30 Marzo 2026
Maxi-blitz contro il clan dei casalesi, 23 arresti tra cui i fratelli del boss Zagaria, sequestrate aziende per 40milioni di euro.
"Un'indagine di serie A", ha tenuto a sottolineare il procuratore capo Nicola Gratteri che ha consentito di dare scacco ad una camorra evoluta e tentacolare, che esigeva il pizzo su ogni affare nell'hinterland tra Caserta e Napoli per poi reinvestire il danaro in attività tanto lucrose quanto insospettabili. "Parliamo di una famiglia storica della camorra - ha spiegato Gratteri - Il controllo del territorio era assoluto: bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà o per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale" con un vero e proprio tariffario, che prevedeva somme variabili tra i 15.000 e gli oltre 125.000 euro in relazione al prezzo del cespite.
Sono stati i carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del Raggruppamento Operativo Speciale di Napoli a dare esecuzione all'ordinanza di misura cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. 23 le persone - 19 in carcere, 4 agli arresti domiciliari - ritenute responsabili, a vario titolo, di "associazione mafiosa", "concorso esterno in associazione mafiosa", "estorsione", "usura", "trasferimento fraudolento di valori", "illecita concorrenza con violenze e minacce", "riciclaggio", "autoriciclaggio ", "intestazione fittizia di beni", "detenzione e porto di armi e munizioni", "traffico e spaccio di sostane stupefacenti". Tra loro anche i fratelli
In carcere sono finiti Carmine e Antonio, fratelli di Michele Zagaria che è detenuto da 15 anni, e il nipote Filippo Capaldo, figlio della sorella Beatrice, catturato in Spagna, dove si era trasferito dopo essere stato scarcerato nel 2019.
Il provvedimento cautelare emesso in esito ad una complessa attività investigativa, avviata nel 2019, sviluppata attraverso attività tecniche di intercettazione, tradizionali servizi di osservazione e controllo sul territorio, nonché riscontri alle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia.
Le indagini hanno consentito, in primo luogo, di acquisire gravi elementi indiziari in ordine all'operatività di un sodalizio criminale riconducibile al clan dei casalesi - fazione Zagaria, attivo nella provincia di Caserta.
Secondo quanto emerso dall'attività investigativa, l'organizzazione sarebbe stata guidata dai due fratelli del capo clan Michele, attualmente liberi, che in qualità di reggenti, avrebbero curato l'organizzazione e il coordinamento delle attività delittuose nell'interesse del sodalizio nella provincia di Caserta, nonché da un nipote che, scarcerato nel 2019, era all'estero per seguire soltanto le vicende imprenditoriali del clan, in coerenza con il suo ruolo di leader imprenditoriale della cosca.
Nel corso delle investigazioni è stato individuato, tra gli altri, un ulteriore esponente di spicco dell'associazione che, secondo quanto emerso dalle indagini, svolgeva una funzione di "raccordo" tra la frangia armata dell'organizzazione e la sua leadership. Tale soggetto, nel seguire le direttive dei fratelli Zagaria, sarebbe stato attivamente impegnato nelle attività di estorsione, usura e traffico di sostanze stupefacenti, nonché nel controllo di alcuni settori economici del territorio, tra cui l'imposizione nelle compravendite terriere, le intestazioni fittizie di attività commerciali, la gestione delle slot machine - attività ritenuta sempre di elevato interesse economico per le organizzazioni criminali - finalizzate a garantire il sostentamento degli associati grazie alla suddivisione dei profitti derivanti dalle attività illegali.
Sono stati altresì individuati diversi esercizi commerciali nella disponibilità di alcuni indagati che venivano utilizzati come basi operative per la pianificazione e il coordinamento delle attività illecite del clan.
Ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso, poi, di accertare l'esistenza di una cassa comune del clan, utilizzata anche per investimenti in attività legali (società di autonoleggio, intestazioni fittizie per eludere la normativa in materia di prevenzione patrimoniale) e per prestiti a assi usurai, di dimostrare operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, attraverso l'impiego di denaro illecito, tramite una società con sede in Spagna e una del casertano attiva nel settore della raccolta rifiuti, entrambe riferibili al nipote del capo clan.
Le attività investigative hanno infine consentito di documentare l'avvio di un ambizioso progetto criminale tendente al consolidamento di mirati contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese, in particolare la cosca Bellocco attiva nella provincia di Reggio Calabria, divenuti nel tempo fornitori abituali di sostanze stupefacenti (soprattutto cocaina), grazie ai quali, atteso il prezzo competitivo e l'ottima qualità dello stupefacente, il clan avrebbe potuto imporsi sul mercato "casalese" strizzando l'occhio alle piazze di Caivano, sotto assedio da parte delle forze dell'ordine.
Nel corso dell'indagine sono state tratte in arresto, su provvedimenti delle Autorità Giudiziarie competenti, altre 9 persone e ulteriori 2 in flagranza di reato - tutte diverse dagli odierni indagati - e sono state sottoposte a sequestro 4 pistole, una mitraglietta "Skorpion", un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce di vario calibro, nonché circa 11 Kg di sostanza stupefacente di vario tipo.
Contestualmente all'esecuzione delle misure cautelari personali, i carabinieri del ROS hanno eseguito il sequestro preventivo dei compendi di 2 aziende, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
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