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L’architetto Alessandro Ormas: “L’edilizia sta rivedendo la luce. Milano Due è casa, lavoro e un buon tester per l’andamento del mercato”

Il famoso architetto milanese parla a Il Giornale d’Italia del suo excursus professionale, delle criticità e dei vantaggi del mondo del design, e della collaborazione con moglie e sorella

Di Stefano Bini

14 Giugno 2022

Alessandro Ormas

Interiors è uno studio di progettazione multidisciplinare nato a Milano nel 2008 dalla collaborazione professionale degli architetti Alessandro Ormas, Laura Moretti e la decoratrice di interni Valentina Ormas, accumunati dall' interesse per la ricerca e sviluppo in tutti gli ambiti dell’architettura. L’artigianalità dell’approccio costruttivo è ciò che garantisce l’unicità dei progetti ai quali lavorano. Hanno collaborato con diversi brand di moda e design, ed i loro progetti sono stati pubblicati su molte riviste di settore e magazine online. Il Giornale d’Italia ha incontrato l’architetto Alessandro Ormas che, dopo la Laurea  in Architettura e la specializzazione in interni ha lavorato come progettista per il prestigioso studio PTW Architects  di Sydney, dove ha vissuto, ha iniziato in autonomia a disegnare, progettare e realizzare interni, prestando grande attenzione alla leggerezza degli spazi ed alla loro fruibilità; infatti, dal 2008 si occupa di design di interni e progettazione architettonica nel suo studio di Milano Due, in Segrate, presso la Residenza Botteghe. Sue strette collaboratrici sono Laura Moretti e Valentina Ormas, entrambe con un sostanzioso cv.

Come ha vissuto gli ultimi due anni e mezzo il comparto del design, a causa della crisi dovuta al Covid?

«Il comparto del design negli ultimi anni ha subito forti rallentamenti e grandissime difficoltà dovute alla pandemia, che ha rallentato le forniture di materiali ed ha evidenziato problematiche legate alla logistica ed al lavoro in azienda, che è stato necessariamente scaglionato per evitare il contatto tra i lavoratori ed arginare la diffusione del virus. Questo ha portato ad enormi difficoltà soprattutto nel rapporto con la pubblica amministrazione poiché lo smart working non consente ovviamente di avere un rapporto diretto con gli operatori. Uno sviluppo positivo però c’è stato, quello della informatizzazione dei portali delle pubbliche amministrazioni ed alla velocizzazione di alcune pratiche che prima era necessario presentare di persona. Il nostro studio ha dovuto bloccare le attività di cantiere per qualche mese ma la progettazione è andata avanti grazie a video conferenze con i clienti, ma appena terminato il lockdown abbiamo ripreso velocemente tutte le nostre attività al completo e con grande slancio. A risentirne davvero sono state le manifestazioni e le esposizioni del design ma ormai speriamo di essere definitivamente fuori, da questa crisi almeno.»

 

Come si è aperto il 2022?

«Il 2022 si è aperto nel migliore dei modi, esattamente come si era chiuso il 2021. Nel complesso, abbiamo avuto una leggera flessione nel 2020, come era ovvio che fosse, con il lockdown e la chiusura della cantieristica e di ogni attività edili e non solo, ma gli ultimi due anni sono stati i migliori da quando abbiamo iniziato la nostra attività di progettazione e costruzione. Siamo molto felici di come stia evolvendo il mercato e di come stiamo lavorando soprattutto in quest’ ultimo lasso di tempo, in cui abbiamo dato il massimo e ottenuto davvero ottimi risultati. Purtroppo, le problematiche legate alla crisi Ucraino-Russa di questi ultimi mesi si riflettono in ogni campo, non solo quello legato all’approvvigionamento energetico ma anche alla reperibilità dei metalli, del legno, dei trasporti e logistica: l’aumento delle materie prime e quello dei trasporti ha portato ad un repentino innalzamento del costo di ogni fornitura e questo esula dal controllo di qualsiasi azienda e società, compresa la nostra. Nonostante questo, stiamo reagendo bene portando a termine i nostri progetti nei tempi e costi stabiliti ed è questo per noi motivo di soddisfazione!»

 

Una casa disegnata e arredata bene fa rima con…

«Una casa disegnata e arredata bene fa rima con “conviene”. Sono moltissime infatti le iniziative statali che permettono ai clienti di accedere ai bonus fiscali ed in questo modo effettuare operazioni edili di manutenzione straordinaria di immobili ed arredo ad esso legati, risparmiando fino al 50% per quanto riguarda le opere interne, fino ad un importo di 96.000 euro; per quello che riguarda rifacimento della facciata delle palazzine e ville i bonus arrivano al 110% addirittura. Per quanto tempo avremo a disposizione questi incentivi fiscali non è dato saperlo ed è per cui consigliabile sfruttarli finché possibile.»

 

In Italia, burocrazia e tempi lunghi ammazzano qualsiasi iniziativa. Il settore del design ne è esente o anche lì si annusano certe difficoltà?

