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Vaccino obbligatorio e consenso informato: "Il rifiuto alla somministrazione in assenza di sottoscrizione a un soggetto gravato da obbligo vaccinale è illegittimo"

Di seguito alcune nozioni indispensabili per una corretta comprensione del mio parere pro veritate

Di Alfredo Tocchi

06 Gennaio 2022

Vaccino Covid

Vaccino Covid (fonte foto Lapresse)

In merito a obbligatorietà del vaccino e consenso informato, mi hanno domandato un parere pro veritate sulla legittimità della richiesta di sottoscrizione del “Consenso Informato Medico” avanzata dal Direttore Responsabile di un Hub vaccinale nei confronti di un soggetto over 50 e come tale gravato da obbligo vaccinale a decorrere da oggi 6 Gennaio 2021.

Vaccino obbligatorio e consenso informato

Riassumo in maniera estremamente sintetica alcune nozioni indispensabili per una corretta comprensione del mio parere pro veritate: Il Consenso Informato Medico è il documento che attesta (di norma mediante la sua sottoscrizione, ma la legge 219/17 prevede anche altre modalità, al fine di permettere l’espressione anche da parte di pazienti che siano inabili a firmare) che il Paziente - dopo che gli sono state presentate una serie specifica di informazioni, rese a lui comprensibili da parte del medico o equipe medica - decide in modo libero e autonomo se iniziare o proseguire il trattamento sanitario previsto (legge 219/17, art.1 commi 2 e 3). Con la propria firma, il Paziente manifesta il suo assenso (completo o parziale) a sottoporsi al trattamento proposto dal Medico.

L’articolo 32 della Costituzione italiana recita: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Inutile aggiungere che la tutela della salute (del singolo e della collettività) è uno dei diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione, come è inutile aggiungere che il fatto che tale diritto sia disciplinato all’Art. 32 non significa che altri diritti – disciplinati in articoli precedenti - siano prevalenti.

Accenno soltanto – per non lasciare spazio a dubbi interpretativi del mio parere – che il nostro ordinamento consente al legislatore di somministrare trattamenti sanitari anche d’imperio (a titolo di esempio cito i TSO, trattamenti Sanitari Obbligatori).

Per la medesima ragione, accenno al fatto che l’obbligo vaccinale – formalmente legittimo – potrebbe tuttavia essere giudicato illegittimo ove si rivelassero assenti i presupposti per l’imposizione, che è un’eccezione rispetto al principio della volontarietà dei trattamenti sanitari sancito i) dall’articolo 1 della Legge 13 maggio 1978 n. 180; ii) nella stessa Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (Legge 23 dicembre 1978 n. 833) che, all’articolo 33, stabilisce che gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori devono essere accompagnati da iniziative volte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato e iii) dalla Legge n. 145 del 28 marzo 2001 con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997 sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina.

Proprio la Convenzione di Oviedo dedica alla definizione del Consenso Informato Medico il Capitolo II, articolo 5, in cui viene fissato quale regola generale che: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”.

Rimandando le mie conclusioni al termine del parere, riassumo quali siano le conseguenze giuridiche della sottoscrizione del Consenso Informato Medico per il sottoscrittore e i suoi aventi causa.

Con l’ordinanza numero 8163.2021, resa dalla III Sezione civile della Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi su un caso di lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente per violazione del consenso informato, i Giudici hanno affermato il principio che: “In tema di responsabilità professionale del medico, in presenza di un atto terapeutico necessario e correttamente eseguito dal quale siano tuttavia derivate conseguenze dannose per la salute, ove tale intervento non sia stato preceduto da un’adeguata informazione del paziente circa i possibili effetti pregiudizievoli non imprevedibili, il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute solo se il paziente dimostri, anche tramite presunzioni, che, ove compiutamente informato, egli avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento, non potendo altrimenti ricondursi all’inadempimento dell’obbligo di informazione alcuna rilevanza causale sul danno alla salute” (Cass., 3, n. 2847 del 9/2/2010; Cass., 3 n. 2998 del 16/2/2016; Cass., 3, n. 26827 del 14/11/2017).

Sul punto, come è noto, la giurisprudenza di questa Corte è del tutto consolidata nel senso di configurare il diritto all’autodeterminazione quale diritto autonomo e distinto rispetto al diritto alla salute e nell’individuarne il fondamento negli artt. 2, 13 e 32 Cost. (Cass., 3, n. 28985 dell’11/11/2019; Cass., 3, n. 16892 del 25/6/2019; Cass., 3, n. 19199 del 19/7/2018; Cass., 3, n. 17022 del 28/6/2018), ma è altresì consolidata nel richiedere un giudizio controfattuale su quale sarebbe stata la scelta del paziente ove fosse stato correttamente informato atteso che, se avesse prestato senza riserve il consenso a quel tipo di intervento, la conseguenza dannosa si sarebbe dovuta imputare esclusivamente alla lesione del diritto alla salute determinata dalla successiva errata esecuzione della prestazione professionale, mentre, se egli avesse negato il consenso, il danno biologico scaturente dalla inesatta esecuzione della prestazione sanitaria sarebbe riferibile “ab origine” alla violazione dell’obbligo informativo e concorrerebbe unitamente all’errore relativo alla prestazione sanitaria alla sequenza causale produttiva della lesione della salute quale danno conseguenza (Cass., 3, n. 28985 dell’11/11/2019)”.

Il rilascio o meno del Consenso Informato Medico ha dunque precise conseguenze giuridiche, la più rilevante delle quali è l’accettazione dei rischi noti e correttamente evidenziati. Dall’accettazione derivano – nelle ipotesi peggiori: danno alla salute o decesso conseguenti al trattamento sanitario – conseguenze sui diritti esercitabili.

Concludo: in virtù delle norme citate, la richiesta di sottoscrizione del “Consenso Informato Medico” avanzata dal Direttore Responsabile di un Hub vaccinale nei confronti di un soggetto over 50 e come tale gravato da obbligo vaccinale a decorrere da oggi 6 Gennaio 2021 è da considerarsi illegittima.

Il rifiuto da parte dal Direttore Responsabile di un Hub vaccinale di somministrare il vaccino in assenza di sottoscrizione a un soggetto over 50 e come tale gravato da obbligo vaccinale a decorrere da oggi 6 Gennaio 2021 è parimenti illegittimo.
Questo è il mio parere pro veritate.

Milano, 6 Gennaio 2021

Di Alfredo Tocchi

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