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Terroristi italiani Francia, la legale Terrel: "I dossier italiani sono incompleti"

Irene Terrel, avvocata di sei dei nove italiani di cui si richiede l'estradizione, ha denunciato l'impreparazione della parte italiana. Richiesta di estradizione da rifare

24 Giugno 2021

Terroristi Francia, la legale Terrel: "I dossier italiani sono incompleti"

Fonte: lapresse.it

Nuovi aggiornamenti sul caso dei terroristi italiani arrestati in Francia: secondo quanto riportato dalla legale di sei di loro, Irene Terrel, i dossier forniti dall'Italia "sono incompleti, e non rispettano la legge europea sull'estradizione". L'udienza ai nove uomini accusati di terrorismo durante gli anni di piombo è iniziata nella giornata del 23 giugno. Dalle dichiarazioni della legale, però, emerge una carenza di dettagli che ora mette a rischio la possibilità per l'Italia di chiedere il rientro e il processo.

"Procura come la Difesa sono arrivati alla stessa conclusione, cosa che non succede sempre. Sia la Procura che la Difesa hanno denunciato la carenza di informazioni contenute nei dossier italiani. È un po' sorprendente tenuto conto del tempo che lo Stato italiano aveva a disposizione per preparare i dossier. Ieri è stata stigmatizzata la carenza dei dossier italiani", dice l'avvocata francese di sei dei nove ex terroristi fermati in Francia con un blitz a fine aprile, il giorno dopo le udienze davanti  alla Chambre de l'Instruction della Corte di Appello di Parigi.

Terroristi italiani Francia: cos'è l'articolo 12 della procedura Ue di estradizione

"La Procura ieri ha concluso come noi che i dossier inviati dall'Italia erano incompleti e non conformi con la procedura di estradizione europea", ha infatti dichiarato Terrel. E, quindi: "La Difesa come la Procura hanno chiesto un supplemento di informazioni data la carenza dei dossier." In particolare, osserva l'avvocata, "È stato violato l'articolo 12 della procedura europea di estradizione".

L'articolo 12 della Convenzione europea di estradizione firmata a Parigi il 13 dicembre 1957 prevede in particolare l'originale o la copia autentica sia della sentenza di condanna esecutiva sia del mandato di cattura o di qualsiasi altro atto avente la stessa efficacia, rilasciato nelle forme prescritte dalla legge della Parte richiedente. Il tutto correlato da una esposizione precisa e dettagliata dei fatti per i quali l’estradizione viene richiesta, oltre che da altri dossier che approfondiscono identità dei soggetti indagati e la natura giuridica dell'accusa.

Chi sono i terroristi italiani arrestati in Francia 

Il 29 settembre prossimo la Corte di Appello di Parigi si pronuncerà sulle questioni preliminari di costituzionalità sollevate dagli avvocati degli ex terroristi italiani, e cinque di loro compariranno in udienza. La Difesa, infatti, contesta in particolare lo status dell'avvocato che rappresenta lo stato italiano, William Julié, che può intervenire nel corso delle udienze ma che non prende parte alla procedura. In questo modo, aggiunge Terrel, viene volato il principio del contraddittorio". Il 30 giugno compariranno dinnanzi alla Chambre de l'Instruction della Corte di Appello di Parigi gli altri quattro ex-terroristi. I nove erano stati catturati in Francia. Il blitz "Ombre Rosse", è stato messo a segno dagli agenti dall’antiterrorismo francese (Sdat), in cooperazione con lo Scip l'organismo interforze italiano guidato dal generale dell'Arma Giuseppe Spina, sotto la Direzione centrale della polizia criminale coordinata dal prefetto Vittorio Rizzi.

Questi sono i dettagli sugli imputati per i quali l'Italia chiede l'estradizione.

Luigi Bergamin, ideologo dei Proletari armati per il comunismo (Pac). Deve scontare 26 anni, ma nel 2023 la pena cadrà in prescrizione.

Giorgio Pietrostefani, 78 anni, tra i leader di Lotta Continua, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, nel 1972. L’ordine di esecuzione della pena risale al 2008.

Enzo Calvitti, 66 anni, brigatista rosso ,deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni, oltre alla libertà vigilata per 4 anni, per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi.

Roberta Cappelli, 66 anni, ex brigatista, deve scontare l’ergastolo per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato, attentato all’incolumità. Tra gli altri reati, Cappelli è colpevole di aver ucciso il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi nel 1980, l’agente di polizia Michele Granato nel 1979, il vicequestore Sebastiano Vinci (nel 1981). La richiesta di esecuzione della pena risale al 1993.

Giovanni Alimonti, brigatista rosso, 66 anni, deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni, per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso di atti pubblici. L’ordine di esecuzione della pena risale al 2008.

Narciso Manenti, 64 anni, dei Nuclei Armati Contropotere territoriale, deve scontare l’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, ucciso a Bergamo nel 1979. L’ordine di carcerazione di Manenti risale al 1986.

Marina Petrella, 67 anni, brigatista rossa deve scontare l’ergastolo per aver ucciso, assieme a Cappelli, il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi. Petrella è colpevole anche per aver rapito il giudice Giovanni D’Urso (nel 1980), per l’attentato contro il vicequestore Nicola Simone, aver sequestrato Ciro Cirillo, assessore regionale della Dc, e aver ucciso i due uomini della scorta. L’ordine di esecuzione della pena risaliva al 2000

Sergio Tornaghi, 63 anni, ex brigatista rosso, deve scontare l’ergastolo per partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, pubblica istigazione, attentato per finalità di terrorismo, detenzione e porto illegale di armi e violenza privata. Tornaghi è colpevole di aver ucciso Renato Briano, direttore generale della Marelli di Milano. L’ordine di carcerazione di Tornaghi risale al 1987.

Raffaele Ventura, ex esponente delle Formazioni comuniste combattenti, la sua condanna è vicina alla prescrizione.

A mancare ancora all'appello, non rintracciato dall'indagine, è Maurizio Di Marzio. Brigatista rosso, condannato per il reato di partecipazione a banda armata e per aver tentato di rapire due poliziotti. 

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