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Terapie intensive al 6%: dov'è l'emergenza di cui tutti parlano?

Gli ultimi dati Agenas parlano di appena 520 persone ricoverate nelle terapie intensive nazionali: un dato che contrasta con i toni allarmistici delle autorità

22 Novembre 2021

Terapie intensive al 6%: ma dov'è l'emergenza di cui tutti parlano?

fonte: Twitter @Libero_official

Secondo le ultime rilevazioni di domenica 21 novembre sono appena 520 le persone ricoverate nelle terapie intensive del nostro Paese, corrispondenti al 6% dei posti letto disponibili in tutta Italia. Un dato nazionale che al momento va a scontrarsi con i toni allarmistici utilizzati dalle autorità politiche e sanitarie, per le quali entro un mese i reparti ospedalieri potrebbero tornare al limite della capienza a seguito dell'aumento di contagi e ricoveri. A fronte di questi numeri tuttavia, sono in molti a domandarsi dove sia l'emergenza di cui tutti parlano e se sia veramente utile utilizzare il panico e la paura come strumenti per contrastare la diffusione del contagio.

Terapie intensive al 6%: dov'è l'emergenza?

Per avere una panoramica chiara della situazione epidemica nel nostro Paese basta andare sul portale dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) dove sono riportati i numeri dei ricoveri nel corso dell'ultimo mese. Stando agli ultimi dati è possibile notare un lieve e graduale incremento dei ricoverati per Covid a livello nazionale e regionale, sia nei reparti di terapia intensiva che nei reparti ordinari. Su tutto il territorio nazionale infatti il valore medio delle terapie intensive occupate è del 6% (8% per i ricoveri in area non critica), con gran parte delle regioni che si mantengono lontane dalla soglia minima del 10% oltre la quale scatta la zona gialla.

Unica regione a superare il limite è attualmente il Friuli-Venezia Giulia, che con il suo 15% di ricoveri in terapia intensiva potrebbe rischiare di tornare in zona gialla entro l'inizio di dicembre. Con il 9% dei ricoveri in TI ci sono invece Lazio e Liguria, mentre più in basso troviamo Marche, Toscana e le due province autonome di Trento e Bolzano. Tutte le altre regioni si trovano al momento in linea o al di sotto della media nazionale del 6%. All'inizio del mese di novembre la media nazionale dei ricoveri in terapia intensiva era del 4%.

Le autorità sanitarie restano pessimiste

Gli operatori sanitari non appaiono tuttavia così ottimisti e alla luce dei dati odierni temono per le prossime settimana un ritorno ai periodi più bui della pandemia. Secondo il presidente della Società di Anestesia, Analgesia e Rianimazione Antonino Giarratano infatti "con queste cifre e con questa tendenza preoccupante, che cade nel periodo autunnale e invernale in cui le aree critiche sono già sotto pressione, nel giro di un mese il sistema ospedaliero delle terapie intensive rischia pericolosamente l'intasamento".

A provocare l'aumento di contagi e ricoveri non vi sono soltanto i no vax, ma una combinazione di ulteriori fattori tra cui l'arrivo dell'influenza stagionale e la graduale diminuzione dell'immunizzazione data dal vaccino: "Per fortuna oggi abbiamo i vaccini che stanno difendendo in maniera importante la salute di milioni di italiani, Questo significa che oggi i ricoverati sono soprattutto persone che hanno rifiutato la vaccinazione e altre che invece presentano condizioni di particolare fragilità ed alti fattori di rischio e stanno uscendo dopo 10 mesi dalla copertura piena dal contagio".

"Questa situazione - ha poi proseguito Giarratano - si andrà presto a sommare all'influenza stagionale che causa circa 8.000 morti tra i pazienti più fragili e che nelle prossime settimane inizierà a circolare nel nostro Paese conducendo ad un affollamento di ricoveri pericoloso e probabilmente insostenibile".

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