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Benedetto Croce

A proposito di Ordine dei Giornalisti: la Stampa Venduta è antica come il tornio

I paradossi di una tessera che garantisce solo i diritti di chi la possiede e mai la qualità del servizio offerto

Di Montel-L'opinione

11 Gennaio 2022

Ordine dei Giornalisti di Lombardia. Paolo Brambilla al ballottaggio per i pubblicisti

Aristotele, che era sì il pomposo istitutore di Alessandro il Grande ma non proprio l’ultimo dei cretini (sempre che sia ancora possibile nominare i filosofi senza incorrere nelle ire dei Soloni televisivi che sbraitano «Quella è gente che sa solo pensare! Lo hanno fatto il Vaccino?!»), Aristotele, dicevamo, cominciava molti dei suoi ragionamenti con la formula «Premesso che…» e così io, che ho imparato che conviene copiare da “quelli bravi” ai tempi delle versioni di greco, farò altrettanto.

Premesso che con il termine “professione” oggi s’intende perlopiù l’esercizio di un’arte che risponda a degli standard qualitativi allineati alla migliore versione possibile di una disciplina, per esempio la conoscenza della Legge, o dell’uso delle forbici da parrucchiere, o dell’arte di schiacciare i brufoli senza creare ematomi (sì, mi riferisco all’Albo delle estetiste!, e non storcete il naso, voialtri seduti sulle vostre tessere associative ad Albi che considerate più degni!), e premesso che dalla partecipazione consociativa a un Albo professionale noi deduciamo che un qualsiasi prestatore d’opera si trasformi, ipso facto, in un “professionista”, io torno da queste pagine a invocare lo scioglimento dell’Albo dei Giornalisti.

Lo so, non è abbastanza, Voi vorreste di più! Vorreste una “Penne Pulite!”. Vorreste una Norimberga dell’Informazione, sul modello di quella pochade anni ’90 che servì a trasformare un impiegato dello Stato in cerca di notorietà in un eroe nazionale (durò quanto una soubrette, poverello: il tempo che le tette di una ragazza impiegano a perdere il loro metafisico turgore, e costui era già in seconda linea al Bagaglino della Politica); voi vorreste quel maxiprocesso che valse a distruggere un certo numero di vite, a esiliare un Mister X (la lettera dello scandalo la trovi sempre, là dove ti aspetti di incontrarla), e a convincervi che la Prima repubblica era finita e che fosse giunto il tempo per la Vera ResPublica; lo vorreste perché chiunque abbia assistito allo spettacolo vomitevole della messa-in-scena degli ultimi due anni (chiunque disponga dell’intuito necessario a stabilire quando un bambino gli stia raccontando una colossale baggianata, s’intende!), ormai è illivorito al punto da sentirsi al Colosseo, con il pollice eccitato accanto al pugno chiuso, e non vede l’ora di puntarlo a terra pur di osservare i caini della dis-informazione trascinati nelle cucine dove operano i Master Chef di leoni e pantere.

Pochi che siate, voi che non potete più sopportare lo spettacolo disgustoso di televisioni e giornali gremiti di untuosi leccaculo, di adulatori del Potere Vigente, di presentatori di Sagre Paesane che si dànno toni da speaker delle Nazioni Unite, di analfabeti scientifici che osano confutare scienziati di chiara fama, apostrofandoli come “rincoglioniti”…pochi che siate, dicevo, voi che non siete rimasti ipnotizzati dai Maghi Meschini della Fabula Nera (magari nemmeno per merito vostro, sia chiaro! Magari solo perché l’antidepressivo che prendete ve lo impedisce, chimicamente, o perché avete avuto una madre o un padre cronicamente bugiardi e avete imparato ad avvertire nella pelle, con le vibrisse dell’anima, quando qualcuno vi prende per il culo), pochi che siate, ripeto, voi che avete smesso di ascoltare la televisione e di comprare i quotidiani (la Repubblica, il sabato, ormai costa 3 euro, perché nessuno la compra più quei brogliacci immondi ma gli stipendi dei contributors vanno pur pagati! Saranno felici molti gatti, credo, di poter abbandonare le proprie deiezioni su qualcosa che costa più di una Tshirt di H&M), pochi che siate, appunto, a questo punto vorreste poter compilare una top-hundred di sedicenti giornalisti da trascinare alla sbarra, finalmente vincolati al rigoroso silenzio imposto dal rispetto per un’aula di Giustizia, e osservarli mentre il pubblico ministero di turno argomenta le accuse, confuta le loro affermazioni, parola per parola, mette in luce ogni singola panzana che sia stata spacciata per dato appurato. Insomma…lo vorreste retto, puro, questo pubblico ministero: un po’ Jack McCoy di Law&Order, ma anche onesto e limpido come il bambino della fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore”: «Ma il Re è nudo!» diceva lui, tenerello, e tutti quelli che stavano ad applaudire le vesti inesistenti infine trovavano il coraggio di ripetere insieme a lui «O poffarbacco! Il bimbo è nel giusto, dunque! Il Re è nudo!».

Come vorreste pagare un’emittente, quale che fosse, per vedere da casa il reality di quel processo! Come vorreste seguire le emozionanti avventure di quei venditori di fumo tossico mentre consumano i pasti in ordinarie carceri, insieme a chi vendeva armi, truffava vecchine al bancomat, imboniva in tv raccontando di miracolosi dimagramenti (perché quelli la galera l’hanno fatta davvero, «d’accooordooo?!»).

