07 Gennaio 2026
Fonte: Wikipedia
Via Acca Larentia, incastonata tra l’Appia e la Tuscolana, ospitava una storica sezione del Movimento Sociale Italiano. Da 48 anni, però, il suo nome è indissolubilmente legato all’agguato del 7 gennaio 1978, uno degli episodi più tragici degli anni di piombo, in cui persero la vita tre giovani militanti di destra: Franco Bigonzetti, Stefano Recchioni e Francesco Ciavatta.
Quel pomeriggio, intorno alle 18.20, cinque ragazzi stavano uscendo dalla sede del MSI per un volantinaggio che pubblicizzava un concerto del gruppo Amici del Vento. Da via Evandro, una strada laterale, partì una raffica di colpi d’arma da fuoco sparati da un gruppo composto da cinque o sei persone. Franco Bigonzetti, 20 anni, studente di Medicina, venne colpito alla testa e morì sul colpo. Francesco Ciavatta, 18 anni, ferito, tentò la fuga lungo una scalinata laterale, ma fu inseguito e colpito nuovamente alla schiena: morì durante il trasporto in ospedale. Altri militanti riuscirono a salvarsi rientrando nella sede e chiudendo la porta blindata.
La banda armata fuggì in auto. Poco dopo arrivarono le forze dell’ordine, allertate dai residenti che avevano udito gli spari. Intanto, davanti alla sezione missina si radunarono numerosi militanti: la tensione salì rapidamente e sfociò in scontri con la polizia. In quel contesto rimase ucciso un terzo giovane, Stefano Recchioni, 19 anni, militante della sezione Colle Oppio. Colpito alla testa, morì dopo due giorni di agonia. Anche su questo episodio, come sull’intero agguato, le responsabilità non sono mai state definitivamente chiarite.
Alcuni giorni dopo arrivò la rivendicazione dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale (NACT), un’organizzazione terroristica di estrema sinistra fino ad allora sconosciuta. In una cassetta audio, lasciata accanto a una pompa di benzina, veniva letto un comunicato che recitava: «Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d'Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell'accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all'uso delle armi».
Le indagini non portarono a colpevoli accertati. Nel 1987 alcuni militanti di Lotta Continua furono arrestati, ma tutti coloro che finirono a processo vennero assolti per insufficienza di prove. Una delle armi usate nell’agguato, una mitraglietta Skorpion, fu ritrovata anni dopo in un covo delle Brigate Rosse a Milano e risultò impiegata in altri tre omicidi terroristici. Resta ignoto il percorso che portò quell’arma nelle mani degli attentatori.
Da allora Acca Larentia è diventata luogo di commemorazioni rituali, spesso accompagnate da polemiche e tensioni. Nel corso degli anni non sono mancati episodi di violenza, controversie sulla memoria pubblica e scontri politici. Più recentemente, i raduni annuali del 7 gennaio hanno attirato l’attenzione mediatica e giudiziaria per i saluti romani e i simboli neofascisti esibiti, portando all’apertura di inchieste per apologia di fascismo e a decisioni istituzionali volte a limitare commemorazioni non ufficiali.
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