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Vaccino obbligatorio, Zaia: "Un no vax non dovrebbe essere medico"

Il presidente della Regione Veneto si scaglia contro gli operatori sanitari che si schierano contro l'obbligo vaccinale, ma il dramma è la carenza del personale

20 Luglio 2021

Vaccino obbligatorio, Zaia: "Un no vax non dovrebbe essere medico"

Luca ZaiaFoto: LaPresse

Sul vaccino obbligatorio per gli operatori sanitari non c'è discussione per il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Con una frase choc, nello stile pragmatico e schietto che contraddistingue il leader veneto: "Un no vax non dovrebbe essere medico".

"Se sei contro i vaccini non devi andare a fare il medico. Non è possibile che un medico si dichiari no vax, altrimenti all'università quando uno studiava i vaccini doveva andarsene dicendo che erano tutte menzogne e andare a fare un altro lavoro". Con queste parole Luca Zaia attacca i sanitari che si oppongono all'obbligo vaccinale, in una intervista a ReteVeneta.

Vaccino obbligatorio, Zaia: "Un no vax non dovrebbe essere medico"

Difficile per il governatore leghista affrontare la questione no vax nel mondo della medicina: "Una delle difficoltà di allontanare i medici che hanno rifiutato il vaccino riguarda il numero sempre più ridotto di medici e sanitari "oggi non siamo nelle condizioni di allontanare medici, lo faremo applicando la legge, ma lo faremo con molta oculatezza". Quello che emerge dalle parole del presidente Zaia è una grave carenza di personale, un trend comune a tutte le regioni e che è drammaticamente emerso durante la fase più acuta della pandemia.

Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, in Italia mancano almeno 4mila medici, mentre entro il 2025 mancheranno nei nostri ospedali circa 16500 figure professionali. Con tutte le occorrenze del caso. Tra i problemi della professione sanitaria, l'accesso alla carriera per i più giovani, vittime di un sistema che penalizza chi si trova ancora agli inizi. Per specializzarsi oggi bisogna frequentare le scuole presenti in una rete di università e ospedali, che durano dai 4 ai 5 anni e gli studenti vengono remunerati circa 25mila euro l’anno. A frenare, poi, il fatto che si accede tramite concorso nazionale. "I posti resi disponibili dal Ministero, a causa dei tagli e della mancanza di programmazione, sono sempre meno del numero dei candidati", racconta Stefano Guicciardi, presidente di FederSpecializzandi, associazione dei medici in formazione specialistica. "Nel tempo si è così formato un grosso 'imbuto formativo' in cui si affollano i giovani abilitati alla professione ma impossibilitati a specializzarsi. Quest’anno per esempio le stime parlano di circa 19mila medici per poco più di 8mila posti di specializzazione".

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