14 Agosto 2023
Saviano e Murgia, fonte: Facebook @Willam Beccaro
Lettera al mio Giudice
“Signor giudice,
vorrei tanto che un uomo, un uomo solo, mi capisse. E desidererei che quell’uomo fosse lei.”
Come il dottor Charles Alavoine nello straordinario capolavoro di Georges Simenon, anch’io sento il bisogno di confessarmi. Mi sono lasciato andare, ho vomitato tutto ciò che mi tenevo sullo stomaco da anni e non è stata una cosa né nobile né bella.
Il punto è, signor giudice, che il mondo culturale italiano è marcescente, putrido, una lurida cloaca.
Mi consenta un esempio: se lei avesse sostenuto il suo esame e avesse saputo – come ho saputo io – che il nome del vincitore sarebbe stato scelto da una rosa di candidati composta da raccomandati, se lei avesse saputo che il suo compito d’esame non sarebbe stato neppure letto, perché la signora E.S. aveva già pattuito con gli altri componenti della cupola che il vincitore dovesse essere M.C., credo che anche lei avrebbe perso fiducia nel sistema.
Perché il punto, signor giudice, è che il sistema è sempre stato marcio. Nelle case editrici lavoravano iscritti al PCI che sistematicamente ostacolavano gli scrittori di talento di destra. Pensi a Elio Vittorini che rifiutò Il Gattopardo o a Italo Calvino che sistematicamente, più volte, rifiutò gli scritti di Guido Morselli.
Ma vede, Vittorini e Calvino erano grandi scrittori. Mi spiego meglio: erano del PCI, ma non erano al loro posto unicamente per quello, anzi!
Ed erano competenti, capivano di letteratura.
Oggi, al contrario, la signora E.S. e le sue / i suoi colleghi sono parte del kitsch della sinistra, del carrozzone del politicamente corretto che non ha alcuna competenza ma un disegno politico.
La realizzazione dell’agenda globalista richiede l’indottrinamento delle persone. La promozione della Gender culture è un passaggio chiave. I lettori (già una sparuta minoranza degli italiani) devono convincersi che avere una famiglia queer è giusto, bello e progressista, che un matrimonio eterosessuale non consumato è valido, che la famiglia non è quella “società naturale fondata sul matrimonio” prevista dalla Costituzione, ma un parco giochi dove dare libero sfogo alle proprie perversioni sessuali.
I tempi cambiano, signor giudice, vedo che anche lei – con le sue calzette colorate e la maglietta griffata sotto la toga, sta alla virilità di suo nonno come Vladimir Luxuria sta alla femminilità di mia nonna.
Ma non è questo il punto, è chiaro che ormai – liberi tutti – sia normale incontrarla (come io l’ho incontrata) a braccetto con un mio collega col riporto.
Non deve dunque stupire che gli autori italiani che vengono intervistati da Fabio Fazio siano tutti del medesimo orientamento politico. Oggi, persino un gigante come Giuseppe Berto verrebbe bollato come fascista ed escluso dal mondo editoriale italiano.
No, signor Giudice, il mio non è soltanto uno sfogo per il trattamento che mi è stato riservato. Se mi credessi davvero un fuoriclasse, prenderei “la ragazza dall’occhio nero” (nota, la sua Browning) e la farei finita, come fece Guido Morselli al culmine della disperazione dopo una vita di rifiuti.
Il mio è anche lo sfogo di un lettore che vede il più importante premio italiano sistematicamente assegnato a scrittori integrali al sistema, allevati nel sistema, venuti alla luce grazie al sistema.
Io non sono né retrogrado né intollerante, ma questo andazzo ha definitivamente compromesso la qualità della letteratura italiana.
Pensi se i giudici venissero selezionati così, o se gli appalti pubblici assegnati così, o se i posti nei consigli di amministrazione delle società statali affidati così… “Ma infatti è così”, lei mi risponde “e la Corte Costituzionale ci priva dei nostri diritti, i ponti crollano e le società statali perdono il denaro dei contribuenti”.
Ha ragione, mi scusi. Restiamo alla letteratura: oggi, invece dei Cesare Pavese, degli Elio Vittorini e degli Italo Calvino, nelle case editrici ci sono intrallazzone /i che non hanno mai scritto una riga, eccetto le note scritte con la loro matita rossa e blu a margine dei manoscritti per raccomandare i loro autori.
A noi lettori non resta che rileggere i classici e riflettere.
Mi consenta di concludere con Voltaire: “Una volta che il fanatismo ha incancrenito il cervello, la malattia è quasi incurabile. … Ci sono fanatici a sangue freddo: sono i giudici che condannano a morte quelli che non hanno commesso altro crimine che non pensarla come loro; e questi giudici sono tanto più colpevoli, tanto più degni di esecrazione del genere umano”.
Di Marco Porcio Catone.
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