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Vaccino Covid, Figliuolo: "Dal 20 settembre terza dose". Scienziati su Lancet: "Bastano le prime due"

Un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell'Agenzia del farmaco americana Fda, hanno scritto su 'The Lancet' che "la terza dose non serve"

13 Settembre 2021

Vaccino Covid, Figliuolo: "Dal 20 settembre terza dose". Scienziati su Lancet: "Bastano le prime due"

Fonte: lapresse.it

La terza dose di vaccino anti Covid è in programma a partire dal 20 settembre, ma "non servirà a tutti". Stando infatti ai dati attualmente disponibili sull'efficacia del vaccino, la necessità di una terza dose non è per tutta la popolazione. È la conclusione a cui sono arrivati un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell'Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su 'The Lancet'. Eppure, il Governo e il  commissario straordinario per l'emergenza Figliuolo tirano dritto. "Si parte il 20 settembre con i più fragili", e poi si vedrà. In pratica, come al solito, il Governo non ha risposte e, senza aspettare una reale emergenza o nuovi dati, va avanti giusto per far vedere che sta facendo qualcosa.

Vaccino Covid, Figliuolo: "Dal 20 settembre terza dose"

Gli autori dell'analisi hanno spiegato che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l'efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere "non appropriate" dosi vaccinali di richiamo per tutti. I ricercatori, per arrivare a questa conclusione, hanno analizzato le evidenze prodotte da studi. In media, hanno scoperto, la vaccinazione anti-Covid mostra un'efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico e un'efficacia superiore all'80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti.

"La minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave", hanno iniziato gli scienziati. "Presi nel loro insieme - afferma Ana-Maria Henao-Restrepo dell'Oms, autrice principale della revisione - gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l'obiettivo primario della vaccinazione" anti-Covid. "La fornitura limitata di questi vaccini salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi" di Covid "e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un 'booster' potrebbe produrre un certo beneficio", questo "non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati - avverte l'esperta - Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l'ulteriore evoluzione delle varianti".

Gli autori della pubblicazione osservano infine che, "anche se i livelli di anticorpi nelle persone vaccinate diminuiscono nel tempo, ciò non comporta necessariamente una riduzione dell'efficacia dei vaccini contro la malattia grave". Questo potrebbe essere dovuto a un fattore: la protezione contro la patologia grave avviene non solo attraverso le risposte anticorpali, ma anche grazie ad altre forme di immunità più durature (immunità cellulo-mediata). Quindi, se dosi aggiuntive si somministreranno, "sarà necessario identificare circostanze specifiche in cui i benefici superano i rischi", concludono i ricercatori.

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