Martedì, 13 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Lungo la Via Francigena nel Lazio: tre tappe tra borghi, laghi vulcanici e antiche strade

Da Acquapendente a Gaeta passando per i Castelli Romani e l’Appia Antica fino al mare del Sud.

12 Gennaio 2026

La Via Francigena è più di un percorso: è una memoria collettiva che attraversa l’Europa da nord a sud unendo i popoli sotto il segno del viaggio e del culto religioso. Nata nel Medioevo come via di pellegrinaggio da Canterbury (sud dell’Inghilterra) a Roma, fu percorsa da decine di migliaia di viandanti, monaci e cavalieri diretti alla tomba di Pietro. Ma non si fermava alla Città Eterna: proseguiva verso Benevento e la Puglia fino a Santa Maria di Leuca, porta del Mediterraneo verso Gerusalemme, lungo la Francigena denominata “del Sud”. Oggi è un itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, un cammino di oltre 2.000 chilometri che unisce storia, natura e spiritualità. Nel Lazio la morfologia del percorso cambia continuamente: dalle dolci colline della Tuscia alle distese dell’agro Romano, al mare del basso Lazio, passando per i laghi vulcanici dei Castelli Romani.

Da Acquapendente a Bolsena: la via dei boschi e dei vulcani
Acquapendente
è il paese delle torri e dei fiori, a circa 2 ore mezzo da Roma. Il nome Acquapendente richiama il sistema di ruscelli sotterranei che caratterizzano il sottosuolo della zona. La Cattedrale del Santo Sepolcro è il cuore spirituale della città: la facciata in stile settecentesco è stata progettata dall’architetto Nicola Salvi, lo stesso che disegnò il frontale di Fontana di Trevi. La Cattedrale ospita al piano inferiore una cripta medievale del 1100 molto suggestiva e ben illuminata, e il Sacro Sacello, unico in Europa, riproduzione in formato originale del Santo Sepolcro in Terrasanta contenente la pietra bagnata del sangue di Cristo portata dai crociati. Anche per questo Acquapendente venne definita “la Gerusalemme d’Europa”. Ogni anno a maggio la città si copre di colori per la tradizionale sfilata dei Pugnaloni, mosaici di fiori e foglie realizzati a mano che rievocano la libertà riconquistata dagli aquesiani nel Medioevo. I pannelli sono quindici, 2,60 mt. x 3,60 mt., conservati solo 12 mesi nella Cattedrale poiché hanno una natura effimera e sono destinati alla distruzione ogni anno. Pugnaloni da pungolo, lo strumento agricolo per spingere i buoi con cui i contadini della zona si liberarono dal dominio di Barbarossa nel 1166.
Fuori dal borgo, una breve deviazione dalla Via Francigena conduce al Bosco del Sasseto che accoglie il viandante in un’atmosfera da fiaba tanto da meritare l’appellativo di Bosco di Biancaneve. Al centro di una radura sorge la Tomba di Edoardo Cahen, marchese di Torre Alfina, un mausoleo neogotico costruito nel 1880 dall’architetto Giuseppe Partini. Il sentiero si inoltra tra querce, faggi, agrifogli e lecci centenari che affondano le radici tra massi di origine vulcanica, ricoperti di muschi e licheni dando luogo a una biodiversità tipica di varie latitudini. Il bosco è un lembo di foresta primaria esteso per 60 ettari all’interno di una riserva protetta di 3 mila ettari che da decenni non viene tagliata né modificata per non alterarne la struttura originaria. E’ aperto alle visite accompagnate da personale specializzato solo su prenotazione. E’ stato spesso utilizzato come set cinematografico in vari film tra cui “Il racconto dei racconti” diretto da Matteo Garrone. Il cammino riprende verso Borgo San Lorenzo Nuovo, situato su un altopiano panoramico a circa 500 metri di altitudine. La piazza centrale si distingue per il suo impianto urbanistico settecentesco di forma ottagonale, voluto da papa Pio VI quando il vecchio abitato venne abbandonato. E’ utile fare una sosta panoramica in questo borgo per ammirare il paesaggio del Lago di Bolsena che si apre alla vista dalla strada principale in tutta la sua bellezza. Poi il sentiero scende dolcemente attraverso uliveti e vigneti verso il lago, nato dal collasso di un grande vulcano circa 370.000 anni fa. Le sue acque limpide riflettono il profilo medievale di Bolsena. Da visitare la Basilica di Santa Cristina, un complesso di quattro differenti edifici annessi in secoli successivi al corpo principale con le catacombe che custodiscono le spoglie della giovane martire e gli affreschi che raccontano il miracolo eucaristico dell’XI secolo. Poco sopra il borgo la Rocca Monaldeschi della Cervara domina la valle: dalle sue torri la vista sul lago è spettacolare. All’interno il Museo Territoriale racconta la storia geologica e archeologica della zona. Molti i reperti etruschi esposti come il famoso trono delle pantere. E’ piacevole passeggiare sul lungolago al tramonto e assaggiare in uno dei tanti ristorantini alcune specialità come la sbroscia bolsenese (una zuppa di pesce di lago), coregone alla mugnaia e latterini alla brace.

