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Green pass mense aziendali, la risposta degli operatori: "Traditi dal Governo"

Palazzo Chigi approva la certificazione verde obbligatoria per la ristorazione collettiva, ma il settore non ci sta. "Noi sempre presenti anche in pieno lockdown"

15 Agosto 2021

Green pass mense aziendali, la risposta degli operatori: "Traditi dal Governo"

Il Green pass sarà obbligatorio nelle mense aziendali, ma la misura non piace al mondo della ristorazione collettiva, in prima linea da sempre durante la pandemia. La risposta degli operatori, infatti, è perentoria: "Ci sentiamo traditi dal Governo".

Per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati diventa ora essenziale essere in possesso della certificazione verde. Ma la precisazione, arrivata nella serata del 14 agosto, ha subito incontrato l'ostilità non solo degli utenti, ma anche degli operatori.

Green pass mense aziendali, la risposta degli operatori: "Traditi dal Governo"

"Per la consumazione al tavolo al chiuso", si legge nelle nuove Faq con cui Palazzo Chigi puntualizza l'utilizzo del Green pass negli ambienti lavorativi, "i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde". A tal fine, precisa la nota, "i gestori sono tenuti a verificare le certificazioni con le modalità indicate dal Dpcm del 17 giugno.

Sul tema è intervenuta il giorno successivo, il 15 agosto, l'associazione di categoria. Massimiliano Fabbro presidente dell'Associazione nazionale imprese della ristorazione (Anir) si è espresso con amarezza nei confronti della nuova misura: "Noi non siamo proprietari dei luoghi, né dei mezzi di produzione. Noi garantiamo un servizio alla collettività chiude, altamente controllate e con misure di prevenzione precise, e non dovrebbero essere oggetto di verifiche tramite Green pass per questa ragione". "Ci sentiamo traditi dal Governo, aggiunge Fabbro, perché noi ci siamo stati sempre e sappiamo cosa significa la prevenzione contro la diffusione del virus". E racconta: "Eravamo a Codogno in piena zona rossa nella primavera del 2020, c'eravamo per le forze di Polizia e i sanitari in prima linea contro il Covid19. Assurdo dopo 16 mesi sentirci presi di mira, quando siamo quelli che da sempre si sono fatti protagonisti del rispetto delle normative igienico-sanitari".

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