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Addio a Paolo Ferraro, morto per infarto a 67 anni il magistrato romano sospeso dopo aver denunciato la corruzione in Italia

È deceduto per un presunto infarto il magistrato romano Paolo Ferraro, sospeso dal Csm dopo aver espresso le sue preoccupazioni sull'apparato massonico presente in Italia: "C'è un programma di controllo in mano ad elite"

19 Gennaio 2026

Addio a Paolo Ferraro, morto per "infarto" a 67 anni il magistrato romano sospeso dopo aver denunciato la corruzione in Italia

Paolo Ferraro, yt: @ zoned'ombra

La morte di Paolo Ferraro, magistrato romano che aveva denunciato pubblicamente un sistema diffuso di corruzione, mafia e poteri deviati, arriva dopo una lunga fase di tensioni istituzionali. Dopo le sue accuse, era stato sospeso dal servizio e, pochi giorni prima del decesso, aveva pubblicato un video in cui ribadiva i propri sospetti. Il magistrato è morto a 67 anni per un presunto infarto, lasciando aperti interrogativi e riflessioni sul suo percorso professionale e sulla sua morte.

Addio a Paolo Ferraro, morto per infarto a 67 anni il magistrato romano sospeso dopo aver denunciato la corruzione in Italia

Negli ultimi anni Paolo Ferraro aveva scelto di esporsi apertamente, denunciando un sistema che, a suo dire, attraversava l’Italia da decenni e coinvolgeva apparati dello Stato, ambienti criminali e interessi consolidati. Le sue dichiarazioni avevano acceso un forte dibattito pubblico, portandolo progressivamente in una posizione di isolamento. Dopo le sue prese di posizione, il CSM aveva disposto una sospensione di quattro mesi, ufficialmente motivata da "gravi motivi di salute". Una decisione che Ferraro aveva contestato con fermezza, definendola priva dei presupposti giuridici necessari. In una delle sue dichiarazioni spiegava che "la decisione si spiega da sola per abnormità e atipicità", sostenendo che fossero stati utilizzati documenti e valutazioni non fondati e che un memoriale dettagliato depositato agli atti non sarebbe stato realmente esaminato. 

Pochi giorni prima della morte, il magistrato aveva pubblicato un video nel quale tornava a parlare apertamente delle proprie convinzioni, ribadendo i sospetti su un sistema di potere che avrebbe condizionato la sua attività e la sua carriera. Quel messaggio, oggi, viene letto come una sorta di testamento civile. Ferraro raccontava anche le reazioni dell’ambiente che lo circondava, parlando di sgomento, incredulità e paura tra colleghi e amici, timorosi delle possibili conseguenze. Descriveva un clima in cui prevaleva un meccanismo di negazione della realtà, simile a chi fatica ad accettare una verità scomoda.

La sua scomparsa lascia aperti interrogativi e una forte carica simbolica, legata al coraggio delle denunce, alle conseguenze personali subite e al bisogno di maggiore trasparenza su vicende che toccano direttamente la fiducia nelle istituzioni.

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