Martedì, 02 Marzo 2021

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Benedetto Croce

Offese alla Meloni: nei luoghi di cultura si dovrebbe imparare il rispetto della donna e delle idee

Basta alle offese gridate da più parti, persino dagli atenei e dai luoghi di cultura. Serve un nuovo modo di confrontarsi

Di Diego Serino

22 Febbraio 2021

Offese alla Meloni: nei luoghi di cultura si dovrebbe imparare il rispetto della donna e delle idee

Giorgia Meloni (fonte foto Lapresse)

Un declino morale e sociale senza fine quello che il nostro mondo occidentale sta vivendo. Una società ipocrita, a parole sempre più aperta e progredita, nei fatti molto meno. “Vacca” e “scrofa” sono parole dette, tra l’altro ad una donna, che di certo non ci aspetteremmo uscire dalla bocca di un docente di storia dell’Università che, oltre ad essere esimio autore di libri e sicuro uomo di cultura, ha in mano anche la formazione umana di chi frequenta le sue lezioni. Non voglio prolungarmi in un giudizio morale nei confronti delle becere e scomposte parole di Giovanni Gozzini, docente dell’Università di Siena ma sottolineare la deriva culturale continua che caratterizza il nostro modo di vivere e di affrontare le diversità, soprattutto quella delle idee. Parole come quelle espresse in diretta radio sarebbero già esecrabili se pronunciate da chiunque, figuriamoci da chi dovrebbe sapere, proprio perché conosce la storia, che bisogna pensare prima di parlare e seminare odio come tanti “cattivi maestri” del nostro recente passato. Il confronto non solo quello politico, ma anche quello personale, si fa sul dialogo non sulle offese violente che alimentano solo insensati scontri. Credo che in questi casi bisogna essere chiari perché si parla di due questioni da sempre fondamentali: la libertà di esprimere le proprie idee, nel rispetto degli altri, senza essere attaccati a parole o fisicamente, tra i principi basilari della democrazia, e quello del rispetto della donna che dovrebbe proprio partire dai luoghi di cultura, atenei in prima fila. Bisogna essere chiari un’offesa ad una donna è un’offesa, indipendente da chi la pronuncia, un gesto è “fascita”, se con questo termine vogliamo, non proprio correttamente, definire qualcosa di violento, turpe e poco democratico, indipendentemente dalla parte politica ed ideologica dalla quale proviene. Senza nessun tipo di giustificazione. Solo quando si ragionerà in questo modo ci si potrà confrontare in modo costruttivo affinché i differenti punti di vista si trasformino da ostacolo in risorsa. Per fare questo, tuttavia, servono persone equilibrate e pronte all’ascolto, non professori che pur conoscendo la storia non l’hanno ancora capita. L’odio genera odio. Il confronto genera ricchezza.

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