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DPCM, il GIP del Tribunale di Reggio Emilia si esprime: 'Illegittimo'

La Sentenza del GIP di Reggio Emilia che demolisce i DPCM ed i Decreti Legge definendoli “illegittimi” e di fatto sancisce un “libera tutti”

Di Massimo Leonardi

14 Marzo 2021

DPCM, il GIP del Tribunale di Reggio Emilia si esprime: "Illegittimo"

Roma, Palazzo di Giustizia (Wikipedia)

La pronuncia con cui il GIP del Tribunale di Reggio Emilia, con la sentenza N. 2995/2020 RGNR, ha reso illegittimo il DPCM dell’8.03.2020, e quelli successivi, non ha avuto la giusta risonanza mediatica, in quanto risulta essere, a tutti gli effetti, una sentenza che scriverà la storia.

Il fatto trae origine dalla falsa compilazione dell’autocertificazione da parte dei due imputati, i quali, per dare contezza del loro essere al di fuori dell’abitazione, in contrasto con le disposizioni imposte dal DPCM dell’8.03.2020, attestavano falsamente ai Carabinieri del posto, di essere andati a sottoporsi ad esami clinici, e per l’effetto veniva emesso nei loro confronti, decreto penale di condanna contestando la violazione dell’art. 483 C.P. (c.d. falso ideologico).

Il Giudice adito, attraverso un’argomentazione logico giuridica di assoluta pregevolezza, ai fine di giungere al proscioglimento dei due imputati per insussistenza del fatto, rileva la “indiscutibile illegittimità del DPCM dell’8.03.2020, evocato nell’autocertificazione sottoscritta da ciascun imputato – come pure di tutti quelli successivamente emanati dal Capo del Governo” poiché hanno configurato, stabilendo un divieto generale e assoluto di spostamento al di fuori della propria abitazione, un vero e proprio obbligo di permanenza domiciliare, violando per l’effetto, la libertà personale degli individui ex art. 13 della Costituzione.

Appare fin da subito dirompente la pronuncia suddetta in quanto, non si limita a sancire l’illegittimità del DPCM dell’8.03.2020, ma bensì anche di tutti quelli successivi e quindi, evidentemente, anche del DPCM del 3.11.2020 con il quale furono instaurate per la prima volta le c.d. “zone colorate” (gialla, arancione e rossa), fino ad arrivare all’ultimo, emanato dal Governo Draghi lo scorso 2.03.2021 che richiamava, per la quasi totalità, le disposizioni dei precedenti atti normati.

La pronuncia dell’ottimo Giudice, prosegue argomentando con dovizia di particolari, gli effetti dell’articolo 13 della Costituzione, violato ripetutamente delle norme illegittime, affermando che, “l’art. 13 della Costituzione stabilisce che le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo su un atto motivato dall’Autorità Giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla Legge”, sicchè, primo punto granitico, del principio costituzionale citato, è che un “DPCM non può disporre alcuna limitazione alla libertà personale, trattandosi di una norma con effetti regolamentari e quindi di rango secondario e giammai di un atto normativo avente forza di legge”.

Secondo aspetto rilevante del principio costituzionale di cui all’art. 13, e altro tema rilevantissimo sollevato dal Giudicante, “è quello secondo il quale neppure una legge (o un atto normativo avente forza di legge, qual è il decreto-legge) potrebbe prevedere in via generale ed astratta, nel nostro ordinamento, l’obbligo della permanenza domiciliare disposta nei confronti di una pluralità indeterminata di cittadini, posto che l’art. 13 Cost. postula una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, implicando necessariamente un provvedimento individuale, diretto dunque nei confronti di uno specifico soggetto”.

Ictu oculi, il Giudice sancisce quindi l’illegittimità non solo dei DPCM ma anche dei Decreti Legge, è questo l’aspetto forse rilevante della pronuncia - per certi versi epocale - poichè anche questi ultimi strumenti di legge, attuati guarda a caso, proprio in questi giorni dal Governo Draghi (Cfr. D.L. del 13.03.2021) al posto dei DPCM, sono connaturati dagli stessi profili di illegittimità presenti nei DPCM passati, ovvero da evidenti compressioni dei diritti fondamentali di ciascun individuo, fra tutti, quello inviolabile della libertà personale ex art. 13 Cost.

Concludendo l’analisi della pronuncia, un altro passo fondamentale della stessa colpisce particolarmente, ovvero quello in cui viene “stroncato” l’ultimo vano tentativo posto in essere da parte di alcuni “sostenitori” (il Giudice li denomina così) ad ogni costo della “conformità a Costituzione dell’obbligo di permanenza domiciliare sulla base della considerazione che il DPCM sarebbe conforme a Costituzione, in quanto prevederebbe delle legittime limitazioni delle libertà di circolazione ex art. 16 Cost. e non della libertà personale”.

In altre parole, come qualche lettore attento ricorderà, il Governo appena succeduto, adduceva (erroneamente) l’applicazione e la bontà dell’adozione dei DPCM proprio in considerazione del c.d. “diritto alla salute” sancito dall’art. 16 Cost. ovvero secondo il quale “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”.

Orbene anche in questo caso, il GIP di Reggio Emilia, sgombera il campo a fraintendimenti, e con lucidità cita un principio della Corte Costituzionale (Cfr. Sentenza n. 68/1964), ove viene affermato che la libertà di circolazione riguarda i limiti di accesso a determinati luoghi e giammai può comportare, come nel caso di specie, un obbligo di permanenza domiciliare. Prosegue la motivazione affermando che “è indiscutibile che si versi in chiara e illegittima limitazione alla libertà personale”.

Alla luce dei fatti esposti dalla Sentenza citata, il sistema giuridico normativo, costruito dallo scorso Governo e da quello attuale, per limitare gli effetti della pandemia da COVID19, è risultato essere, oltreché palesemente inefficace in termini di risultati ottenuti, gravemente lesivo per la libertà personale di ciascun cittadino, in palese contrasto con i dettami della nostra Carta Fondamentale.

Conseguentemente, si dovrà necessariamente, assorbendo gli effetti della Sentenza, cambiare completamente la metodologia di provvedimenti, rendendoli meno invasivi della libertà personale e quindi conformi alla Costituzione, se così non accadrà, sicuramente seguiranno altre pronunce, in linea con la Sentenza citata e con l’ultimo filone giurisprudenziale che sta prendendo pian piano vigore.

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