«In Italia la burocrazia è una delle principali cause legate alle difficoltà di fare impresa. Il settore del design e delle costruzioni vive un rapporto simbiotico con la burocrazia poiché la norma, consentendo alle costruzioni di rispettare determinati standard abitativi ed estetici, spesso complica eccessivamente la vita ai progettisti ed anche i committenti. Qualsiasi attività imprenditoriale vive d’idee ma se queste idee, come spesso avviene, vengono costrette eccessivamente all’interno di un recinto burocratico ne risultano snaturate, impoverite o addirittura rese impraticabili, pur essendo di buon senso e apprezzate dagli stessi enti a cui si propone di collaborare, il che è un’assurdità. Negli anni, il modo di abitare delle persone è cambiato ma purtroppo con esso non è cambiata la burocrazia che avrebbe dovuto snellirsi e plasmarsi sulle nuove necessità delle imprese, in una parola la burocrazia dovrebbe essere più “resiliente”, termine divenuto comune a seguito dell’emergenza covid. All’estero, ad esempio, è molto più facile iniziare una nuova attività imprenditoriale e questo porta moltissimi giovani imprenditori a muoversi verso altri lidi invece che investire qui. Questo chiaramente si riflette sull’architettura e sul design perché senza imprenditoria e senza clienti non si fa progettazione.»

 

Abita e lavora a Milano Due, dove ha aperto uno studio. Cosa fa di preciso? È da solo o in team?

«Il nostro studio di Progettazione è “familiare”, costituito da me, mia moglie Laura Moretti per la parte progettuale-costruttiva e da mia sorella Valentina per quello che riguarda la decorazione d’interni e le finiture. Siamo un giovane team molto dinamico ed appassionato del nostro lavoro, ingrediente senza il quale la nostra attività sarebbe impraticabile. Ci occupiamo della fase progettuale nella sua completezza ed in ogni dettaglio, della costruzione degli immobili ed infine dell’arredo e della decorazione degli interni. In pratica, accompagniamo il cliente dal momento in cui acquista o vuole ristrutturare il suo appartamento fino alla riconsegna delle chiavi dell’immobile pronto per essere abitato. Il nostro focus è l’interior design ma ci occupiamo anche di allestimento, progettazione architettonica di esterni e di complessi, ed ogni tanto a richiesta di graphic design. Questo ufficio è nato da un’idea di mio padre più di 35 anni fa ma Laura, Valentina ed io siamo subentrati in completa autonomia circa una decina di anni fa attualizzandolo sotto diversi aspetti: dalla scelta di fornitori giovani con stile e avanguardia al metodo lavorativo che consente al cliente di avere un unico referente per la ristrutturazione, decorazione ed arredo del proprio immobile, dandoci davvero ottimi risultati dei quali siamo molto contenti. Quello che non è cambiato negli anni è appunto l’entusiasmo nell’affrontare nuovi progetti e nuove sfide, il che è fondante nel nostro lavoro perché consente di cercare sempre soluzioni innovative, particolari e “ad hoc”, tagliate su misura del cliente.»

 

Milano Due pare sia un buon tester per sondare prezzi di case, arredarle o ristrutturarle…

«Milano Due è in realtà un terreno molto particolare perché i prezzi delle case tendono ad un andamento sinusoidale abbastanza frequente. Basti pensare che negli ultimi cinque anni hanno subito oscillazioni di circa 1000 € al metro quadrato in più e meno. È inoltre possibile riscontrare enormi differenze di prezzo in base alla residenza in cui si trova l’immobile, alla vicinanza o meno ai servizi, e questo è percepito quasi esclusivamente da coloro che risiedono nel quartiere da tempo e non da chi si è appena trasferito da Milano. La popolazione del quartiere è molto esigente verso quelli che sono gli standard progettuali e costruttivi e per cui è molto importante operare con grande attenzione al fine di ottenere la completa soddisfazione del cliente. Progettualmente, le case di Milano Due, per quanto siano state costruite molto bene quasi 50 anni fa, devono necessariamente adattarsi e plasmarsi il più possibile al periodo storico in cui viviamo: le caratteristiche richieste agli spazi abitativi non sono le stesse dell’epoca in cui furono concepiti ma soprattutto negli ultimi due anni hanno subito una forte evoluzione a causa dell’emergenza sanitaria. E’ necessario dare molta più attenzione allo spazio della zona giorno in cui cucina e soggiorno tendono a convivere in modo permeabile, denotandosi come uno spazio comune che possa essere all’occorrenza suddiviso da porte scorrevoli, pareti mobili o da setti vetrati; viene richiesta spesso la creazione di studi o angoli da adibire allo smart working o video conferenze; anche i locali servizi hanno ormai la loro dignità e possono essere decostruiti, ad esempio, inserendo vasche da bagno o docce in camera e separandoli dal locale sanitario attraverso un divisorio che possa essere nuovamente vetrato o meno. Alla base della nostra proposta progettuale vi è il tentativo di eliminare o ridurre il più possibile i corridoi e recuperare cosi metri quadrati preziosi, mantenendo gli spazi fruibili, eleganti e sempre su misura.»

 

Le prospettive per il futuro sono rosee o ancora faticose?

«Le prospettive sono assolutamente rosee e credo sia necessario guardare con ottimismo al futuro nonostante la contingente crisi in Ucraina, che sta creando seri problemi in termini di logistica, ed approvvigionamento di materiali, e la passata emergenza sanitaria poiché la flessibilità ed il dinamismo sono le componenti essenziali del nostro vivere quotidiano. Un’attività professionale è lo specchio della società, muore quando è ferma, quando è priva di prospettive e non riesce a rinnovarsi: fortunatamente tutto ciò è molto lontano da noi.»

 

 

 

 

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