Lo so, lo so, ora come ora non vi sentite in vena di essere generosi! Non potete, in effetti, perché ogni volta che vedete una sedicente paladina della verità raccontare la sua Fabula Nera nascosta dietro a una maschera di camuffamenti chirurgici che la fanno somigliare alle squinzie assunte a tempo indeterminato alla corte dell’industriale dell’intrattenimento che lei dileggia e irride da anni, ogni singola volta!, il vostro cervello va in cortocircuito e vi domanda: «Come puoi credere all’onestà e alla buona fede di un essere umano che mente sul suo volto, e sulla sua età, e che è ancora tanto succube dell’effetto che produce sulle gonadi maschili?»; non potete perché ogni volta che uno degli Araldi del Potere interrompe un convenuto che non si adegui alla Fabula Nera proprio un attimo prima che costui termini l’esposizione dei suoi dati, in voi una voce si alza a gridare «Ma fallo almeno finire, villanzone che non sei altro! Mettilo nelle condizioni di riportare le notizie per cui lo avete convocato nel Castello del Potere!». Non potete nemmeno voi, miei ex lettori di romanzi, perché se è vero che avete sempre saputo che il mondo è un palco immaginato da Pirandello in un teatro progettato da Kafka, pur non avreste mai supposto che prima o poi vi sareste trovati nei panni di Joseph K., il protagonista del Castello; e mi domando perché, poi! Non avete mai varcato la soglia di un Ufficio Pubblico italiano per ottenere un certificato raro e irreperibile come…che so?...uno Stato Civile? o un Certificato di Residenza? Ma non disperdiamoci nelle pieghe della fantasia di Kafka, per carità.

Insomma: vorreste proprio una “Penne Pulite”, voi altri, anche se molti di voi la chiamerebbero “Operazione facce da chiulo” (copyright di 4 matrimoni e un funerale), perché in effetti i Giullari più solerti alla corte del Potere, ormai, sono i volti in tv; è un segno dei tempi, lo abbiamo detto: i menestrelli vendono poco, e quindi molti di loro hanno abbandonato la scrivania e il pc in favore del cerone: «In Onda fra tre minuti!»

Ebbene? Perché arrivare fin qui? E perché Partire da Aristotele e dai suoi sillogismi? Perché io vi dico che non c’è bisogno di un processo, ma solo di un colpo di forbici. Un colpo di forbici che in molti invocano da anni, per di più, specialmente dalle file dei più duri-e-puri professionisti dell’informazione. Perché, se è vero che col termine “professione” s’intende l’esercizio di un’arte che risponda a degli standard qualitativi allineati alla migliore versione possibile di una disciplina, allora è del tutto evidente che quella dei giornalisti non è una “professione”, ma un “esercizio”, tout court; non meno titolata ad esistere, sia chiaro! Ognuno ha diritto di pagare chi vuole perché costui tessa le sue lodi, per carità! “E’ la pubblicità, bellezza!”.

Quindi ZAC! Via l’ordine. Troppo poco, dite? Ma STATE SCHERZANDO!? Credete forse che quei menestrelli sarebbero altrettanto tronfi, con pizzetti e mosche altrettanto curati, con occhialini altrettanto vezzosi, con cotonature altrettanto soufflé, con boccucce altrettanto a orifizio di gallina, se non potessero fregiarsi del titolo di “portatori della verità”? Lo pensate, voi, perché forse supponete che saprebbero essere altrettanto seri e deontologici del Dottor Mastrota, che lo fa da anni in modo egregio con soddisfazione sua e di chiunque cerchi un materasso o una batteria di pentole. Ma vi sbagliate! Credete a me, che dispongo di quella tesserina (finché non me la toglieranno) e che frequento da sempre gli altri tesserati: il grado di sicumera, di superbia dei menestrelli è tale solo perché si sentono investiti di un titolo che reputano chic e nobile al contempo, e mai si piegherebbero a fare sponsorizzazioni esplicite. Macché! Quei giullari saltellano e tintinnano i loro cappellini a sonagli solo perché sono ammessi alla tavola del Re da “pari”, sia chiaro, e non mangiano insieme ai domestici nelle segrete stanze di Downtown Abbey, là dove non batte mai il sole, no!, loro spiluccano dalle mani unte del Monseigneur.

Ecco,  riportiamo verità nel salone delle feste: sopra i Potenti, che intrallazzano fra loro per continuare a mangiar caprioli e trombare con le starlette più gnocce e sotto, coi camerieri e la cuoca, i loro pennivendoli, quelli che prendono un salario per raccontare le loro gesta e tessere le lodi dei loro abiti inesistenti. E vedrete che fuggi-fuggi! Vedrete come tutti, nessuno escluso, torneranno a difendere la Verità quando sarà proprio il conseguimento della Verità più Sin-Cera il premio più alto, quello che qualifica come Professionista e non come Prestatore d’Opera.

Per concludere: quanti si dannino, oggi, coi pugni serrati alle meningi che intanto oscillano da destra e sinistra, pensando che mai prima d’ora si sia giunti tanto in basso, costoro ricordino che la Stampa Venduta è antica come il tornio; tant’è vero che nei protocolli operativi di ogni singolo Colpo di Stato degli ultimi secoli, al secondo posto, dopo “Occupazione del Palazzo del Governo”, c’è sempre stato il punto “Presa in Carico di tutti i Mezzi di Comunicazione e Asservimento di Prestigiosi Cantori del Potere”.

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