Vaccino Covid, "danni sottostimati, tasso eventi avversi gravi 465 volte più alto rispetto a quello riportato da Aifa" - Report Università Studi Firenze

Szumski: "Lo studio rivela che la sorveglianza passiva è inefficace, così come sarebbe stata inefficace la vaccinazione obbligatoria di massa perché i dati sono stati spesso utilizzati per giustificare misure come il Green Pass"

Secondo un report del Dipartimento di statistica dell'Università degli Studi di Firenze sui vaccini Covid, il tasso di eventi avversi gravi sarebbe 475 volte superiore a quello riportato dall'Aifa. Il working paper, redatto da otto esperti, tra docenti e ricercatori, si intitola: "L'informazione statistica sui vaccini anti Covid 19. Il caso Italia tra errori, mistificazioni e omissioni". Nel testo, gli autori rivelano che le istituzioni e le agenzie preposte hanno divulgato dati viziati da "gravi errori di metodo, nonché da ambiguità e mancanza di chiarezza. In taluni casi, poi, si è omesso di far conoscere dati di fondamentale importanza ai fini di certe valutazioni, mentre in altri si è assistito a un utilizzo platealmente fuorviante dei dati stessi". 

Vaccino Covid, "danni sottostimati, tasso eventi avversi gravi 465 volte più alto rispetto a quello riportato da Aifa"

Il capogruppo di Resistere Veneto a palazzo Ferro Fini, Riccardo Szumski, ha sottoposto all'assessore regionale alla sanità, Gino Gerosa, la ricerca del Dipartimento di statistica dell'Università degli Studi di Firenze sui vaccini Covid. Secondo quanto emerso, il tasso di eventi avversi gravi sarebbe di "gran lunga superiore" rispetto a quello riportato dall'Aifa. Il tasso pubblicato nel Rapporto Vaccini 2023 sottostimava di circa 78 volte l'unico valore affidabile attualmente disponibile. Sarebbero 5.070 gli eventi avversi gravi ogni 100mila dosi somministrate (tra quelli noti, perché molte persone non hanno segnalato effetti avversi e il numero è ancora sottostimato), un tasso 465 volte più alto rispetto a quello riportato da Aifa. 

Szumski ha spiegato: "Alla luce di questi dati credo sia sempre più urgente mettere all'ordine del giorno la mozione presentata da me e dal collega Davide Lovat sull'attivazione di ambulatori per coloro che dichiarano di aver subito danni dai vaccini Covid-19. Lo studio rivela che la sorveglianza passiva è inefficace. Così come sarebbe stata inefficace la vaccinazione obbligatoria di massa perché i dati sono stati spesso utilizzati per giustificare misure come il Green Pass. Nella quasi totalità dei documenti ufficiali e dei rapporti divulgativi si è fatto riferimento esclusivo alla riduzione del rischio relativo (RRR), trascurando la riduzione del rischio assoluto (ARR). Mentre la RRR misura la percentuale di casi evitati tra i soggetti che senza vaccino sarebbero “destinati” ad ammalarsi, l’ARR quantifica il beneficio effettivo nella popolazione generale, ovvero la percentuale di individui che il vaccino protegge indipendentemente dalla loro suscettibilità alla malattia. I valori di RRR risultanti dai primi due mesi di sperimentazione sono stati piuttosto elevati (95% Pfizer, 94% Moderna, 67% AstraZeneca), quelli di ARR si sono attestati intorno all’1%, il che implica che per prevenire un singolo caso di malattia è necessario vaccinare circa 100 persone (Number Needed to Vaccinate - NNV). Il fatto che le comunicazioni istituzionali abbiano enfatizzato la RRR, oscurando completamente l’ARR e il NNV, ha contribuito a una rappresentazione distorta dei benefici vaccinali, suggerendo un’efficacia sostanzialmente maggiore rispetto a quella che emerge da un’analisi più completa e trasparente dei dati disponibili".

"Infine - conclude Szumski - riporto quanto scrivono gli autori del Rapporto, perché questo motiva la nostra richiesta all'assessore Gerosa di non utilizzare come riferimento i dati Aifa per stimare i danneggiati da vaccino Covid-19 in Veneto. Dobbiamo utilizzare un metodo regionale, concreto ed efficace. L’utilizzo di procedure non corrette da parte di Aifa, come quelle qui evidenziate e quelle che descriviamo nei paragrafi successivi, minano seriamente la credibilità dell'Agenzia nel suo ruolo di garante di un’informazione trasparente, completa, imparziale e scientificamente fondata in ambito vaccinale. Questo problema di credibilità è ancor più grave se inquadrato nell’ambito del possibile conflitto di interessi strutturale in cui opera Aifa per il fatto di finanziarsi con le autorizzazioni da essa erogate alle case farmaceutiche. Inoltre, Aifa si appoggia a Ema (Ente Europeo dei Medicinali), che a sua volta ha lo stesso problema, dal momento che oltre il 90% del suo budget proviene dalle tasse e dagli oneri versati dalle stesse aziende farmaceutiche coinvolte nelle procedure di farmacovigilanza. L’Ema, infatti, richiede il pagamento di una tassa per esaminare le richieste di chi vuole immettere un farmaco nel mercato, per fornire pareri scientifici, effettuare ispezioni o definire il limite massimo di residui. È la classica situazione paradossale in cui il controllore dipende economicamente dai soggetti che dovrebbe controllare: un conflitto di interessi da risolvere, ripensando radicalmente il sistema premiante di questi, come di tanti altri attori in ambito sanitario".