L’Appia Antica e i Castelli Romani: sul solco della regina viarum
La Francigena del Sud inizia a Roma in corrispondenza della Via Appia Antica, la più celebre delle strade romane. Chiamata dai poeti regina viarum fu costruita nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua e poi a Brindisi. Ancora oggi, percorrendo il suo basolato, sembra di sentire l’eco dei carri, dei soldati e dei mercanti che per secoli l’hanno attraversata. All’altezza di Porta San Sebastiano si affacciano le Catacombe di Domitilla, tra i sotterranei più estesi a Roma. Poco oltre, il Complesso di Massenzio con la villa, il circo e il mausoleo del giovane figlio Valerio Romolo, raccontano la magnificenza imperiale tra rovine e pini secolari. Il percorso culmina al Mausoleo di Cecilia Metella, monumento funebre del I secolo a.C., poi inglobato nel Castrum (Castello) Caetani di origine medievale in un dialogo perfetto tra epoche e stili. Oltrepassata la città la strada si inoltra nella campagna romana punteggiata di acquedotti e vigne. È qui che la Francigena del Sud si intreccia con la dolcezza dei Castelli Romani, territorio di laghi vulcanici, boschi di castagni e borghi che conservano il fascino di un tempo. Castel Gandolfo, residenza estiva dei Papi si affaccia sul lago di Albano, antico cratere vulcanico dalle acque profonde. Il Palazzo Apostolico e i Giardini Barberini sono un piccolo scrigno di arte e natura, dove convivono le geometrie barocche e i resti della Villa di Domiziano, residenza imperiale del I secolo. Ad Albano Laziale i Cisternoni romani stupiscono per le dimensioni e l’ingegnosità: un sistema idrico monumentale scavato nel tufo che per duemila anni ha garantito acqua alla città. Il cammino sulla Via Francigena prosegue verso Nemi dove il borgo si specchia nell’omonimo lago, minuscolo e incastonato come una gemma nel cratere. Da visitare lungo le rive il Tempio di Diana Nemorense e il Museo delle Navi Romane con le ricostruzioni delle gigantesche imbarcazioni fatte realizzare da Caligola, veri palazzi galleggianti affondati misteriosamente e recuperati in epoca fascista ma andati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il viaggio tra i Castelli Romani è anche un percorso di sapori: pane casereccio, porchetta, vini dei Colli Albani e, naturalmente, le celebri fragoline di Nemi a cui è dedicata una sagra a giugno ogni anno. Tutti i negozi propongono prodotti realizzati con il frutto tipico della zona: miele alle fragoline, liquore alle fragole, dolci alle fragoline, il fragoncello, digestivo a base di fragoline.

Lungo la Via Francigena del Sud: Itri, Gaeta e Formia
Il tratto finale della Francigena nel Lazio conduce verso il mare tra Itri, Gaeta e Formia lungo le pendici dei Monti Aurunci. Il borgo di Itri con le sue case in pietra e il castello medievale a tre torri nasconde un’anima ribelle. Nel Museo del Brigantaggio la storia si intreccia con la leggenda: qui visse Michele Pezza detto Fra Diavolo, il più famoso tra i briganti del Regno di Napoli, figura controversa tra patriottismo e banditismo. Il centro cittadino è tagliato dal Corso Appio-Claudio (un tratto della Via Appia) che i locali chiamano Lo Straccio dal latino stratio, vecchia stazione di posta per i cavalli e sede di botteghe che vendevano stoffe usate. Scendendo lungo la Gola di Sant’Andrea, l’antica Via Appia si interseca con la Francigena del Sud: due chilometri di basolato romano incastonati tra pareti di pietra e fortini medievali, uno dei tratti meglio conservati della strada consolare. Il cammino prosegue scendendo lungo un tratto panoramico ma asfaltato – in lontananza sono ben visibili le isole Pontine - fino a Gaeta, celebrata da Virgilio e Dante. La Montagna Spaccata con la sua fenditura profonda a picco sul mare si originò, secondo la leggenda, alla morte di Cristo. Trentacinque gradini più in basso si trova la Grotta del Turco dove l’acqua penetra tra le pareti verticali. Chiamata così dalla forma della mano di un turco. Si racconta di un marinaio miscredente appoggiatosi alla roccia che diventò miracolosamente morbida sotto la sua pressione. Su un’altura nel cuore della città si erge come una sentinella il Castello Angioino-Aragonese che domina il golfo. Fino al 1990 funzionò come colonia penale di massima sicurezza dove vennero detenuti anche criminali nazisti. Dalle sue terrazze lo sguardo spazia fino a Formia, famosa oltre che per i vicoli animati, per il maestoso Cisternone Romano, un capolavoro di ingegneria idraulica del I secolo a.C., e la Torre di Mola, antica fortificazione voluta dagli Angioini e visitabile ogni prima domenica del mese. La zona si distingue per le sue specialità locali dalla mozzarella di bufala, al formaggio marzolino. Itri è famosa per l’oliva verde itrana, molto gustosa raccolta in autunno. Le olive di Gaeta, color melanzana scuro sono sempre di Itri ma restano più mesi sui rami fino alla primavera. Sono di piccole dimensioni e adatte per i condimenti mentre quelle verdi risultano più saporite e croccanti, con il nòcciolo che si stacca facilmente, ideali per gli aperitivi. Tra le altre specialità della zona la salsiccia secca, le virtù di Formia e la tiella gaetana, focaccia ripiena di pesce o scarola e olive, piatto simbolo della cucina locale, oltre al gustoso fritto di calamaretti di Gaeta alla Votapiatto.

 

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x