delle pressioni interstiziali, aggravate nel tempo da urbanizzazione e scarichi non controllati. Le indagini geologiche e il monitoraggio strumentale eseguito nel 2000 hanno indicato che il fenomeno è oggi in quiescenza relativa, ma non stabilizzato, con superfici di scorrimento profonde fino a 30-35 metri", ha affermato, aggiungendo poi che "non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire una stabilizzazione definitiva del versante". "Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma progressivamente delocalizzata, perché il dissesto non è eliminabile e il rischio è destinato a riproporsi nel tempo", conclude infine Troncarelli.