Vaccino Covid, proteina Spike rimane in cranio, midollo osseo e cervello causando infiammazione, cefalee, disturbi cognitivi e mentali - lo STUDIO tedesco

Nuove evidenze indicano che la persistenza della proteina Spike tra cranio, meningi e cervello possa alimentare neuroinfiammazione e sintomi come cefalee, disturbi cognitivi e mentali

Uno studio tedesco, intitolato "Persistence of spike protein at the skull-meninges-brain axis may contribute to the neurological sequelae of COVID-19" e condotto da un team di 28 scienziati capitanati dal ricercatore Zhouyi Rong, ha fatto emergere una possibile correlazione fra il vaccino Covid e sintomi come infiammazioni, disturbi psicologici e cognitivi. In particolare, il report ha collegato il fatto che, dopo l'inoculazione, la proteina Spike permane in alcune parti anatomiche, come il cranio, le meningi, il midollo osseo e il cervello, portando a infiammazione permanente, cefalee, disturbi cognitivi e mentali.

Vaccino Covid, proteina Spike rimane in cranio, midollo osseo e cervello causando infiammazione, cefalee, disturbi cognitivi e mentali - lo STUDIO tedesco

La persistenza della proteina Spike nell’organismo potrebbe essere una delle chiavi per comprendere le sequele neurologiche del Covid. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Cell Host & Microbe, guidato dal ricercatore Zhouyi Rong e condotto da un team di 28 scienziati affiliati a importanti istituzioni europee e internazionali, tra cui la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, l’Università di Lipsia, l’Università Medica di Amburgo-Eppendorf e l’Helmholtz Zentrum München, con contributi anche da Stati Uniti, Cina, Danimarca e Turchia.

La ricerca si concentra su una regione finora poco esplorata: l’asse cranio–meningi–cervello, un’interfaccia anatomica e immunologica che collega le ossa del cranio, il midollo osseo, le meningi e il sistema nervoso centrale. Secondo gli autori, proprio in questo asse la proteina Spike del vaccino Covid può persistere per settimane o mesi.

Attraverso modelli sperimentali e analisi neuropatologiche, il team ha rilevato la presenza prolungata di Spike associata a attivazione della microglia, aumento di citochine pro-infiammatorie e segni di neuroinfiammazione cronica a bassa intensità. Un quadro compatibile con molti dei sintomi riportati da persone che denunciano effetti avversi, come annebbiamento cognitivo (“brain fog”), cefalea persistente, disturbi della memoria, affaticamento mentale e alterazioni dell’umore.

Le meningi, spiegano i ricercatori, non sono semplici membrane protettive, ma un tessuto immunologicamente attivo. La persistenza della Spike in questa zona potrebbe mantenere uno stato di stimolazione immunitaria continua, alterando il dialogo tra sistema immunitario periferico e cervello. Questo meccanismo fornirebbe una spiegazione biologica plausibile alla durata e alla variabilità dei sintomi neurologici post vaccinazione.

Gli autori sottolineano che non si tratta di una prova definitiva di causalità, ma di un meccanismo coerente con osservazioni cliniche e con studi precedenti che hanno documentato la persistenza di componenti virali in diversi organi. Viene inoltre chiarito che la persistenza riguarda proteine virali e non implica contagiosità.