La censura alle Olimpiadi Milano Cortina 2026, in gara solo 13 atleti russi e 7 bielorussi, vietata bandiera e obbligo scritta “Individuale Neutrale"

Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 la partecipazione di atleti russi e bielorussi avviene sotto un regime del tutto particolare. Sono appena 13 i russi ammessi alle competizioni e 7 i bielorussi. Nessuna bandiera nazionale, nessun riferimento ufficiale al Paese di provenienza: al loro posto compare la dicitura “Atleta Individuale Neutrale”

Alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 partecipano solo 13 atleti russi, privati perfino della bandiera nazionale. La loro “bandiera” porta la scritta “Atleta Individuale Neutrale”. Nello stesso modo vengono presentati 7 atleti bielorussi. Non solo gareggiano senza simboli e inno, ma sono formalmente definiti “neutrali”. Una sorta di censura adottata nei confronti degli atleti.

La censura alle Olimpiadi Milano Cortina 2026, in gara solo 13 atleti russi e 7 bielorussi, vietata bandiera e obbligo scritta “Individuale Neutrale"

Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 la partecipazione di atleti russi e bielorussi avviene sotto un regime del tutto particolare. Sono appena 13 i russi ammessi alle competizioni e 7 i bielorussi. Nessuna bandiera nazionale, nessun riferimento ufficiale al Paese di provenienza: al loro posto compare la dicitura “Atleta Individuale Neutrale”.

Una censura che non si limita a eliminare i simboli statali, ma ridefinisce lo status stesso degli atleti. Non rappresentano formalmente la propria nazione, non sfilano sotto i colori nazionali, non vengono associati a un comitato olimpico riconosciuto. La definizione “neutrali” li presenta come soggetti che competono a titolo individuale, ma nel linguaggio simbolico internazionale questa neutralità finisce per assumere il significato di una sospensione dell’identità statale.

La stessa condizione riguarda i giornalisti russi accreditati ai Giochi. Sui loro tesserini stampa non compare la nazionalità, sostituita dall’acronimo INO, indicante anch’esso uno statusneutrale”. Una scelta che non ha precedenti recenti di tale portata e che alimenta il dibattito sul confine tra decisione sportiva e atto politico.

Il confronto con il passato è inevitabile. Le Olimpiadi invernali di Sochi 2014, aperte il 7 febbraio 2014, furono accompagnate da una forte narrazione mediatica internazionale. In Occidente vennero definite le “Olimpiadi dello zar Putin”, personalizzando l’evento nella figura del presidente russo Vladimir Putin. Pochi giorni dopo, tra il 18 e il 20 febbraio, esplose la crisi ucraina con il putsch di Piazza Maidan, in un contesto geopolitico segnato dal confronto tra Russia e asse USA-NATO.

Oggi lo scenario appare rovesciato: se allora l’evento sportivo veniva letto come strumento di affermazione nazionale russa, a Milano-Cortina 2026 la presenza degli atleti è ridotta e formalmente spogliata di ogni simbolo statale.