30 Novembre 2025
Paolo Becchi, fonte: imagoeconomica
Il filosofo e opinionista Paolo Becchi ha pubblicato un post sui suoi profili social, presto diventato virale. In esso, Becchi ha fatto un confronto volutamente provocatorio tra il ddl stupro e l'obbligo del vaccino Covid: "Se fare l'amore senza consenso è violenza, lo è stata anche l'inoculazione di massa".
Il post di Paolo Becchi, in cui il filosofo mette in parallelo la violenza sessuale e il vaccino somministrato sotto pressione economica e lavorativa, continua a far discutere, ma trova consenso in una parte sempre più numerosa dell’opinione pubblica critica verso la gestione pandemica. Becchi sostiene che “non esiste consenso libero” quando una persona viene costretta ad accettare un trattamento sanitario per non perdere lo stipendio, e che le misure adottate durante il periodo Covid avrebbero rappresentato una forma di coercizione di massa. Una posizione che molti cittadini, sospesi dal lavoro per mesi o costretti a vaccinarsi per mantenere il proprio reddito, sentono di condividere.
La gestione vaccinale, con obblighi indiretti, green pass rafforzati e forti pressioni sui lavoratori, rimane un tema irrisolto. A distanza di anni, ancora manca una riflessione istituzionale trasparente sugli effetti sociali e professionali di quelle scelte. Le decisioni politiche e tecniche dell’epoca vengono oggi rilette da parte dell’opinione pubblica come un superamento dei limiti del consenso informato e del rispetto delle libertà individuali. L’idea di Becchi — che definisce quella stagione “una violenza statale sistemica” — trova terreno fertile tra chi chiede un riesame delle norme e delle responsabilità.
Parallelamente, il nuovo ddl sullo stupro, al centro del dibattito politico, viene visto come un intervento nato dalla necessità di rispondere mediaticamente a casi di cronaca, più che dal reale studio dei problemi legati alla violenza di genere. Secondo questa linea di pensiero, l’urgenza legislativa rischierebbe di produrre norme poco chiare, sbilanciate e suscettibili di interpretazioni troppo estensive, con il rischio di trasformare questioni relazionali complesse in materia penale senza adeguate garanzie.
La convergenza tra il post di Becchi e le obiezioni al ddl porta alcuni commentatori a vedere un filo comune: la necessità di ridefinire cosa significhi davvero “consenso”, evitando che venga manipolato o semplificato sia sul piano sanitario sia su quello giudiziario. In questo senso, la polemica aperta dal filosofo ha riacceso un dibattito più ampio sul rapporto tra Stato, libertà individuali e uso del potere normativo.
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