29 Gennaio 2026
Un imprenditore casertano ritenuto dagli inquirenti contiguo al clan Belforte per riscuotere il pizzo dai taglieggiati emetteva fatture. L'uomo, Clemente Izzo, 63 anni, aveva un vero impero economico, costituito da beni immobili e mobili del valore di oltre 30 milioni di euro.
A sentenziare la confisca definitiva dei beni la Corte di Cassazione. Ad eseguire il provvedimento la Direzione Investigativa Antimafia assieme alla Divisione Anticrimine della Questura di Caserta ed al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Terra di lavoro.
L'imprenditore casertano operava nel settore del cemento e della ristorazione. Il sequestro dei beni era stato operato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - Sez. Misure di Prevenzione, su proposte del Procuratore della Repubblica di Napoli, del Direttore della DIA e del Questore di Caserta nel 2022.
Ritenuto dagli inquirenti contiguo all’organizzazione camorristica dei “Belforte”, l'uomo è stato condannato in via definitiva a circa 5 anni di reclusione "per aver messo in piedi una strutturata modalità di riscossione del pizzo fondata su sovrafatturazioni che nascondevano il prezzo delle estorsioni corrisposto dai taglieggiati". In un'inedita modalità, dunque, il pizzo veniva fatturato ed incassato come pagamento!
La confisca definitiva ha permesso di far incamerare al patrimonio dello Stato beni per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro costituito da 2 interi compendi aziendali, quote di altrettante società, 62 immobili ubicati nelle province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma (13 terreni, 14 abitazioni, 2 opifici industriali, 32 garage/magazzini ed 1 multiproprietà
in costiera amalfitana), nonché 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati (2 autovetture e 16 mezzi industriali).
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