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Vaccino e terapie per il Covid. Non si parla abbastanza di terapie domiciliari

Alleggerire il peso sulle strutture sanitarie ed iniziare a ragionare in termini di curabilità dell’infezione. Mentre ancora oggi si continua a far affidamento solo sulla prevenzione

22 Settembre 2021

Vaccino e terapie per il Covid. Non si parla abbastanza di terapie domiciliari

Terapie domiciliari

Un'opinione diversa dal solito, quella di Piero Andreuccetti che riportiamo volentieri per affrontare un tema così delicato da tutte le angolazioni possibili. Finora concrete iniziative per il cambiamento se ne sono viste poche o nessuna. Al contrario, da parte di tutto il potere costituito si continua in vario modo ad alimentare un clima di emergenza senza fine

Un esempio

Durante la I Guerra Mondiale sono state combattute 12 “Battaglie dell’Isonzo” nel periodo 6/1915 – 11/1917.

Già dopo i primi quattro scontri si iniziò a capire che dal punto di vista strategico non era poi così importante combattere in quel modo ed in quell’area, però le perdite in termini di uomini e di mezzi erano già notevoli, cambiare strategia avrebbe significato ammettere di aver sprecato vite umane e mezzi. Ed allora si andò avanti fin quando alla dodicesima battaglia, quando anche in conseguenza del genio militare dell’allora Ten. Erwin Rommel (il Feldmaresciallo della Wehrmacht noto come la “Volpe del Deserto” nella II Guerra Mondiale, poi indotto al suicidio nell’ottobre 1944 a seguito del fallito attentato ad Hitler nel luglio 1944), l’esercito austriaco rinforzato da unità tedesche operò lo sfondamento del fronte a Caporetto … e la serie di battaglie fu giocoforza interrotta.

Risultato dell 12 battaglie dell’Isonzo: almeno 400.000 morti sul campo ed oltre 600.000 feriti

Cambiare in itinere
Questo è un esempio di come cambiare in itinere sia difficile, e lo diventi sempre di più man mano che si va avanti con l’impostazione iniziale, poco importa se questa risulta non corretta, in tutto o in parte.

L'epidemia di Covid

Quando l’epidemia di Covid è esplosa, nel marzo 2020, i vertici delle nostre strutture sanitarie, insieme al Governo, hanno scelto da subito la via dei lockdown per limitare la pandemia, in attesa che si rendesse disponibile un vaccino che ci immunizzasse dal virus. L’ipotesi di promuovere delle cure efficaci per il Covid da somministrare prima della ospedalizzazione non è stata considerata ed anzi, i numerosi medici che hanno provato a svilupparle sono stati a più riprese, e con metodi sempre più spregiudicati, censurati, osteggiati e ridicolizzati.

L’efficacia di queste cure, da somministrare nella fase iniziale dell’infezione ed a domicilio, è stata rappresentata al Ministero della Salute già a partire da fine aprile 2020 (dopo solo due mesi di pandemia!), ma aperture non ce ne sono state: anzi, il potere costituito in campo sanitario (cioè Ministero Salute, Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Istituto Superiore Sanità (ISS), il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) istituito ad hoc per questa pandemia, etc.), mentre da un lato ha evitato di prendere in considerazione le evidenze dei buoni risultati delle cure precoci a domicilio, dall’altro ha prodotto normativa e favorito articoli “scientifici” che scoraggiassero e screditassero le suddette cure precoci.

Rimozione e denigrazione

Tristemente nota in questo senso è la circolare ministeriale che per le persone positive al Covid in isolamento domiciliare prescrive “Paracetamolo e vigile attesa”, con successivo ricovero in ospedale (e che Dio ci aiuti!) in caso di aggravamento. E nonostante sia ormai abbastanza noto che nella fase iniziale dell’infezione Covid sia preferibile evitare la Tachipirina, la quale tiene bassa la febbre ma proprio in questa sua azione, non essendo un antinfiammatorio, agevola la moltiplicazione virale, Ministero, AIFA etc. non hanno cambiato il loro atteggiamento, e di fatto continuano a puntare solo sui vaccini, cercando di fare terra bruciata intorno all’alternativa costituita dalle cure precoci domiciliari. In proposito, non sfugge come questa campagna di rimozione e denigrazione delle terapie precoci sia stata organizzata e venga gestita assai bene, vista la voce quasi unica con la quale i media main stream supportano in ogni modo la scelta governativa, impedendo contraddittori degni di questo nome, e dando spazio a personaggi che non esitano ad indirizzarsi con epiteti irripetibili verso chi cerca di portare avanti e difendere un approccio non esclusivamente basato sul vaccino.

