14 Gennaio 2026
Famiglia nel bosco, fonte: X @DesignerDecorr
La prima giornata di scuola per i figli della famiglia nel bosco si chiude con una valutazione incoraggiante. La maestra Lidia Camilla Vallaloro, incaricata di seguire i bambini nella struttura dove sono accolti, descrive alunni tranquilli, educati e disponibili all’apprendimento. Le lezioni si svolgeranno quattro volte a settimana, con un percorso graduale pensato per rispettare i tempi e i bisogni dei piccoli, in un clima sereno e protettivo che valorizza il ruolo della famiglia.
Lidia Camilla Vallaloro non ama la fretta né i giudizi affrettati. All’uscita dalla sua prima giornata di lavoro con i piccoli Trevallion, preferisce mantenere un approccio prudente e umano. "Non giudico, insegno", è la sua risposta a chi cerca valutazioni o polemiche.
Sessantasei anni, quarant’anni di esperienza con bambini di ogni età, la docente in pensione racconta un primo impatto positivo. "Io ho visto solo dei bimbi belli e bravi", spiega. "Li ho conosciuti, mi sono parsi educati, ma un’ora e mezza è troppo poco per formarsi un’opinione. Occorre più tempo".
Un tempo che servirà a comprendere meglio il percorso educativo dei bambini, cresciuti in un contesto di vita semplice e a stretto contatto con la natura. Un’impostazione che, secondo la maestra, non rappresenta una carenza ma un punto di partenza diverso, basato sull’esperienza concreta più che sull’apparenza.
Maestra, la prima impressione però è positiva, questo già sfata alcuni pregiudizi?
"Sono stati seduti al loro posto con educazione, mi sono sembrati tranquilli e volenterosi, credo si possa lavorare bene. Ascoltavano quello che dicevo con molta concentrazione".
Com’era l’ambiente?
"Un’aula luminosa, come altre. E i bimbi erano seduti dietro al banco".
C’era la mamma?
"Catherine è rimasta per un po’ dietro di loro ma leggermente a distanza. Questo ha dato ai bambini la sicurezza che, probabilmente, mancava. Chinandosi verso di loro e annuendo alle loro parole li ha poi incoraggiati. Con lei c’è stata una stretta di mano, non mi pare abbia vissuto la mia presenza come un fastidio, anzi".
Vi siete detti qualcosa? C’è qualche frase che le è rimasta impressa?
"Non posso e non voglio dire questo perché credo che il nemico principale di questa storia sia il rumore mediatico di cui avremmo tutti fatto volentieri a meno. Dirò solo che la mia è stata un’esperienza positiva".
Cosa insegnerà ai piccoli Trevallion?
"Il mio è un approccio fonematico, studiamo i suoni corrispondenti alle lettere dell’alfabeto e da qui ho iniziato. Ma non applicherò questo schema con rigidità. Con il tempo, vedendo come reagiranno, lo modulerò a seconda delle loro esigenze".
Quante volte incontrerà i suoi alunni?
"Il piano è vederci quattro volte a settimana, poi si capirà anche se seguirli individualmente o in gruppo".
I servizi sociali hanno segnalato lacune nella lingua italiana. Lei come li ha trovati?
"Ripeto, è ancora presto per stabilire le lacune".
In che lingua vi siete parlati?
"Nella sola lingua che conosca, italiano".
Oggi cosa farete?
"Leggerò la favola del corvo e della volpe. Oggi abbiamo utilizzato le lettere in legno dell’alfabeto".
Come è capitata in questa avventura?
"Avevo offerto la mia disponibilità ad aiutare le insegnanti della scuola di Vasto dove ho lavorato a lungo, credevo di poter dare una mano ai bambini stranieri. Poi si è verificata questa esigenza. Non mi tiro indietro solo perché non è ciò che avevo immaginato all’inizio".
È una donna generosa insomma.
"Sono anche molto sprovveduta, in verità".
Durante il primo giorno di lezione erano presenti anche materiali semplici e concreti, come le lettere in legno, utili per favorire un apprendimento graduale senza pressione. La presenza della madre, discreta ma rassicurante, ha contribuito a creare un clima di fiducia e sicurezza per i bambini.
La maestra sottolinea che l’obiettivo non è forzare i tempi ma accompagnare i piccoli in un percorso educativo rispettoso, costruito passo dopo passo. Un approccio che mette al centro il benessere dei bambini e il valore della famiglia come riferimento affettivo stabile, in una fase delicata della loro crescita.
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