Strage Crans-Montana, autopsia su Emanuele Galeppini: morto per asfissia a 16 anni, attese ulteriori analisi per capire i fumi respirati
Strage di Crans-Montana, l’autopsia chiarisce la morte di Emanuele Galeppini: il 16enne campione di golf è deceduto per asfissia da fumi tossici, escluse ustioni e schiacciamento
Si è tenuta oggi l'autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini, 16enne genovese morto nella strage di Capodanno di Crans-Montana. I risultati hanno evidenziato che il giovane è morto per asfissia, ma saranno necessarie ulteriori analisi per capire il mix di fumi letale che ha respirato.
Strage Crans-Montana, autopsia su Emanuele Galeppini: morto per asfissia a 16 anni, attese ulteriori analisi per capire i fumi respirati
Emanuele Galeppini, 16 anni, promessa del golf italiano e orgoglio di Genova, è morto per asfissia dopo aver respirato fumi tossici durante la strage di Capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Lo ha stabilito l’autopsia, insieme alla Tac, eseguite tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio a Roma dai periti Sabina Strano Rossi, Fabio di Giorgio e Antonio Oliva, nominati dalla Procura capitolina.
Un primo, doloroso punto fermo per i genitori, Edoardo e Beatrice, che da settimane chiedevano chiarezza sulle cause della morte del figlio. Gli esami hanno escluso sia lo schiacciamento nella calca sia le ustioni, ipotesi circolate fin dalle prime ore dopo l’incendio che ha provocato numerose vittime tra giovani presenti nel locale svizzero. Sul corpo di Emanuele, infatti, non sono state riscontrate bruciature, ma solo alcune escoriazioni compatibili con il caos e la fuga.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo, disponendo l’autopsia sui ragazzi italiani deceduti, dopo che le autorità svizzere avevano inizialmente ritenuto non necessario eseguire esami autoptici. Una scelta che ha suscitato sconcerto e rabbia nei familiari delle vittime.
Resta ancora da chiarire un elemento cruciale: dove si trovasse Emanuele nei momenti finali, se all’interno o all’esterno del locale. Ulteriori analisi serviranno anche a individuare con precisione la miscela dei fumi tossici inalati dal ragazzo, un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le responsabilità.
I genitori, assistiti dagli avvocati Alessandro Vaccaro e Nicola Scodnik, hanno più volte denunciato gravi falle nella gestione dell’emergenza e nelle comunicazioni ufficiali. Nonostante Emanuele avesse con sé documenti e cellulare – rimasto acceso e raggiungibile per ore – alle autorità svizzere è stato necessario prelevare il Dna per l’identificazione, alimentando per due giorni la speranza che il sedicenne potesse essere ancora vivo tra i feriti.