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Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Cosa resterà della famiglia tra tradimenti legittimati da codici fiscali, droghe e un individualismo che fa di ogni desiderio un diritto ?

Ci convinciamo di essere moderni ed evoluti, ma finiamo per comportarci come animali ben vestiti e dipendenti, convinti che il denaro possa comprare tutto, anche ciò che, una volta distrutto, non si può più recuperare

14 Gennaio 2026

Cosa resterà della famiglia tra tradimenti legittimati da codici fiscali, droghe e un individualismo che fa di ogni desiderio un diritto ?

Con la loro lucentezza artificiale, il glamour ostentato e un’eleganza che spesso è solo superficie, alcuni luoghi sono diventati il simbolo di una vita lussuosa fondata su denaro, bellezza e potere. Di giorno, luoghi come Cortina, Montecarlo, appaiono rassicuranti: strade silenziose, famiglie apparentemente solide, donne impegnate tra lavoro, figli e quotidianità. Sembra il teatro perfetto di un benessere ordinato, dove la ricchezza promette armonia e stabilità.
Ma è una facciata.
Al calare della sera quel decoro si dissolve e lascia spazio a un altro spettacolo: un palcoscenico di ostentazione, dove il denaro diventa lasciapassare universale e tutto, davvero tutto, appare acquistabile. Anche ciò che un tempo si chiamava dignità. Anche la lucidità. Anche la coscienza.
Sono luoghi in cui l’etica è stata progressivamente archiviata come un fastidio del passato, sacrificata sull’altare del piacere immediato e dell’edonismo senza freni. Il sesso, svuotato di ogni dimensione affettiva e relazionale, è ridotto a merce; la droga, normalizzata e silenziosa, diventa il complemento perfetto di notti sempre più artificiali. Cocaina, pasticche, sostanze “ricreative” servono ad anestetizzare il limite, a cancellare il senso di colpa, a prolungare l’illusione di onnipotenza che il denaro promette ma non mantiene.
Le escort – giovani donne disposte a monetizzare la propria sensualità – popolano strade e locali, mentre uomini sposati e non, spesso alterati, offuscati non solo dal desiderio ma anche dalle sostanze, cedono a un’idea di libertà che somiglia più a una fuga. Non sono padroni delle proprie scelte: sono consumatori compulsivi di corpi, emozioni e chimica.
E non sono solo uomini. Anche donne insoddisfatte cercano emozioni sempre più forti, rivolgendosi a gigolò che, con astuzia, occupano spazi lasciati vuoti da relazioni impoverite e da una morale considerata ormai un optional.
Non è solo sesso.
Non è solo droga.
È una crisi profonda di senso, una società che non sa più stare sobria, né emotivamente né mentalmente.
Questa ipersessualizzazione, amplificata dall’uso sistematico di sostanze, non riguarda più soltanto certi ambienti esclusivi: è il riflesso di una cultura dominante che trasforma ogni aspetto dell’esistenza in merce e in stimolo. Internet, social media e pornografia hanno creato un mercato permanente del corpo e del desiderio; la droga ne diventa il carburante, lo strumento per reggere ritmi disumani, notti infinite, relazioni vuote. La sensualità, un tempo legata all’intimità e al pudore, è diventata spettacolo pubblico, esibizione senza freni, consumo chimicamente assistito. E in questo circolo vizioso, i legami si logorano, le famiglie si disgregano, la fiducia si dissolve.
La vera vittima di questa deriva è la famiglia.
Quel nucleo che per generazioni ha rappresentato il centro emotivo e simbolico della società oggi viene progressivamente svuotato, relativizzato, messo in discussione in nome di un individualismo vorace e dipendente. Le donne tradite e svalutate si ritrovano a fare i conti non solo con l’infedeltà, ma con partner assenti, anestetizzati, incapaci di presenza emotiva. Gli uomini, sedotti da una felicità chimica e immediata, perdono il senso dell’impegno e della responsabilità. I figli crescono in ambienti fragili, instabili, dove il tradimento e l’alterazione diventano normalità non detta ma percepita.
Non sorprende allora che i giovani non credano più nel valore della famiglia. Mancano modelli credibili, manca la testimonianza di relazioni fondate sulla lealtà, sulla sobrietà emotiva, sulla capacità di resistere alla tentazione dell’eccesso. La famiglia tradizionale viene liquidata come un’idea obsoleta, sconfitta dal vortice del desiderio, dalle infedeltà seriali e da una cultura che celebra lo sballo come forma di libertà. Il denaro non ha portato solo benessere: ha finanziato la rovina dei legami che tenevano insieme la società.
Alle donne “per bene”, a quelle che non si riconoscono in questo mercato permanente di corpi, droghe ed emozioni, spesso non resta che eclissarsi. Ritirarsi. Difendere in silenzio ciò che resta della propria dignità, mentre intorno tutto invita a perdere controllo, confini e pudore.
E qui si arriva al paradosso finale.
Oggi le escort hanno un codice ATECO. Una collocazione amministrativa. Una legittimazione formale. La mercificazione del corpo diventa attività economica riconosciuta, mentre l’uso di droga o il semplice viagra, che spesso accompagna questi ambienti resta un’ipocrisia tollerata, purché discreta e funzionale al consumo. Ci si chiede allora se chi ha reso possibile tutto questo abbia mai pensato alle conseguenze: all’evasione fiscale dei clienti, alla normalizzazione del pagamento come simbolo di potere, alla distruzione silenziosa di famiglie e coscienze.
Un tempo si diceva che i veri uomini non avessero bisogno di pagare per sentirsi tali. Oggi pagare, sniffare, consumare sembra diventato un segno di status. E questi uomini sanno cosa portano a casa? Sanno che non tradiscono solo una moglie, ma un patto, una famiglia, dei figli? Sanno che non è solo il corpo a essere contaminato, ma la fiducia, la salute mentale, sanno che se il coniuge perde serenità a pagare sono i figli ?
Il Codice civile, all’articolo 143, parla chiaro: il matrimonio si fonda su fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione e coabitazione. Il tradimento viola quel dovere. Eppure non è reato. Ha solo conseguenze economiche.
L’assurdo dell’assurdo: se violi un impegno fondamentale, paghi. E più sei ricco, meno ti pesa. L’amore pugnalato alle spalle diventa una voce di bilancio. I figli, un danno collaterale.
Forse questa legge, o il modo in cui la interpretiamo, ci è sfuggita di mano.
Tutto è ormai ammissibile: sesso comprato, droga consumata, assenza di etica, in nome di un individualismo primitivo che confonde la libertà con lo sballo e il desiderio con il diritto. E mentre ci convinciamo di essere moderni ed evoluti, finiamo per comportarci come animali ben vestiti, dipendenti, convinti che il denaro possa comprare tutto. Anche ciò che, una volta distrutto, non si può più recuperare.

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