Vaccino Covid, dr John Campbell: "Prima del 2021 mai trovati cilindri intravascolari anomali"- lo STUDIO di Rapley e Shelton
La presenza di materiale persistente nei vasi, soprattutto nel microcircolo, potrebbe causare effetti avversi quali ipossia cronica, danni d’organo, infiammazione e disfunzioni acute e croniche
Il medico e divulgatore John Campbell ha commentato i risultati della ricerca firmata dai dottori Bruce Rapley e Matt Shelton affermando che "prima del 2021 non sono mai stati trovati cilindri intravascolari anomali". Secondo il lavoro pubblicato, queste strutture elastiche e ramificate, descritte da imbalsamatori e clinici a partire dall’inizio della campagna vaccinale di massa, rappresenterebbero una forma patologica distinta rispetto ai comuni trombi.
Vaccino Covid, dr John Campbell: "Prima del 2021 mai trovati cilindri intravascolari anomali"- lo STUDIO di Rapley e Shelton
Dal 2021, in coincidenza con l’introduzione su larga scala dei sieri contro il Covid prodotti da Pfizer e Moderna, imbalsamatori e medici in diversi Paesi hanno segnalato il ritrovamento di cilindri intravascolari bianchi, elastici e lunghi fino a 25 centimetri. Proprio nel 2021 gran parte della popolazione fu obbligata a vaccinarsi con questi preparati e, negli anni successivi, quella applicazione è stata oggetto di condanne e rilievi critici in vari studi scientifici e decisioni giudiziarie. Il nesso causale tra vaccini Covid ed effetti avversi come eventi trombotici, miocarditi e altre gravi reazioni è stato ufficialmente riconosciuto in più sedi.
La trilogia di studi coordinata dai ricercatori neozelandesi Bruce Rapley e Matt Shelton, sostenuta anche dall’organizzazione New Zealand Doctors Speaking Out with Science, ha analizzato in modo sistematico queste strutture denominate AIC, cilindri intravascolari anomali. L’obiettivo era stabilire se si trattasse di semplici coaguli post mortem o di un’entità patologica nuova.
Nel primo lavoro, dedicato a morfologia e istologia, gli autori descrivono strutture allungate, ramificate, capaci di adattarsi al lume vascolare e dotate di una resistenza elastica atipica per i trombi convenzionali. L’esame istologico ha evidenziato una densa laminazione fibrinosa con linee di Zahn intermittenti, segno di formazione in presenza di flusso ematico attivo. Allo stesso tempo, risultano quasi del tutto privi di globuli rossi e piastrine integri, una caratteristica che li distingue sia dai trombi fisiologici sia dai coaguli post mortem.
Il secondo studio ha approfondito la composizione elementare, rilevando un profilo chimico anomalo con carenza di zolfo, tipico delle proteine, e arricchimento in fosforo. Secondo gli autori si tratterebbe di una matrice ibrida organico inorganica, non assimilabile a un normale coagulo di fibrina.
Nel terzo lavoro, dedicato all’analisi proteomica, è emerso che i cilindri contengono fibrinogeno ma in un rapporto alterato tra le catene alfa, beta e gamma rispetto allo standard 1 a 1 a 1. Inoltre risultano quasi privi di plasminogeno, l’enzima deputato alla degradazione dei coaguli. Un elemento che, secondo Rapley, spiegherebbe la loro persistenza nei vasi sanguigni. Il ricercatore ha dichiarato che "non è solo un grande coagulo di sangue, è un’architettura fondamentalmente diversa" e che la marcata carenza di plasminogeno equivale a costruire una struttura impermeabile alla demolizione.
Le implicazioni sanitarie indicate nello studio sono rilevanti. La presenza di materiale persistente nei vasi, soprattutto nel microcircolo, potrebbe favorire ipossia cronica, danni d’organo, infiammazione e disfunzioni acute e croniche. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori analisi biochimiche e molecolari per chiarire i meccanismi alla base di queste formazioni.