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Finale Italia-Inghilterra: vita breve dei festeggiamenti calcistici, e adesso cosa è rimasto?

Si è trattato di un trionfo, ma sportivo e basta. E che cosa è rimasto di quella festa?

Di Lapo Mazza Fontana

19 Luglio 2021

Finale Italia-Inghilterra: vita breve dei festeggiamenti calcistici e tracollo morale della plutocrazia

Fonte: lapresse.it

Ad una settimana dal trionfo (perché sì, possiamo dire che è stato un trionfo, ma anticipiamolo subito: sportivo e basta) della nazionale di calcio italiana in Inghilterra, trionfo non solo per la conquista del trofeo, ma per le condizioni concomitanti che hanno portato a tale vittoria, che cosa è rimasto di tutto quell'entusiasmo, di tutto quel HYPE (sì, sì, usiamola la parola americana, e pure maiuscola), cosa resta, cosa resterà di questi anni ottanta, come cantava una famosa canzone di Raf, cantante ad oggi forse un po' dimenticato? Che cosa è rimasto di quella festa, di quei caroselli di ometti buffi e di automobili suonanti, di quelle bandiere tricolori, di quei nazionalismi a sproposito e non, di quel trionfo, diremmo di nuovo, trionfo?
Poco. Anzi, sostanzialmente nulla.

Era già tutto o quasi tutto dimenticato dopo tre giorni, questa è la verità. Trionfo, dicevamo. Ma non era, oltre alla gloria calcistica, anche un trionfo dell'ottimismo, della ventata di ripresa post-covid di stile italiano, di Made in Italy, di Dolce Vita ed altre etichette più o meno baggiane o desuete del caso?

Ma come, eppure li abbiamo sentiti i commentatori, anche qualche volta intelligenti, gioire per il simbolo della "rinascita", per la tripletta Donnarumma-Berrettini-Draghi, per gli indubbi benefici di immagine che questa vittoria avrebbe portato al nostro paese, con relativi frizzi e lazzi, peana, filastrocche e OLÉ-OLÉ. Embeh, niente, già svaporato tutto? Fuiute tutte cose, come gli spaghetti alle vongole fuiute, ovvero in bianco? Finita la festa gabbato lo santo? 

Eppure ci ricordavamo degli ottimismi passati, soprattutto ai Mondiali, visto che gli ottimismi dell'Europeo vinto nel sessantotto, per chi c'era, forse erano molto più ottimisti perché insomma era pure il sessantotto. Gli ottimismi dell'ottantadue e del duemilasei. Ah già, quelli. Quello dell'ottantadue sì che fu un ottimismo eh. Pertini il presidente partigiano (partigiano vero, si pensi), la pipa di Bearzot, la fine degli anni di piombo, i magnifici anni ottanta, la Milano da bere, l'Italia sedicente o quasi vera quarta potenza economica del mondo, Craxi che finalmente andava ai summit del G7 e non sembrava il bidello del centro conferenze come sembravano puntualmente tutti gli sfigatissimi premier italioti prima di lui.

Eh insomma, come ottimismo mica male. Per svegliarsi (malissimo) dalla sbornietta ci vollero dieci anni. Una Italia ancora cafona assai (capirai quanto più di oggi, mah) che però che finalona, che gol, che urlo di Tardelli, e che festona popolana, che voglia di tricolore, mamma mia! Indimenticabile, anche perché, okay, in tanti eravamo bambinotti. Ma le delusioni calcistiche ai Mondiali successivi? Cocenti, terribili, fino ad oltre la Milano da bere e Tangentopoli e la italietta di era berluschina: la eliminazione agli ottavi per mano dei francesi a Mexico86, la semifinale persa ai rigori contro la Argentina a Italia90, la finale persa ancora ai rigori contro il Brasile a USA94, per non parlare del peggio che sarebbe arrivato subito dopo. Ancora una disfatta ai rigori a France98 ai quarti contro la Francia, per poi subire la Totó-truffa targata FIFA, Blatter e Byron Moreno in Corea, nel vergognoso torneo delle truffazze con gli occhi a mandorla.