Cambiare in itinere, come si diceva, è difficile

Ma proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto accadere se nei 10 mesi intercorsi fra lo scoppio della pandemia e la disponibilità dei primi vaccini il potere costituito avesse preso in considerazione anche lo sviluppo e l’adozione delle tuttora ostracizzate cure domiciliari precoci.

Bene. Tenuto conto che queste terapie sembrano funzionare nonostante tutto, come emerso anche nel sorprendente International Covid Summit tenutosi nei giorni 12-14/09/2021 a Roma, se il potere costituito ne avesse accompagnato lo sviluppo attraverso un lavoro di analisi, confronto e produzione normativa, adesso sarebbero disponibili dei protocolli ufficiali di cura a disposizione di medici di base ed ospedali che permetterebbero di curare tempestivamente, a casa loro, i pazienti che mostrano sintomi di infezione da Covid.

Questo significherebbe alleggerire il peso sulle strutture sanitarie ed iniziare a ragionare in termini di curabilità dell’infezione, laddove ancora oggi si continua a far affidamento solo sulla prevenzione attraverso i vaccini e le cautele nei comportamenti (peraltro da non abbandonare). In questo modo verrebbe meno l’accusa rivolta ai non vaccinati di ingolfare le strutture sanitarie caricandole di oneri eccessivi a scapito di altri pazienti/patologie, e con essa tutte le odiose proposte di escludere questa parte della popolazione dalla fruizione dell’assistenza sanitaria e di altri diritti sui quali neanche si dovrebbe discutere.

Inoltre, col ragionare in termini di curabilità dell’infezione si semplificherebbero le procedure di accesso al lavoro, nelle scuole, nelle Università … senza dover far ricorso al sistema di pseudo semplificazione, accettato anche da imprenditori e giovani come unico mezzo praticabile per garantirsi rispettivamente la possibilità di produrre e fare vita sociale, costituito dal Green Pass. A sua volta, con l’eliminazione di questo lasciapassare, verrebbe meno la alquanto laida campagna mediatica che nel fomentare la radicalizzazione fra favorevoli e contrari a un simile strumento, favorisce lo svilupparsi di un pericoloso odio sociale anche in settori diversi da quello strettamente sanitario.

Le terapie precoci

E’ evidente che la disponibilità e l’impiego di queste terapie precoci per la cura dell’infezione da Covid costituirebbe un formidabile strumento per il ritorno ad una vita libera e “normale”, molto diverso dal Green Pass che in parte assolve allo stesso scopo ma è marchiato da uno stigma di coercizione che col concetto di libertà proprio non va d’accordo. Il tutto senza niente togliere alla possibilità di utilizzare i vaccini, cui tutti devono continuare ad aver diritto.

E se è vero che cambiare approccio è difficile, l’ottimismo della ragione ci indica che non è mai troppo tardi per provarci. Ed in questo caso, per farlo, basterebbe che il potere politico sollecitasse gli organi di governo della Sanità a prendere in considerazione concretamente, e non solo col sistema della rimozione/denigrazione, anche gli approcci terapeutici precoci, non solo in ambiente ospedaliero, al Covid. Chiedendo ovviamente conto dei risultati di questa sollecitazione …

Sembra semplice, ma non lo è. Come dimostrato dal fatto che finora concrete iniziative per il cambiamento suddetto se ne sono viste poche o nessuna. Al contrario, da parte di tutto il potere costituito si continua in vario modo ad alimentare un clima di emergenza senza fine, basato sull’aut aut “o lockdown o vaccino” declinata a mezzo del Green pass, emergenza che non è certo la via più efficiente per riportarci ad un sereno ed operoso vivere civile.

Nessun complottismo

Questo atteggiamento dei gruppi dirigenti, senza voler indulgere in complottismi vari, ivi incluse troppo facili accuse di cedimenti generalizzati alle presunte e  potenti pressioni operate da Big Pharma, risulta di difficile comprensione; addirittura sembra impossibile che nessun gruppo politico abbia colto a pieno le possibilità offerte dalle cure precoci domiciliari per consentire un ritorno al normale senza infingimenti, e che solo alcuni gruppi, per giunta in modo velleitario, abbiano cercato di opporsi alle varie sottrazioni di diritti cui abbiamo assistito in questi (quasi) due anni, col prevedibile risultato di non riuscire a suscitare un dibattito serio e vero su dette terapie.

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