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Autostrade S.p.a.: quando i governi non fanno gli interessi del Paese

Il lento degrado delle strade italiane, tra disservizi e infrastrutture inadeguate

Di Pierfranco Faletti

15 Maggio 2021

autostrada

Autostrade S.p.a.: quando i governi non fanno gli interessi del Paese

Da almeno un anno, percorrere in automobile l’autostrada A7-A12, sulla tratta Serravalle-Livorno, è diventata una sgradevole avventura. E non è certo l’unico caso del genere, oggi in Italia. Come ha più volte pubblicamente affermato il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, questa situazione sta fortemente penalizzando la sua Regione, sia nelle attività economiche, che soprattutto in quelle turistiche. Rappresenta uno scenario indecente, in cui l’automobilista utente si sente impotente e tiranneggiato. Si viaggia molto spesso su un’unica corsia, mentre sull’altra, come ci si aspetterebbe, tutto tace.

Il gestore, finalmente conscio dello stato precario in cui versa la sua rete, avrebbe scelto infatti la linea prudente di dimezzare, in molte tratte, il traffico, per cercare di ridurre i rischi di incidenti e di morti. Un ponte, caricato con la metà dei pesi transitabili, è certamente meno vulnerabile, così come una galleria percorsa con il 50% delle auto, è meno rischiosa, in caso di smottamenti ed infine lo è un muro di contenimento, in caso di frane.

Come si è arrivati a questa brutta storia? Negli anni Novanta, su imposizione dell’Unione Europea, i governi dell’Ulivo, diretti da Romano Prodi e Massimo d’Alema, smantellarono rapidamente e, a mio parere, rovinosamente, il sistema delle partecipazioni statali. Cadde in quella maglia anche un vero e proprio gioiello nazionale, la Società Autostrade S.p.a., di proprietà dell’IRI.

Era il Gruppo che aveva creato la prima rete autostradale in Europa, prima della Francia, prima della Gran Bretagna, seconda soltanto a una Germania, che si era però fermata alle vecchie autostrade con il fondo in cemento armato, volute da Hitler negli anni Trenta del Novecento. Chi, come il sottoscritto, ha percorso quelle strade, ricorda le sgradevoli condizioni di viaggio.

L’autostrada del Sole invece, progettata da un esperto che tutto il mondo allora ci invidiava, l’Ing. Ezio Vanoni, alla guida di un team eccezionale, formatosi nella Società di engineering SPEA Costruzioni, anch’essa di proprietà del gruppo IRI-Autostrade, aveva rappresentato un modello di riferimento mondiale. Questo gioiello, nel 1999, è stato pertanto venduto, si fa per dire, a prezzi convenienti, alla famiglia Benetton, detentrice di un marchio famoso in tutto il mondo, in tutt’altro settore, quello della maglieria. Quattro fratelli geniali, in pochi anni, avevano creato infatti una realtà internazionale, presente in decine di paesi e vanto del made in Italy. Questa famiglia totalmente inesperta nel campo autostradale, è diventata invece rapidamente esperta in quello della riscossione dei pedaggi. Sostanziosi introiti giornalieri, sicuri, in contanti, senza concorrenza, forniti da una macchina perfettamente oliata e funzionante: il sogno di ogni percettore di reddito.

I Benetton hanno ridotto così progressivamente il loro impegno, nel settore che tanto brillantemente avevano creato ed hanno privilegiato i consistenti utili delle attività autostradali. Il loro leader Luciano Benetton, secondo Forbes all’877° posto, quale uomo più ricco del mondo, nel 2003 preferì così dedicarsi a navigare sui mari dei cinque continenti, con mega yachts di lunghezza fino a 80 metri, o a passare il suo tempo nell’immensa proprietà argentina. Nel nuovo contesto imprenditoriale, ai vari protagonisti, era però sfuggito un particolare non trascurabile: le autostrade non producono soltanto pedaggi, ma richiedono investimenti e manutenzioni molto impegnative. E questo particolare, forse sottovalutato, ha causato il crollo del ponte Morandi, la morte di 43 persone e l’attuale grave sofferenza di una rete, che rende molto faticoso il nostro modo di viaggiare.

Morale della favola: due eccellenze aziendali, nei loro differenti settori, negli anni Novanta del secolo scorso, hanno prodotto due ronzini negli anni duemilaventi, lasciando sul percorso morti e feriti. I responsabili politici di disastri come questi, in Italia non si trovano mai ed i nomi dei protagonisti sono appena sussurrati. A noi utenti, rimane invece qualcosa di concreto con cui fare i conti e cioè che, nonostante i continui disservizi subiti, i pedaggi sono sempre sfacciatamente in vigore e forse questa è l’unica manifestazione di normalità, in una vicenda così brutta. 

Al Governo Draghi, il compito di utilizzare i fondi che ci presterà l’Europa, per rianimare un settore fondamentale, in cui l’Italia ha dettato legge, per anni, in tutto il mondo.

 

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