E il duemilasei? La rivincita, per fortuna, a Germany2006. Un trionfone totale: squadrone di campionissimi, cori da stadio esportati in tutto il mondo, er Pupone Totti, Lippi e i suoi sigari, Francia stroncata e umiliata, vittoria in casa dei rivali storici tedeschi, e finalmente ai rigori, dopo le figuracce fatte per decenni, vendicate da giocatori finalmente alla altezza del loro compito. Tantissima roba, altro che ottimismo, una apoteosi. Ma poi? Poi nulla. Anzi peggio: la crisi economica mondiale, la fine definitiva dell'edonismo reaganiano, le balle di Berlusconi, Ruby Rubacuori, le olgettine, la fine della bolla dell'Euro, la austerity, il disastro socio-economico della UE, la Grecia fatta a pezzi, Frau Adolf Merkel, la Italia commissariata, i paesi-maiali, la fine di Berlusconi con la speranza durata l'espace d'un matin e quindi il lugubre sicario Monti, i governicchi Letta e Gentiloni, l'intermezzo surreale di Renzi (detto anche Renzusconi) con le sue praline dell'ovvio e i suoi Rolex arabi. Per non parlare del sogno di mezza estate di Madame Pochette e di Rocco Casalino, Salvini in spiaggia con la panza di fuori al Papeete, il Conte bis con la gabbana voltata a U, senza Dolce alcuno.

E poi la epopea ancora più distopica: Donald Strump, il pipistrello cinese, il Coviddi italico, i record mondiali di decessi, il LOCBAU con solo i cani a spasso, la caduta del BisConte, la fine definitiva della farsa dei partiti fintamente nemici, nella eterna spartizione della torta, con il truogolo di tutti dentro a mangiarci, soprattutto il cosiddetto Recovery Fund, detto anche Recovery FAUND dai più ignoranti, o forse dai più ingenuamente sinceri. Soldi del finto HELICOPTER MONEY, che nessun cittadino europeo, ma soprattutto italiano, vedrà mai, perché finiranno solamente nelle tasche di quelli a cui deve finire, sodali di quelli che lo hanno tirato fuori dal cappello a cilindro, dopo decenni di dottissime prediche sui soldi che non c'erano mica, e mica si potevano tirare fuori dal cappello a cilindro, macché, quandomai. Il denaro pubblico non esiste, come diceva Mad Maggie Thatcher, il macellaio della working class britannica, ma che almeno sull'Eurotruffa, ben peggiore di quella di Byron Moreno, ci aveva visto giusto.

Insomma, questa festa per la vittoria europa nel calcio, durata pochissimo, affogata dalla inettitudine globale e nazionale sulla gestione della pandemia, dalla fine di un sistema economico e sociale senza averne pronto un altro, dal pianeta che crepa sotto il peso del massacro degli animali, degli spillover, dalle alluvioni in Germania, dalla Amazzonia distrutta, dagli oceani di plastica, da un mondo che non riesce a riformarsi perché a riformarlo sono chiamati quelli che lo hanno portato al tracollo. I draghi-draghetti-dragoni, simbolo di distruzione e di rinascita promessa, forse.

Ma allora questo ottimismo del duemilaventi-ventuno, dopo i po-po-po/po-po-poo-pooo, i clacson e i tricchebballacche e gli scetavaiasse? Dopo i Maneskin che vincono l'Eurofestival e scalano le classifiche mondiali, unico gruppo rock italiano di sempre (purtroppo ad ingiustissimo excludendum di Al Bano e Romina Power), dopo il bel giovine tennista Berrettini che vince il primo set alla finalona di Wimbledon lo stesso giorno della finale di Wembley e poi perde, ma contro il mostro sacro del Tennis contemporaneo?

Hey, voi! Opinionisti, televisionari, esperti di comunicazione, spin doctor, influencer e fatalone con tette e chiappe bikinate! Non ci avevate promesso UN ALTRO, ENNESIMO, almeno piccolissimo Nuovo Miracolo Italiano? Ah no, aveva portato sfiga la ultima volta con Zio Silvio, VURRÌA MAI che menasse gramo come gli auto-portasfiga inglesi col loro merdosissimo COMING HOME (and coming out di maleducazione e di cialtroneria da hooligans) di sta cippa.

No no, come dicevamo la settimana scorsa su queste pagine, non scherziamo, la SCARAMANGA non si discute; con la SCARAMANGA non si scherza, toccandosi le palle, il ferro e i cornetti napulitani. Ma allora, a veder bene, non è che questi INFLUENCER, chiamiamoli così tutti anche se non tutti sono la Chiaraferragni (sì, scritto così, poiché unica e sola anche nel nome che diventa brand come Pininfarina e Fernetbranca e Brancamenta), non è che questi moderni sostituti di Gordon Gekko (chi non si ricorda chi sia si butti giú da un grattacielo di Manhattan per l'ignoranza caprina), non è che sono essi stessi il simbolo della SFIGA degli anni venti del duemila, che non solo non saranno "roaring twenties", ma che la loro Grande Depressione del '29 già ce la hanno ben ficcata dentro il sedere come un candelotto di dinamite dentro il povero abusato deretano di Wile Coyote?

Davvero, scaramanzie a parte, ma non è che i Gianluca Vacchi con i loro balletti sciattoni e le loro Bentley color panna DAVVERO non son più neanche divertenti, ma anche comincino, forse anche finalmente, a suscitare in tutti noi un sottile fastidio di ancora vago ma pur chiaro sapore robespierresco?

Non è che tutto il sistema, a partire dagli esibiti ottimismi dei plutocrati ormai molto oltre la sfera del tuono del parassitismo criminale, cominci finalmente a farci innervosire, almeno come idea, se non davvero proprio come reazione plastica, anzi al plastico?

Fu forse la stessa cosa, dopo gli ottimismi fuori luogo delle "folle oceaniche" sotto Palazzo Venezia che inneggiavano un ducetto grassottello e con gli occhi roteanti e dopo il cataclisma della seconda guerra mondiale. Fu lì che si potè almeno fucilare qualcuno dei responsabili della assurda tragedia, per tentare di costruire un paese migliore e stavolta minimamente civile. Non erano forse tutti col ducetto bolso gli influencer di allora, come oggi servetti, nani e ballerine plaudono ai ducetti odierni, pronti ad impoverire chiunque, tranne gli amici degli amici?

La festa è finita ben prima di cominciare, siore e siori! Anzi: sior*e sior*, perché mentre ci derubano mica vogliamo che ci derubino discriminando noi/voi gay, per carità divina. I soldi per andare con le escort ve li scordate, ci si va solo noi con la Bentley di Gianluca, ma se andate con i transgender in stile Lapo (Elkann, mica noi Lapi un pochino più low cost) mettete la bandierina arcobaleno sul parabrezza della macchina, così la scopatina potete farvela en souplesse, al riparo da sguardi indiscreti, e con la nostra benedizione, e pure quella di Chiaraferragni e Federicolucia, e pure di Rovazzi, dei Jalisse, di Bugo e Morgan, di Orietta Berti e di Raffa Carrà, da lassù, adorata, benedetta tra le donne, perfino più di Wanda Osiris.

"È la plutocrazia bellezza, e tu non puoi farci niente, niente": anzi no, ma che orrenda citazione abusata. Ci puoi fare parecchio invece. Se la plutocrazia forse non è più di moda, se è al tracollo morale, invece di invocare censure e divieti e di abbandonarti alla isteria da Covid, prova a vedere al manuale di autodifesa, alla voce Robespierre.

Ottimismo non ce n'è, vita breve dei festeggiamenti assicurata, e tracollo della plutocrazia forse, purché non sostituita da altri plutocrati successivi ancora più cafoni, dopo. Anche se dopo le ciabatte ferragne, caro mio, l'ottimismo mi sa che almeno per un po' te lo scordi.

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